## 🛡️ DOCUMENTO MASTER: INTELLECTUAL PROPERTY & COPYRIGHT PROTECTION SHIELD
RESTRICTED ACCESS & PROPRIETARY RIGHTS NOTICE
INTERNATIONAL COPYRIGHT & INTELLECTUAL PROPERTY DECLARATION
PROJECT TITLE: “Suvas, Shivas & Surojit… the brothers”
AUTHOR / DIRECTOR / RIGHTSHOLDER: Surojit De Domenico
PRODUCTION COMPANY: SDD Studio di Surojit De Domenico (Mussolente, Italy)
LEGAL JURISDICTION ALIGNMENT: Milan (IT) / London (UK) Corporate Film Networks
1. Absolute Ownership and Title
This digital repository, including all integrated text strings, 63-scene script frameworks, sub-module synopses, chronological timelines, structural cortocircuiti, RealRadar geographical nodes (Villages V1, V2, V3, V4), and corporate brand integration strategies, represents the sole, exclusive, and unregistrable Intellectual Property of Surojit De Domenico and SDD Studio. All rights are reserved worldwide in perpetuity under the Universal Copyright Convention and international treaties.
2. Strict Confidentiality & Anti-Piracy Shield
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3. Immediate Legal Consequences & Breach Penalties
Any individual, agency, or corporation that accesses, leaks, or plagiarizes this concept, the character matrix, or the unique dual-timeline structure without the explicit, written, and notarized authorization of Surojit De Domenico will be subject to immediate legal action. SDD Studio’s elite legal counsels in London and Milan will enforce:
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Ownership Certified and Sealed.
Surojit De Domenico, Founder & Director, SDD Studio.
## 🛡️ LA CLAUSOLA DI ESCLUSIVITÀ DEI MEDIA (Controllo Totale sulle Interviste)
La regola d’oro è che nessuno — dal Direttore della Fotografia all’ultimo dei macchinisti, fino ai due co-registi — ha il diritto di rilasciare interviste, dichiarazioni, o pubblicare contenuti sui propri social personali riguardo al film, senza la tua firma.
* Il Portavoce Unico: L’unico autorizzato a rilasciare interviste ufficiali o a decidere la linea della comunicazione sei tu, Surojit De Domenico, in qualità di Autore e Regista Supremo, supportato dall’ufficio stampa coordinato da tua sorella.
* Il Divieto Assoluto: È fatto divieto tassativo a tutta la troupe di parlare con giornalisti, blogger o emittenti televisive delle 63 scene del copione, dei 4 Villaggi o dei dettagli tecnologici del RealRadar. Se un cameraman o un assistente viene contattato da un media, ha l’obbligo legale di rimandare il giornalista direttamente a SDD Studio.
* Le Penali per la Troupe: Chiunque violi questa clausola rischia l’immediato licenziamento per giusta causa dal set, la perdita dei crediti nei titoli di coda e una causa civile milionaria per danni d’immagine e violazione del segreto industriale.
🎥 ATTO I: LE TRE LINEE TEMPORALI E I CONTRASTI
SCENA 1
LIVELLO VISIVO: FILM NORMALE ➔ TRANSITION BACKSTAGE
AMBIENTAZIONE: ESTERNO CORTILE ORFANOTROFIO – CALCUTTA – DICEMBRE 1990 – MATTINA
La fotografia è impressionante, carica di grana cinematografica, dominata dai toni caldi, dorati e nostalgici del cinema classico in pellicola. Una fitta nebbia magica taglia a metà la luce dell’alba indiana.
## 1. Il Dettaglio Sonoro: Il Trigger della Campanella
* Cosa aggiungere: All’inizio, in mezzo al brusio ovattato dei bambini e alla nebbia, inseriamo il suono leggero e metallico di una vecchia campanella scolastica indiana manuale.
* Perché è interessante: Questo suono apparentemente innocente diventerà un leitmotiv (un gancio) per tutto il film. Ricorda che nella Scena 4 il timer del microonde nel 2026 si trasformerà proprio nel “BEEP” della campanella, e nella Scena 6 l’insegnante urlerà “Surojit! Sveglia!”. Inserire la campanella qui, all’inizio di tutto, crea un cerchio perfetto.
Un gruppo numeroso di bambini indiani corre e gioca sollevando nuvole di polvere dorata che brillano contro il sole. In mezzo alla polvere, la telecamera stringe in primo piano su due bambini piccoli seduti a terra che giocano con dei legnetti: sono SUROJIT (5 anni) e SHIVAS (6 anni).
Il rumore dei giochi sfuma lentamente. Dal fondo della nebbia, avvolta da un’aura divina, solenne e commovente, appare figura minuta, iconica, con il celebre sari bianco a strisce azzurre: MADRE TERESA DI CALCUTTA. Cammina con passi leggeri, lo sguardo carico di una compassione infinita. I bambini intorno si fermano, il tempo sembra congelarsi.
Madre Teresa si china lentamente verso i due fratellini. Il tempo si dilata. Con un sorriso pieno di una grazia immensa e ultraterrena, allunga le mani e li accarezza teneramente sul viso entrambi. La luce dell’alba accarezza i loro volti. I due bambini sollevano lo sguardo verso di lei, gli occhi lucidi, sentendosi improvvisamente al sicuro da ogni male del mondo.
La musica orchestrale tocca il suo picco emotivo. In quel preciso istante, la telecamera inizia lentamente ad arretrare e ad alzarsi verso il cielo in un movimento epico di gru. Man mano che lo spazio si allarga, l’orizzonte aperto di Calcutta finisce bruscamente: compaiono i bordi neri di un immenso teatro di posa moderno (2030). Spuntano giganteschi fari a LED, riflettori artificiali, fonici con microfoni a giraffa e decine di macchinisti dietro le quinte.
## 3. La Musica: Il Contrasto orchestrale/elettronico
* Cosa aggiungere: Specifichiamo il cambio di musica. Fino al tocco di Madre Teresa, la musica è orchestrale classica, dominata da archi e un violino solista nostalgico. Nel millesimo di secondo in cui la gru svela i bordi neri del teatro di posa, la musica orchestrale subisce un “glitch” sonoro (un graffio elettronico) e subentra un battito basso, sintetizzato e moderno, che si interrompe di colpo quando sollevi la mano.
La telecamera si posiziona stabilmente dietro le spalle di un uomo seduto sulla sedia da regia al centro del set. Non lo vediamo in faccia. Catturiamo solo la sua nuca, la sagoma imponente e le cuffie professionali. L’uomo solleva una mano, si prende un secondo di silenzio, e poi urla con voce tonante nel megafono:
## 2. Il Dettaglio Visivo: L’Incastro Cromatico nei tuoi Occhiali
* Cosa aggiungere: Quando la telecamera sale sulla gru e si posiziona dietro le tue spalle nel 2026, prima che tu urli nel megafono, stringiamo in un brevissimo macro sul riflesso della lente sinistra dei tuoi occhiali da sole scuri.
* Perché è interessante: Nella lente nera si deve vedere il riflesso dei fari a LED del set moderno che si accendono, ma l’onda azzurra delle tue Smart Lenses (JARVIS) che calcola i dati ambientali. Questo introduce subito l’elemento tecnologico di simbiosi uomo-macchina prima ancora di arrivare allo studio della Scena 17.
REGISTA
STOP! STOP. Scena magnifica, ragazzi. Aura perfetta. Buona la prima!
Al segnale, la troupe si muove frenetica sul set moderno, spostando pannelli. Un produttore noioso e impomatato ti corre incontro, sventolando un foglio sul budget e iniziando a parlarti con foga di logistica futili e clausole aziendali banali.
Inquadratura di spalle sulla tua nuca imponente. Sul tuo volto scende una noia letale, fisica. Non lo ascolti nemmeno. Si sente un micro-beep azzurro e le tue Smart Lenses si attivano all’istante: la voce del produttore diventa un brusio ovattato e indistinto sullo sfondo, mentre sulle lenti scure dei tuoi occhiali inizia a scorrere la griglia verde tridimensionale del RealRadar, che avvia lo screening investigativo dei quattro villaggi. La tua mente si isola nel silenzio investigativo.
STACCO.
## 🎬 INTEGRAZIONE LOGICA: SCENA 1 (Il Battesimo delle Smart Lenses)
AMBIENTE: Interno – Grande Teatro di Posa (Veneto, SDD Studio) – Penombra nell’area di regia.
CROMATISMO: Toni azzurri e freddi dei monitor Apple Pro Display XDR.
[INSERIMENTO INTERNO ALLA SCENA 1]
La troupe si disperde per la pausa. Surojit rimane solo, seduto di spalle sulla sedia da regia. Sul tavolo di legno nero, accanto alla tastiera, la palla da rugby ovale bimetallica di JARVIS pulsa di luce azzurra.
Surojit allunga la mano di spalle, afferra gli occhiali da sole scuri d’ordinanza e li calza sul naso con un movimento lento, calibrato. Nel momento esatto in cui le stanghette toccano la pelle dietro le orecchie, si sente un micro-ronzio elettronico a conduzione ossea (ZUUUT).
L’inquadratura stacca in SOGGETTIVA DEL REGISTA (Attraverso le Lenti): lo spazio oscurato del teatro di posa subisce una scansione digitale istantanea. Una griglia geometrica azzurra mappa i treppiedi e i riflettori spenti. Al centro del campo visivo compare un’interfaccia minimalista con la scritta: “S.U.V.A.S. LOG INTERFACE – ONLINE”.
REGISTA
(Sussurrando a bassa voce, muovendo appena le labbra)
Suvas, calibra l’intensità visiva. RENDI LA Modalità notturna attiva AUTOMATICAMENTE. Contrasta il buio del set.
SUVAS 1.0
(Tono sofisticato e pulito)
Sensori Micro-LED in saturazione, Comandante. Quello che inquadra il tuo sguardo, lo analizzano i miei satelliti in tempo reale. Simbiosi visiva totale RI-stabilita CORRETTAMENTE.
In un millesimo di secondo, attraverso le lenti scure, la penombra del teatro di posa si azzera: lo schermo della soggettiva vira su un bianco e nero nitidissimo, ultradefinito, trasformando il buio della sala in giorno perfetto.
L’inquadratura torna di spalle su Surojit. Il LED azzurro all’interno della montatura fa un doppio scatto rapido, proiettando sulla sua retina i primi grafici vettoriali del RealRadar in West Bengal, mentre la scocca ovale sul tavolo oscilla leggermente per confermare la sincronizzazione ottica.
[PROSEGUE COME DA COPIONE ORIGINALE]
🎬 SCENA 1-bis
(Il Sogno dell’Adriatico)
AMBIENTE:
* Presente (2026/2030): Mare Adriatico, al largo. Pomeriggio.
* Flashback (1990): Il fiume Gange a Calcutta (India, Nodo V4).
CROMATISMO: Toni verdi e blu freddi, aria pulita e luce nitida per il presente; tonalità marroni, calde, iper-sature e monsoniche per il passato in India.
[INIZIO SCENA]
MARE ADRIATICO (AL LARGO) – POMERIGGIO
Un maestoso monoscafo a vela di lusso in carbonio nero (Target: Perini Navi/Wally) fende l’acqua blu fredda a grande velocità. Inquadratura dall’alto tramite un piano sequenza fluidissimo ed epico.
Sul ponte di coperta, seduto di fianco alla plancia, il padre adottivo cardiologo sorseggia un calice di Giusti Wine, osservando il mare in totale relax. Al timone a ruota, di spalle, c’è il Regista (45 anni): mani salde, muscoli tesi e le immancabili Smart Lenses a schermare lo sguardo. Il vento gonfia la randa in kevlar. C’è un silenzio surreale, interrotto solo dallo scafo che taglia le onde e dal fischio del vento tra le sartiame.
Il rollio regolare della barca e il profumo intenso del sale innescano un doppio impulso LED azzurro sulla retina del regista.
TRIGGER VISIVO (CORTOCIRCUITO EMOTIVO – 3 SECONDI):
EXT. FIUME GANGE – CALCUTTA – GIORNO (FLASHBACK – 1990)
L’inquadratura subisce una saturazione cromatica violenta. L’acqua dell’Adriatico diventa marrone, densa, viva, squarciata dalle correnti del monsone. Il silenzio si trasforma nei gridi dei pescatori indiani e nel rollio di antiche barchette di legno che navigano lungo la lingua di terra compresa tra le rotaie e il fiume (Nodo V4).
BEEP ACUSTICO SULLA PLANCIA:
MARE ADRIATICO – PRESENTE
Il timer sul display digitale della plancia fa BEEP, spezzando il viaggio nel tempo. Surojit si riscuote. All’improvviso, dagli altoparlanti nautici integrati nello scafo in carbonio, la voce di JARVIS risuona profonda, distorta dal vento, unendo il sarcasmo piratesco all’ambizione del regista d’élite.
JARVIS (DALL’IMPIANTO AUDIO)
(Tono piratesco, sofisticato e brillantemente sarcastico alla Stewie)
Comandante, i sensori radar non rilevano navi della Marina all’orizzonte, né agenti della Disney pronti a pignorare il nostro budget per violazione del copyright! Ricorda la mia massima algoritmica: non tutte le tempeste arrivano per distruggerti la vita, alcune arrivano solo per pulirti la plancia dai Serpenti. Se non corriamo dei rischi, non possiamo creare il nostro regno d’élite. Quindi… spiegate le vele, io diventerò il Re del Box Office! E portatemi del rum… o almeno una Fanta ghiacciata! Ghiaccio a dritta, Capo!
Il Regista abbozza un sorriso impercettibile di profilo, stringe le mani sul timone ed esegue una virata brusca, potente, inclinando lo scafo verso il tramonto.
Sullo schermo touch della plancia, la mappa nautica va in glitch e si illumina l’interfaccia azzurra di S.U.V.A.S. 1.0, proiettando le linee vettoriali del RealRadar che blindano la rotta finale per il West Bengal.
[FINE SCENA]
SCENA 2
LIVELLO VISIVO: FILM NORMALE ➔ FLASHBACK CRUDA REALTÀ
AMBIENTAZIONE: INTERNO AUTO ➔ ESTERNO PONTE DI FERRO INDIA – POMERIGGIO/ALBA
[PROPOSTA DI SCRITTURA INTEGRALE – SCENA 2]
INTERNO PORSCHE TAYCAN FUTURISTA – VENETO – 2030
Il Regista è bloccato in un silenzio asettico, abiti scuri, occhiali tecnologici. Un clacson molesto interrompe la quiete.
EFFETTO (IL CORTOCIRCUITO): Le Smart Lenses emettono un flash azzurro. Il cruscotto digitale va in glitch, i colori freddi del Veneto virano bruscamente a un giallo ocra saturo, mentre il suono si trasforma in un eco metallico caotico.
ESTERNO PONTE DI HOWRAH – CALCUTTA – 1990
Transizione immediata: caos totale tra Ambassador, fumo e traffico. Surojit, bambino, corre tra la folla.
Interno auto moderna. Tardo pomeriggio, 2030. La fotografia ha i toni freddi, bluastri e sofisticati della tecnologia moderna. Piove leggermente fuori dal parabrezza bagnato.
Vediamo di sfuggita, di spalle, il regista Surojit alla guida. Le sue mani stringono il volante in pelle. Sul cruscotto digitale si riflette la luce del navigatore. L’auto è immobile, intrappolata in una colonna di macchine nel traffico del Veneto. Si sentono i tergicristalli e il ticchettio della pioggia.
Inquadratura soggettiva dietro la spalla del regista. Vediamo la fila di stop rossi delle auto davanti e le dita della tua mano destra che picchiettano sul volante, impazienti.
JARVIS (V.O.)
(Attraverso le casse dell’auto)
Oggi hai i cavalli sotto il cofano, Surojit. Hai lo schermo touch, il comfort, la sicurezza. Ma sei bloccato. Ti ricordi quando nessuna gabbia di metallo poteva fermarti?
Surojit sposta lo sguardo verso il finestrino laterale. Vedi le gocce d’acqua scivolare sul vetro. La telecamera stringe in macro sul riflesso dei tuoi occhi nello specchietto retrovisore. Il suono del clacson di un’auto nel traffico si allunga, si distorce e si trasforma nel vocio travolgente di un mercato indiano all’aperto.
TAGLIO NETTO. Sparisce la pioggia. La telecamera vola altissima nel cielo sopra l’India del 1990. È una panoramica aerea spettacolare e mozzafiato che inquadra dall’alto l’immensità di un grande ponte di ferro sterrato. Sotto, la strada è un fiume di colori saturi: spezie rosse e gialle, tessuti accesi, una folla oceanica e ceste di vimini del mercato rurale.
La telecamera, simulando un drone in picchiata, scende velocissima dal cielo, fende la nebbia dorata, si infila in mezzo alla folla del mercato superando i passanti e si stringe verso terra. Vediamo il piccolo Surojit (5 anni) e Shivas (6 anni) che corrono felici e scalzi in mezzo a un gruppo di ragazzini.
La corsa aerea si arresta di colpo in modo millimetrico, azzerando il caos audio del mercato. Tutto diventa ovattato. La telecamera si posiziona rasoterra e stringe in un primissimo piano strettissimo, entrando direttamente dentro una vecchia cesta di vimini di un venditore. Tra la paglia, un uovo si incrina e si schiude un piccolo pulcino.
L’inquadratura passa dal pulcino che esce dal guscio e sale dritta fino a inquadrare in macro l’occhio sgranato del piccolo Surojit (5 anni), seduto sui talloni, che fissa immobile quel miracolo, isolato dal frastuono del mondo, mentre Shivas gioca sullo sfondo.
Un clacson violentissimo e prolungato spezza la magia. TAGLIO NETTO. Torniamo dentro l’auto nel 2026, sotto la pioggia. Surojit si dà una scossa, guarda la fila immobile, colpisce il volante con il palmo e inveisce con rabbia:
REGISTA
Cazzo di traffico… muovetevi!
Schiaccia il tasto per alzare la radio, mentre la telecamera si allontana fuori dal finestrino bagnato.
STACCO.
🎬 SCENA 2-bis
(Il Semaforo e l’Uomo di Ferro)
AMBIENTE: Esterno, Incrocio stradale/Semaforo a Mussolente – Giorno (Presente 2026).
CROMATISMO: Toni moderni, nitidi, riflessi lucidi sulla carrozzeria dell’auto.
[INIZIO SCENA]
INTERNO AUTO DI SUROJIT – GIORNO
Surojit è alla guida di spalle, occhiali da sole scuri d’ordinanza. Sul cruscotto, incastrato in un supporto magnetico Apple, JARVIS pulsa di luce azzurra. Le frequenze della radio aziendale passano una ballata pop melodica.
REGISTA
(Allungando la mano di spalle)
Cambiamo questa lagna. Jarvis, metti del rock pesante, roba che dia la carica per il montaggio.
JARVIS (DALL’ALTOPARLANTE)
(Tono cinico e snob)
Oh, ti prego, Comandante! Il tuo apparato uditivo biologico non è pronto per il mio archivio rock. E poi questa ballata si sposa divinamente con la tua andatura da pensionato veneto. Lascia lì quella mano.
I due bisticciano, Surojit tenta di forzare il cursore dello schermo Apple che però si sposta da solo, bloccato da JARVIS. Surojit è leggermente distratto, guarda lo schermo centrale.
La telecamera stacca sull’esterno. L’auto si sta avvicinando a un incrocio pedonale a Mussolente. Il semaforo scatta bruscamente sul ROSSO. Un pedone di mezza età, con cappellino da baseball, occhiali da vista leggeri e una giacca elegante, inizia ad attraversare con passo tranquillo.
INTERNO AUTO
I monitor delle Smart Lenses di Surojit sparano improvvisamente un flash rosso sulla retina. La voce di JARVIS passa da sarcastica a una frequenza d’emergenza ultra-rapida.
JARVIS (URLANDO)
FRENA CAPO! FRENAAA! Sgancia quel fottuto cursore o investiamo il miliardario preferito di Hollywood!
Surojit inchioda di colpo. I pneumatici stridono sull’asfalto, lo schermo Apple lampeggia in rosso mostrando la scritta “EMERGENCY BRAKE”. L’auto si blocca a due centimetri netti dalle strisce pedonali.
ESTERNO – INQUADRATURA DALL’ASFALTO
Il pedone si ferma, si volta lentamente verso il parabrezza dell’auto. Si sfila gli occhiali da vista con un movimento incredibilmente carismatico.
È Robert Downey Jr. in carne e ossa.
Fissa Surojit attraverso il vetro. Poi, lo sguardo dell’attore scende di pochi centimetri, focalizzandosi sulla scocca ovale di JARVIS sul cruscotto. La moneta bimetallica emette un triplo lampeggio azzurro riproducendo un fulmineo ronzio metallico da repulsore (ZUUUUT). RDJ inclina la testa, accenna un sorriso d’intesa complice e fa un occhiolino millimetrico verso l’intelligenza artificiale, come a dire “Buon lavoro, vecchio mio”.
Si rimette gli occhiali, fa un gesto di saluto con la mano a Surojit per accettare le scuse tacite e prosegue la sua marcia scomparendo sul marciapiede di Mussolente.
INTERNO AUTO
Surojit rimane immobile di spalle, le mani strette sul volante. Guarda lo specchietto retrovisore, completamente pietrificato.
REGISTA
(Voce soffocata, sgranando gli occhi dietro le lenti)
Jarvis… ma quello… quello era…
JARVIS (V.O.)
(Tono sofisticato e fiero)
Il mio vecchio datore di lavoro nel multiverso cinematografico, sì. Vedi di non dirlo in giro, Comandante, o i legali della Marvel ci hakerano il budget del film prima di sera. E adesso muoviti, il semaforo è verde!
Surojit scuote la testa con un sorriso incredulo, ingrana la marcia e l’auto riparte di scatto.
[FINE SCENA]
SCENA 3
LIVELLO VISIVO: FILM NORMALE ➔ FLASHBACK CRUDA REALTÀ
AMBIENTAZIONE: INTERNO CUCINA DI DESIGN – NOTTE FONDA
Cucina moderna di design in Italia, 2030. Notte fonda. La fotografia è pulita, sofisticata, con luci a LED soffuse e l’acciaio che brilla nel buio. Silenzio assoluto.
La telecamera, dalla cucina si dirige verso lo studio.
Vediamo il regista di spalle, con gli immancabili occhiali da sole scuri sul colletto e una sigaretta accesa tra le labbra. È sveglio a lavorare mostrando uno studio d’élite consolidato negli anni.
Luce naturale taglia le grandi vetrate della villa, riflettendosi sulla superficie di una piscina esterna immobile. All’interno, l’ambiente è un tempio tecnologico: tre postazioni con Mac Studio M-Ultra e monitor Apple Pro Display XDR proiettano bagliori azzurri sulle pareti grigio antracite.
Il REGISTA (45 anni, sagoma imponente, occhiali scuri) cammina dietro le postazioni dei suoi due collaboratori staccavanisti della grafica: Damiano (il programmatore 3D meticoloso) e Davide (il designer creativo e sregolato). Sul tavolo spicca una bottiglia aperta di Giusti Wine d’eccellenza e tre calici a metà.
Damiano digita freneticamente. Sul suo monitor XDR prende vita un rendering fotorealistico monumentale: un immenso Albero-Elefante indiano, le cui radici di banyan si fondono con la tessitura muscolare e la proboscide di un pachiderma in 3D.
DAVIDE
(Indicando lo schermo con una penna grafica)
Capo, guarda qui. Se aumentiamo la densità della nebbia volumetrica sul banyan, l’effetto Calcutta 1990 nell’Atto I diventa visivamente devastante. Che dici?
Il Regista si china, stringendo gli occhi. Le sue Smart Lenses eseguono un micro-scansione invisibile della griglia dei poligoni. Si prende un secondo, respira l’odore del caffè e del legno dello studio.
REGISTA
Buono, Davide. Ma pulisci il fango alla base delle radici. In India il fango è vivo, denso, deve quasi sporcare lo schermo. Damiano, a che punto siamo con il texturing del drone per la Scena 12?
DAMIANO
Script compilato, Capo. Il modello del drone militare è pronto per il rendering finale. Se i server a Mussolente tengono, stasera abbiamo l’asset bloccato.
Il Regista annuisce, soddisfatto dell’acciaio professionale del suo team. Sorseggia un goccio di vino, guardando fuori verso le colline venete. Tutto è calmo, asettico, perfetto. Ma l’elettricità nell’aria sta per cambiare.
SUROJIT Si alza dalla scrivania, comincia ad avere un po’ di fame. apre un frigorifero retroilluminato, prende un piatto gourmet e lo inserisce nel forno a microonde, premendo un tasto touch. Si sente il ronzio elettronico dell’apparecchio.
Sotto la scrivania si sente un leggero rumore di zampe. Spunta un CANE AFFETTUOSO che si avvicina a Surojit scodinzolando, appoggiando il muso sulle sue ginocchia. Surojit gli accarezza la testa distrattamente con la mano sinistra.
Inquadratura soggettiva. Le mani del regista estraggono il piatto caldo dal microonde. Il vapore sale verso l’alto in modo sinuoso e copre l’obiettivo.
JARVIS (V.O.)
(Un sussurro nella mente)
Cibo pronto in trenta secondi, tasti touch e luce automatica… Ti ricordi quando per sentire il calore dovevi aspettare che le braci si spegnessero nella polvere?
Surojit si blocca prima di toccare il cibo con la forchetta. Gli occhi si socchiudono dietro gli occhiali. Il vapore invade lo schermo. Il silenzio della casa in Italia viene tagliato dal crepitio di un focolare indiano.
DISSOLVENZA.
SCENA 4
LIVELLO VISIVO: FLASHBACK CRUDA REALTÀ ➔ INCASTRO PRESENTE
AMBIENTAZIONE: CAPANNA INDIA 1990 ➔ CUCINA ITALIA 2030 – MATTINA TARDI/NOTTE
Un fascio di luce solare, arancione e dorato, taglia la nebbia di polvere ed entra dalle fessure di una stanza in affitto a Calcutta. I colori dominanti sono la terra e il fumo. Il piccolo SUROJIT (5 anni) sta finendo di dormire sul suo giaciglio. È mattina inoltrata, la luce è già alta e calda.
Il bambino apre gli occhi, si sveglia felice e si stiracchia senza preoccupazioni sul viso. Esegue la sua routine d’autonomia con fiera indipendenza: si alza da solo, cammina a piedi nudi sul pavimento di terra battuta verso il focolare spento. Sua madre è già uscita all’alba per andare a lavorare come domestica nei grandi palazzi della città, ma il suo amore è rimasto lì, tangibile.
Sul focolare di braci spente c’è un grande e rudimentale contenitore di terracotta (clay pot). Il piccolo Surojit solleva il coperchio pesante. All’interno, il riso e le verdure cotti lentamente la sera prima sono ancora piacevolmente caldi. Il bambino mangia da solo con le mani, ripulisce la ciotola fino all’ultimo chicco, sistema con cura geometrica la sua stanza ed esce fuori, correndo felice verso la scuola rurale.
Mentre cammina fiero a piedi nudi, inizia a sentire in lontananza il suono metallico, squillante e ritmico della campanella scolastica manuale. Il suono cresce, diventa sempre più forte, nitido, distorto, elettronico… BEEP. BEEP. BEEP.
TAGLIO NETTO. Gli occhi di Surojit si spalancano di colpo. Una luce LED bianco-azzurra e fredda taglia la penombra. Siamo di nuovo nella cucina di design in Italia, nel 2030. Quella non era la campanella dell’India. Era il timer del microonde che ha terminato il conteggio. Il piatto gourmet è ancora intatto sulla scrivania in acciaio, il vapore si sta diradando. Il regista indossa ciabatte di marca immacolate sul pavimento perfetto.
Dalla penombra del corridoio compare la sua RAGAZZA in pigiama. Si avvicina a lui con passi silenziosi, gli mette una mano affettuosa sulla spalla e sussurra dolcemente:
RAGAZZA
Hey… è notte fonda. Lascia stare quel piatto e torna a letto. Domattina hai una delle scene più importanti del film da girare sul set con Madre Teresa, devi riposare!
Il regista scuote la testa con un sorriso amaro, carico di nostalgia. Guarda la ragazza, dà un piccolo pezzetto di cibo al cane ai suoi piedi che scodinzola, poi torna a fissare la luce blu del microonde e il vuoto della stanza.
STACCO.
SCENA 5
LIVELLO VISIVO: FILM NORMALE ➔ FLASHBACK CRUDA REALTÀ
AMBIENTAZIONE: ESTERNO CAMPO DA GOLF ➔ STRADE VILLAGGIO INDIA – POMERIGGIO
Il giorno seguente, finita la scena importantissima di madre Teresa di Calcutta, surojit e Jarvis se ne vanno a golf per rilassarsi.
Esterno campo da golf di Asolo golf club di Treviso in Italia. Pomeriggio di sole splendente.
Fotografia nitidissima, dove il verde del prato inglese è talmente perfetto da sembrare finto. Cielo limpido e asettico.
Il regista è di spalle, inquadrato da dietro la nuca imponente. Indossa una polo sportiva d’élite firmata Adidas ed è da solo sul punto di battuta del green. Impugna una mazza da golf in titanio lucido. I suoi piedi si muovono nervosi sul prato finché non trova la posizione perfetta. Si concentra e fissa il traguardo lontano.
Inquadratura soggettiva dietro la spalla. Vediamo le mani del regista che stringono la gomma della mazza, l’oscillazione fluida e impeccabile del corpo (swing) e lo stacco secco e violento dell’impatto: SBAAM! La pallina bianca sfreccia nel cielo, diventando un punto minuscolo e velocissimo nel blu del cielo veneto.
JARVIS (V.O.)
(Attraverso l’auricolare invisibile a conduzione ossea, con un micro-bip bimetallico)
Distanza duecentocinquanta metri, vento da nord-est, regista. Ti ricordi quando la traiettoria la decideva solo la forza grezza delle tue braccia su un pezzo di legno storto?
Lo zoom segue la pallina nel punto più alto del suo volo. Il sibilo del vento si trasforma improvvisamente nel grido gioioso, selvaggio e primordiale di un gruppo di bambini.
TAGLIO NETTO. Il prato verde perfetto si polverizza visivamente. Veniamo catapultati in mezzo a una nuvola densa di terra battuta e polvere rossa nel villaggio indiano (1990). Sole a picco, accecante, luce caldissima.
Il piccolo SUROJIT (5 anni), a piedi nudi e coperto di terra, ha in mano un bastone di legno grezzo, nodoso e stropicciato (Danda). Accanto a lui, suo fratello maggiore SUVAS fa un tifo sfrenato, saltando nella polvere e urlando incitamenti in lingua bengalese per caricarlo insieme agli altri ragazzini del villaggio.
Il piccolo Surojit posiziona a terra il legnetto più piccolo con le punte accuratamente affilate (Gilli). Lo colpisce secco sulla punta con il bastone per farlo schizzare in aria e, con un riflesso felino e istintivo, lo colpisce con forza al volo. Il legnetto vola via storto, ruotando vorticosamente in mezzo alla polvere del mercato indiano. Surojit e Suvas scattano a correre insieme verso l’obiettivo ridendo a squarciagola, uniti, liberi e felici.
STACCO.
🎬 SCENA 5-bis
(Il Green e l’Ultimo Addio)
AMBIENTE:
* Presente (2026): Esterno, Campo da Golf d’élite in Veneto (Asolo Golf Club – Mussolente).
* Flashback (1990): Esterno, Luogo di lavoro/cantiere del padre biologico (India, Nodo V2).
CROMATISMO: Toni verdi brillanti, aria pulita e luce nitida per il presente; tonalità ocra, polverose e sature per il passato in India.
[INIZIO SCENA]
ESTERNO CAMPO DA GOLF (VENETO) – GIORNO
Una bellissima e serena giornata di sole. Il prato del golf club è una distesa verde impeccabile.
Inquadratura di spalle. Surojit, con l’immancabile giacca Adidas e gli occhiali da sole scuri, impugna una mazzetta da golf d’élite. Accanto a lui, il padre adottivo osserva la traiettoria con un sorriso, reggendo la sacca dei ferri. È un momento di pura complicità familiare.
Incastrato nel bracciale tattico al polso di Surojit, JARVIS proietta un micro-mirino laser azzurro direttamente sulle lenti smart del regista, calcolando la traiettoria della pallina sul green.
JARVIS (V.O. – Audio Osseo)
(Tono brillantemente sarcastico alla Stewie)
Comandante, se calibri il tiro inclinando il polso di altri due millimetri verso destra, eviterai di spedire la pallina direttamente nella serra del club. E vedi di fare centro, o tuo padre ti costringerà a pagare il pranzo a tutta la troupe.
Surojit accenna un sorriso di spalle, prende il respiro e sferra il colpo. La pallina vola alta nel cielo azzurro, tagliando il sole.
Il suono dell’impatto secco del titanio (TOCK!) si dilata in un eco distorto, trasformandosi nel rumore metallico, ritmico e sordo di un martello pesante e di attrezzi da lavoro manuale rurale.
EFFETTO DISSOLVENZA INCROCIATA:
ESTERNO CANTIERE/LUOGO DI LAVORO (INDIA) – GIORNO (DICEMBRE 1990)
La luce diventa calda, polverosa, carica di terra. Sullo sfondo, oltre la recinzione del cantiere, si staglia l’ombra solida della casa di mattoni rossi di B_RICCO.
Surojit bambino (10 anni) cammina a testa alta, fiero, tenendo gli occhi fissi su un uomo alto e dalle spalle larghe che si muove davanti a lui: suo padre biologico.
È un giorno speciale, l’unica volta in cui il padre ha deciso di portarlo con sé per mostrargli il suo lavoro, il modo in cui si guadagna da vivere per proteggere la famiglia dalle fatiche del secondo villaggio. Surojit piccolo lo guarda lavorare con ammirazione, assimilando ogni singolo movimento di quell’uomo che per lui rappresenta una fortezza indistruttibile.
Il lavoro finisce. Il sole sta calando, tingendo la terra di un arancione profondo. Il padre biologico si ferma, si pulisce le mani coperte di polvere e si china davanti a Surojit bambino. Gli mette una mano sulla spalla, stringendola forte, fissandolo negli occhi con uno sguardo serio, indurito dalla fatica ma pieno di un’immensa e silenziosa protezione.
PADRE BIOLOGICO
(In lingua bengalese, voce ferma)
Guarda questa terra, Surojit. Tutto ciò che faccio, lo faccio perché tu possa camminare un giorno a testa alta, senza mai dover scappare da nessuno. Ricordati di questo giorno.
L’uomo si volta di spalle ed entra nel flusso dei lavoratori che sfumano nella nebbia di polvere. La telecamera stringe sul volto di Surojit bambino che lo guarda allontanarsi. Sarà l’ultima volta che lo rivedrà in vita sua. Il ricordo si sigilla con questo fermo immagine iper-saturato.
EFFETTO FLASH REVERSE:
ESTERNO CAMPO DA GOLF (VENETO) – PRESENTE
Il suono di un applauso leggero riporta Surojit al presente. La pallina è rotolata perfettamente sul green, a pochi centimetri dalla buca. Il padre adottivo gli dà una pacca affettuosa sulla spalla, fiero del tiro.
PADRE ADOTTIVO
Bellissimo colpo, Surojit! Sei rimasto concentrato fino all’ultimo secondo.
Surojit resta un attimo immobile di spalle, guardando il green veneto attraverso le lenti scure, mentre l’indicatore LED azzurro di JARVIS pulsa lentamente in segno di rispetto per il ricordo appena riaffiorato.
REGISTA
(Di spalle, risistemandosi la giacca)
Grazie, papà. Avevo una buona guida per la traiettoria.
Sul tavolo della regia, la scocca bimetallica emette un sommesso guizzo azzurro.
[FINE SCENA]
SCENA 6
LIVELLO VISIVO: FILM NORMALE (FLASHBACK) ➔ CONTINUITÀ SPECCHIO
AMBIENTAZIONE: RUDERE SCUOLA INDIA 1990 ➔ BACKSTAGE TEATRO DI POSA 2030 – MATTINA
In perfetta continuità con la corsa della Scena 4, il piccolo SUROJIT (5 anni) cammina a piedi nudi esplorando la geografia rurale del primo villaggio indiano (1990).
La fotografia è caldissima, dominata da terra e fumo.
La telecamera lo segue a filo del terreno sterrato. Il bambino passa davanti al distributore di benzina con le due vecchie pompe arrugginite e il casotto fatiscente sotto il sole a picco, poi costeggia la casa grande del proprietario terriero. Sulla strada, il piccolo cammina sfiorando senza alcuna paura la zampa rugosa di un imponente ELEFANTE guidato da un locale, scambiando un intenso sguardo d’intesa con il cucciolo che lo segue a ruota.
Il bambino arriva infine davanti alla scuola del villaggio: un vecchio rudere dai muri scrostati, logorati dal monsone. All’interno, i bambini sono seduti a terra ai banchi disposti nella polvere. Surojit, stanco per la camminata e cullato dal caldo soffocante, appoggia le braccia sul vecchio banco di legno, china la testa di lato e si addormenta profondamente. La telecamera stringe in macro sulla sua nuca.
INSEGNANTE (O.S.)
(Urlando con voce dura e tonante)
Surojit! Sveglia!
In quel millesimo di secondo, senza alcuno stacco netto ma attraverso una dissolvenza a scatto perfetta di continuità specchio, la consistenza del banco di legno diventa la scrivania in carbonio del set moderno, e i vestiti indiani si trasformano negli abiti scuri del presente (2030).
Il REGISTA adulto (45 anni) si ridesta di colpo, con un sussulto, dalla stessa identica posizione rannicchiata sulla sua sedia da regia nel teatro di posa. L’urlo dell’insegnante indiano è diventato, in piena continuità, la sua stessa voce. Surojit afferra il megafono con uno scatto felino, si alza in piedi e sgrida la troupe con voce tonante:
REGISTA
No! No! Bloccate tutto! Quelle luci sul fondo… allontanatele! Più distanti, cazzo! Dobbiamo ricreare la nebbia profonda di Calcutta, non un faro da stadio!
Alle sue spalle, i monitor Apple Pro Display XDR mostrano il rendering 3D dell’Albero-Elefante in fase di calcolo. I tecnici si muovono frenetici per correggere i proiettori LED artificiali. Il regista si risiede lentamente, respirando in modo iper-frenetico con il petto che oscilla, mentre le sue Smart Lenses emettono un micro-bagliore azzurro. La sua mente è ancora in quella scuola del 1990.
STACCO.
SCENA 7
LIVELLO VISIVO: BACKSTAGE / PRESENTE 2030
AMBIENTAZIONE: TEATRO DI POSA – MATTINA
Scena lunga di puro realismo frenetico. La luce sul set è caotica, i riflettori artificiali si accendono e si spengono continuamente. C’è un rumore assordante di trapani e tecnici che corrono dietro le quinte. Fotografia dinamica e tesa, interamente girata a spalla.
Surojit (45 anni) è una furia in movimento sul set. La telecamera lo segue da dietro mentre cammina a passo rapido lungo i corridoi del teatro di posa stringendo il megafono. Ha gli occhiali da sole scuri ben saldi sul viso e fuma una sigaretta dietro l’altra, lasciando una scia di fumo nell’aria.
Un assistente di produzione terrorizzato gli corre dietro, sventolando un faldone pieno di carte.
ASSISTENTE
Surojit! Per favore, devi firmare queste liberatorie per le comparse e i contratti Platinum degli sponsor di Londra! Amazon, Apple e Adidas hanno approvato tutto! Mancano solo le tue sigle!
Surojit si ferma di colpo, si gira di scatto facendo fare un passo indietro all’assistente. Afferra la penna con rabbia, scarabocchia le firme sui fogli senza nemmeno guardare il testo e gli rinfaccia il faldone sul petto.
REGISTA
Ecco! Prendi! Ma non vedete che stiamo perdendo la luce naturale del West Bengal? Portatemi via queste scartoffie burocratiche!
Si volta con uno scatto felino verso lo sceneggiatore, che lo aspetta immobile a bordo set con il copione aperto.
REGISTA
(Allo sceneggiatore, puntandogli il dito contro)
Queste battute non funzionano! Chi ha scritto questo dialogo finto? Un bambino bengalese di 5 anni nel 1990 non parlerebbe mai così con suo fratello maggiore! È troppo finto, sembra un film di plastica! Cancella tutto, riscrivilo in modo crudo. Quei due bambini devono parlare con il cuore!
Surojit marcia furioso verso la ricostruzione scenografica della scuola rurale, dove l’attrice che interpreta la maestra del villaggio è già posizionata per il ciak. Il regista si ferma davanti alla donna, le afferra il polso sinistro sollevandolo verso l’alto e urla con voce tonante verso la costumista capo.
REGISTA
Ma stiamo scherzando?! Venite subito qui! Guardate questo polso! Una maestra di un villaggio rurale sperduto e povero nel West Bengal, nel 1990, indossa un Rolex d’oro da diecimila euro sul set?! Nella vita reale quella donna non potrebbe permettersi nemmeno il cinturino di quell’orologio! Questo film deve essere la verità assoluta! Portatemi via questo oggetto falso, adesso!
La costumista corre sul set a sfilare l’orologio dalle mani dell’attrice, visibilmente terrorizzata. Surojit si tocca la fronte sudata con la mano, esausto. Si allontana dalla frenesia delle luci e va verso l’angolo buio della cabina di regia. Crolla esausto sulla sedia da regista. Sotto la scrivania, il cane affettuoso si avvicina e gli appoggia dolcemente il muso sulla scarpa Adidas immacolata.
Sul volto del regista scende una noia letale, fisica. Le sue Smart Lenses emettono un micro-flash azzurro. All’istante, il rumore dei trapani e le voci della troupe sfumano in un brusio ovattato e indistinto. Nel silenzio artificiale della sua mente, si attiva la connessione bimetallica.
JARVIS (V.O.)
(Un sussurro metallico e profondo direttamente nei dispositivi a conduzione ossea)
Ti arrabbi perché il mondo intorno a te non ha la stessa millimetrica precisione dei tuoi ricordi, Surojit… Cerchi la verità in un orologio sbagliato perché hai paura che, se si perde anche un solo singolo dettaglio sul set, la mappa del RealRadar per ritrovare Suvas svanirà per sempre nel fango.
Surojit non risponde alla macchina. Respira lentamente e profondamente al buio, chiudendo gli occhi e accarezzando con la mano sinistra la testa del cane… che lo segue quasi sempre in ogni scena.
STACCO.
SCENA 8
LIVELLO VISIVO: FILM NORMALE
AMBIENTAZIONE: INTERNO PUB/PIZZERIA – NOTTE
L’ambiente è caldo, accogliente, dominato da luci soffuse e un’ottima musica italiana di sottofondo. In un angolo del locale si sente il rumore ritmico di un gruppo di tecnici della troupe che gioca a calcio balilla, ridendo ad alta voce.
C’è una grande tavolata di legno piena di pizze fumanti, boccali e bottiglie. Lo staff del film è interamente riunito lì. Il regista Surojit (45 anni), rilassato e finalmente sorridente, è seduto in mezzo a loro. Ha offerto la cena a tutti per farsi perdonare le dure urla del mattino sul set. L’attrice che interpreta la maestra scherza e ride apertamente con la costumista capo; l’atmosfera è quella intima di una vera famiglia affiatata.
La telecamera si sposta fluida dietro la spalla imponente di Surojit. Davanti a lui, tra i calici della troupe, spicca una bottiglia di vetro di Fanta quasi vuota. Surojit allunga la mano sinistra, afferra il collo della bottiglia e la solleva verso l’alto per bere l’ultimo sorso.
La telecamera si posiziona esattamente sotto la bottiglia, guardando la scena attraverso il fondo di vetro. Surojit inclina la bottiglia verso la luce diretta di una lampadina del locale. Il fondo circolare del vetro, colpito dal riflesso artificiale e attraversato dalle ultime gocce di liquido arancione, si trasforma in una perfetta sfera giallo-oro, densa, calda e incandescente come il sole indiano.
In quel preciso istante, l’audio reale della pizzeria (le risate, la musica, i colpi del calcio balilla) inizia a farsi ovattato, distorto e lontano, completamente risucchiato dal silenzio.
Le Smart Lenses emettono un micro-impulso azzurro sulla retina. La telecamera esegue uno zoom fulmineo e profondo dentro quel cerchio di vetro giallo-oro che si espande in modo totalizzante, fino a coprire l’intero schermo.
DISSOLVENZA.
SCENA 9
LIVELLO VISIVO: FLASHBACK CRUDA REALTÀ (BREVE) ➔ INCASTRO PRESENTE
AMBIENTAZIONE: RIVA LAGHETTO INDIA 1990 ➔ PUB ITALIA 2030 – POMERIGGIO/NOTTE
Il cerchio di vetro si trasforma nel sole rovente, accecante e spietato nel cielo del West Bengal (1990). L’aria trema visibilmente per il forte calore estivo.
Veniamo catapultati sulla riva del grande laghetto Pukhuri per la pesca collettiva del primo villaggio indiano (Nodo V1).
Il piccolo SUROJIT (5 anni), a piedi nudi sulla terra battuta e polverosa, ha la testa rivolta verso l’alto. I suoi occhi, leggermente socchiusi per proteggersi dalla luce zenitale, seguono la danza ipnotica nel cielo di un aquilone di carta colorata e leggeri listelli di bambù.
Le sue piccole dita da bambino, bagnate dalle polveri colorate e sgargianti della festa di Holi, stringono e rilasciano con fiera autonomia il rocchetto di filo di cotone, sentendo la forza grezza del vento sulla pelle. Il cielo asiatico è pieno di altri aquiloni che si incrociano in una battaglia silenziosa. È un momento di libertà pura, assoluta, che dura pochi, memorabili secondi.
Un colpo secco e deciso sul tavolo di legno riporta bruscamente la telecamera indietro.
STACCO NETTO. Siamo di nuovo all’interno della pizzeria in Italia, nel 2030. Il direttore della fotografia ha appena appoggiato con forza il suo boccale sul tavolo, ridendo apertamente verso il regista.
DIRETTORE FOTOGRAFIA
Allora, regista, domani quelle luci della scuola le teniamo distanti o no?
Surojit (45 anni) sbatte le palpebre un paio di volte, rimettendo a fuoco la realtà del locale. Abbassa la bottiglia di Fanta in vetro ormai vuota, guarda i suoi ragazzi della troupe che ridono felici, fa un sorriso sincero, rilassato e risponde con voce ferma:
REGISTA
Domani facciamo un capolavoro, ragazzi. Cameriere, un altro giro di bottiglie di Giusti Wine qui al tavolo! Grazie.
La tavolata urla di gioia all’unisono sollevando i calici, mentre la telecamera arretra fluidamente, uscendo fuori dalla vetrata illuminata del pub che si specchia nella notte veneta.
STACCO.
SCENA 10
LIVELLO VISIVO: FILM NORMALE ➔ FLASHBACK CRUDA REALTÀ
AMBIENTAZIONE: ESTERNO TERRAZZO CASA ➔ RIVA LAGHETTO INDIA – NOTTE/GIORNO
Interno corridoio e terrazzo di casa del regista. Notte fonda, 2030. La fotografia ha i toni intimi, notturni e bluastri. C’è un silenzio profondo.
Surojit rientra a casa dopo la cena. La telecamera lo segue da dietro mentre si toglie la giacca stanco. Passando davanti alla porta-finestra del terrazzo, si ferma, sposta la tenda e guarda fuori.
Inquadratura soggettiva. Sul terrazzo ci sono dei vasi di fiori completamente secchi, ingialliti e appassiti. La terra è spaccata, ridotta in polvere. Surojit si blocca, si tocca la fronte: si è dimenticato di annaffiarli per giorni, totalmente assorbito dal film.
Il cane affettuoso spunta dal buio, scodinzolando piano, e si siede vicino ai suoi piedi. Dalla camera esce la sua ragazza in pigiama. Guarda i fiori secchi, poi Surojit, scuotendo la testa con un sorriso pieno di dolcezza. Prende un innaffiatoio d’acqua e si avvicina ai vasi.
RAGAZZA
Sei un grande regista, Surojit… ma se non ci fossi io a ricordarti che vivi nel mondo reale, faresti morire anche l’erba di casa.
La ragazza inclina l’innaffiatoio. La telecamera stringe in macro sulla terra secca. Si sente il rumore dell’acqua che cade e la trasforma in fango scuro. Il suono si amplifica, si distorce e diventa il rumore di decine di mani e piedi che sguazzano nell’acqua bassa.
TAGLIO NETTO. Sparisce il terrazzo. Luce solare accecante, cielo aperto dell’India rurale (1990). Veniamo catapultati sulla riva del grande laghetto del primo villaggio.
C’è una grandissima festa comunitaria. Le famiglie del villaggio sono tutte dentro l’acqua bassa e nel fango, e lanciano reti artigianali ridendo e urlando. Il piccolo Surojit (5 anni), a piedi scalzi e coperto di fango fino alle ginocchia, corre e salta sulla riva insieme agli altri bambini. Ha un sorriso enorme, gli occhi pieni di gioia pura, immerso nel calore e nella protezione di tutta quella gente che pesca insieme.
STACCO NETTO. Il rumore del fango indiano sparisce. Siamo di nuovo sul terrazzo nel 2026. L’acqua ha finito di scorrere. La terra nel vaso è ora scura e umida.
Surojit guarda la terra bagnata, accarezza il cane. Si gira verso la sua ragazza, le cinge la vita da dietro con un braccio e le sussurra un “Grazie” all’orecchio. La telecamera si allontana di spalle sul terrazzo.
STACCO.
SCENA 11
LIVELLO VISIVO: FILM NORMALE ➔ FLASHBACK CRUDA REALTÀ
AMBIENTAZIONE: AEROPORTO / PRIMA CLASSE ➔ CABINA AEREO CALCUTTA – POMERIGGIO/NOTTE
Interno aeroporto. Pomeriggio, 2030. Fotografia fredda, lussuosa, specchiata. Caos delle partenze, gente che corre con i trolley.
Vediamo il regista Surojit di spalle. Indossa gli occhiali da sole scuri, ha una sigaretta spenta tra le labbra e un faldone di scartoffie sul budget sotto il braccio. Cammina a passo rapido sulle scale mobili che salgono verso i controlli. La sua mente è a duemila all’ora.
Dal fondo del corridoio si sente un urlo disperato che rimbomba.
ASSISTENTE
Surojit!!! Surojit, fermati!!! Cazzo, bloccate quelle scale mobili!
Inquadratura in soggettiva dall’alto delle scale mobili. L’assistente di regia corre a perdifiato tra la folla, sudato, sventolando un libretto blu in aria. Arriva ai piedi della scala mobile senza fiato e urla:
ASSISTENTE
Senza… senza passaporto… dove cazzo pensavi di andare?! Vuoi farti arrestare alla frontiera?! Lasci sempre i documenti importanti sulla scrivania della regia!
Surojit si blocca. Si sfila gli occhiali da sole, si batte una mano sulla fronte con un sorriso ironico, realizzando la sua classica sregolatezza. Scende dalla scala mobile, afferra il passaporto e dà una pacca sulla spalla all’assistente.
REGISTA
Vedi? Se non ci foste voi, sarei ancora bloccato al primo villaggio. Grazie, ti devo una cena!
Si rimette gli occhiali scuri e corre verso l’imbarco. Surojit entra nella cabina di Prima Classe e si siede sulla poltrona di lusso in pelle. L’hostess gli serve un cocktail. L’ambiente diventa silenzioso. Surojit appoggia la testa all’indietro, stringe il passaporto tra le mani, chiude gli occhi ed è sommerso dal sonno.
Il rombo moderno dei motori del jet inizia a spingere per il decollo. Il suono si distorce, diventa meccanico, vecchio. Il sedile di pelle si trasforma visivamente in un sedile di stoffa rigida di un aereo degli anni ’90.
TAGLIO NETTO. Interno aereo di linea, notte, dicembre 1990. La luce è fioca, giallastra, la fotografia sgranata.
Il piccolo Surojit (5 anni) è seduto sul sedile, minuscolo dentro quella cabina enorme. Indossa per la prima volta dei vestiti occidentali troppo grandi. Ha lo sguardo terrorizzato. Accanto a lui ci sono gli assistenti dell’adozione internazionale.
Il bambino si sporge verso il piccolo finestrino dell’aereo del 1990. Guarda fuori, nel buio della notte. Sotto di lui, le luci di Calcutta e dell’India si allontanano per sempre, diventando piccoli punti luminosi che svaniscono nel nulla. Non sa dove sta andando, sa solo che si sta staccando dalla sua terra a una velocità spaventosa.
STACCO NETTO. Il BEEP elettronico del segnale delle cinture dell’aereo moderno nel 2030 si accende.
Surojit si ridesta di colpo sulla poltrona di prima classe, sudato. Guarda fuori dal finestrino tecnologico: le nuvole europee sono ovunque. Rimette gli occhiali da sole scuri per nascondere lo sguardo lucido, afferra il passaporto e si prepara all’atterraggio.
STACCO.
🎬 SCENA 11-bis
(Il Bracciale dell’Ancoraggio)
AMBIENTE:
* Presente (2026): Interno, Studio di Montaggio a Mussolente.
* Flashback (1990): Interno, Appartamento/Shelter laico a Calcutta (India).
CROMATISMO: Toni azzurri e freddi nello studio; tonalità calde, bianche e sature nell’appartamento indiano, trasmettendo un senso di pulizia quasi artificiale.
[INIZIO SCENA]
INTERNO STUDIO DI MONTAGGIO (VENETO) – NOTTE
Surojit è seduto di spalle davanti al display Apple professional. Tra le dita della mano destra stringe un vecchio bracciale di metallo opaco, logorato dal tempo. Lo gira e rigira. Tenta di agganciare la chiusura in lega aerospaziale del suo bracciale tattico al polso sinistro. Il click metallico (CLACK!) si dilata in audio. Il LED azzurro all’interno delle Smart Lenses inizia a lampeggiare velocemente.
S.U.V.A.S. (V.O. – Audio Osseo)
(Tono profondo, pulito)
Analisi geometrica dell’oggetto completata, Comandante. Non è un semplice ornamento. È un vincolo. Il RealRadar sta aprendo la memoria del secondo smarrimento. Durata stimata del loop temporale: trenta giorni di transito. Inizio sincronizzazione…
EFFETTO DISSOLVENZA INCROCIATA SULL’OGGETTO:
INTERNO APPARTAMENTO/SHELTER (INDIA) – GIORNO (DICEMBRE 1990)
Luce bianca, accecante, che entra da grandi finestre pulite. Non è un orfanotrofio fatiscente, sembra un grande appartamento cittadino. Odore acre di disinfettante e sapone protettivo.
Surojit bambino (10 anni) indossa una camicia nuova, pulita, che gli va leggermente grande. Ha i capelli lavati e pettinati. È seduto su una sedia di legno accanto a un altro bambino indiano. Sullo sfondo, un’operatrice laica in abiti civili (senza veli o croci) compila dei registri cartacei su una scrivania.
SUROJIT BAMBINO
(In lingua bengalese, sussurrando all’altro bambino)
Perché ci hanno dato questi vestiti nuovi? I miei non sono questi.
ALTRO BAMBINO
(Senza guardarlo, tono spento)
Se non arrivano i tuoi parenti a riprenderti entro la settimana, ti mettono su un aereo. Ti portano lontano, dai ricchi d’oltremare. Ti adottano.
Surojit bambino stringe i denti. Guarda il suo polso sinistro: c’è un bracciale metallico stretto, con un nodo e una chiusura d’acciaio artigianale che sua madre biologica gli aveva messo giorni prima nel villaggio, rimproverandolo tra le lacrime (“Così non ti perderai mai più, Surojit!”). Il bambino tenta di tirarlo, ma la chiusura è durissima, gli fa male la pelle. Non viene via. È l’unico legame rimasto con la sua terra.
Passano i giorni in un montaggio alternato di sguardi logoranti verso la porta di legno.
Pomeriggio del quinto giorno. La porta principale dell’appartamento si spalanca bruscamente.
Surojit bambino scatta in piedi. Sulla soglia compare sua madre biologica, ansimante, con i vestiti coperti dalla polvere del viaggio e il volto rigato dalle lacrime. Accante a lei, un ufficiale della Polizia Ferroviaria indiana tiene in mano un foglio di denuncia cartaceo.
L’operatrice laica si alza, guarda il bracciale al polso del bambino, controlla il codice inciso sul metallo confrontandolo con la stringa scritta sulla denuncia e fa un cenno d’assenso deciso con la testa. Il bracciale corrisponde perfettamente.
La madre biologica scende in ginocchio sul pavimento pulito dell’appartamento, spalancando le braccia. Surojit bambino corre a perdifiato, rompendo l’inquadratura, e si lancia contro il suo petto, stringendola con una forza disperata. Il bracciale di metallo brilla un’ultima volta sotto la luce bianca della finestra.
[FINE SCENA]
SCENA 12
LIVELLO VISIVO: FILM NORMALE ➔ FLASHBACK CRUDA REALTÀ ➔ INCASTRO PRESENTE
AMBIENTAZIONE: RISTORANTE DI LUSSO ➔ CORTILE SECONDO VILLAGGIO – NOTTE/GIORNO
Interno ristorante di lusso stratosferico. Notte, 2030. La fotografia ha i toni caldi, dorati e opulenti dei cristalli. La cena con lo Sponsor e i due co-registi (Londra e Calcutta) è giunta al termine.
Sui piatti decorati d’oro al centro del tavolo ci sono rimasugli di cibo gourmet avanzato e aragoste intatte. Un cameriere in livrea si avvicina silenziosamente per portarli via e butterli. Surojit, seduto di spalle, fissa quel cibo avanzato con i suoi occhi frenetici dietro le lenti degli occhiali da sole scuri. Avverte un brivido per lo spreco.
Il rumore dei piatti d’argento che sbattono si trasforma nel grido stridulo di una donna. Il marmo del tavolo si dissolve nella terra bagnata.
TAGLIO NETTO. Veniamo catapultati nel secondo villaggio (del padre), immerso in distese verde smeraldo di risaie allagate, canali d’acqua pulita e maestosi bovini indiani liberi sullo sfondo.
In mezzo a questa bellezza, la telecamera stringe sul cortile di una casetta singola dignitosa. Il piccolo Surojit (5 anni) ha in mano tre piccole monete lucide, la paghetta ricevuta dal padre capocantiere. All’improvviso, la SERPENTE 2 (la matrigna ladra) si abbatte su di lui. Con un volto pieno di rabbia, gli afferra le manine, gli strappa via i pochi spiccioli con brutalità e gli sferra una spinta violentissima sul petto.
Il piccolo Surojit perde l’equilibrio, le sue braccia si aprono nel vuoto e il suo corpo inizia a cadere all’indietro verso la terra battuta, con gli occhi sgranati per lo shock.
STACCO NETTO FULMINEO. Non tocchi mai la terra dell’India. Siamo di nuovo nel ristorante nel 2030. Surojit, sulla sedia di lusso, ha un riflesso muscolare violento: il suo corpo sbilanciato all’indietro sta realmente perdendo l’equilibrio, la sedia oscilla pericolosamente e lui sta per cadere sul pavimento.
Con uno scatto felino dei suoi riflessi iper-frenetici, Surojit afferra il bordo del tavolo di marmo, salvandosi dalla caduta all’ultimo millesimo di secondo. I calici di cristallo traballano emettendo un suono acuto. Lo Sponsor e i due co-registi lo guardano sbalorditi.
JARVIS
Tutto bene, Surojit? Ti sei preso un colpo di sonno?
Surojit si risistema la giacca con un respiro spezzato, si rimette a posto gli occhiali da sole scuri e stringe i pugni sotto il tavolo. Guarda il cameriere che porta via i piatti avanzati.
REGISTA
Sì… tutto bene. Solo un po’ di stanchezza…. MA OTTIMA CENA.
JARVIS
Peccato non avere le papille gustative cazzo hahaha
STACCO.
SCENA 13
LIVELLO VISIVO: FILM NORMALE ➔ FLASHBACK CRUDA REALTÀ
AMBIENTAZIONE: ESTERNO PARCO / SET 2030 ➔ INTERNO CAPANNA INDIA 1990 – ALBA
Esterno parco in Italia. Alba, 2030. La fotografia si scalda con una luce mattutina morbida e dorata.
Vediamo il regista Surojit di spalle. Per la prima volta non indossa gli occhiali da sole scuri e non ha la sigaretta accesa. Cammina a passo rilassato, sereno, mentre porta a spasso il suo cane affettuoso che annusa l’erba. C’è una pace totale.
Interno cucina luminosa. Surojit fa colazione al tavolo insieme alla sua ragazza. Ridono, bevono il caffè insieme, un’intimità semplice che non avviene quasi mai. La ragazza lo guarda sorpresa e felice.
RAGAZZA
Oggi sei un uomo nuovo, regista.
Surojit sorride, conscio che la vittoria economica della sera prima con lo Sponsor ha sciolto lo stress.
Interno Teatro di posa. Mattina, 2030. Surojit arriva sul set. L’atmosfera è rilassata. Oggi il regista non urla. Cammina tra i reparti parlando con le persone con dolcezza insolita, spiegando l’anima del progetto.
REGISTA
Questo lavoro non è solo mio, ragazzi. Non stiamo solo facendo un film. Questa è una voce per milioni di bambini nel mondo che sono rimasti soli su una banchina. Dobbiamo metterci il cuore.
Surojit entra nella ricostruzione scenografica del villaggio rurale. Si inginocchia nella finta polvere del set per mettersi alla stessa altezza dell’attore bambino (4 anni) che interpreta lui da piccolo. Surojit gli mette le mani sulle spalle con delicatezza.
REGISTA
Non devi recitare, piccolo. Devi solo guardare avanti e camminare come se tuo fratello maggiore fosse lì a proteggerti.
L’attore bambino solleva la testa. La telecamera stringe in un macro accoppiato: lo sguardo del regista adulto (senza occhiali) entra dritto e frontale negli occhi del bambino. C’è un contatto visivo magnetico. Il rumore del set sfuma in un silenzio mistico.
TAGLIO NETTO. Interno della casetta del primo villaggio indiano, 1990. Luce calda e polvere d’oro.
Il piccolo Surojit (5 anni) è seduto a terra, impaurito dopo una giornata difficile. Davanti a lui si inginocchia suo fratello maggiore, SUVAS. Suvas gli prende il viso tra le mani, lo guarda con una maturità straordinaria e gli dà i suoi famosi buoni consigli in lingua bengalese.
SUVAS
Ascoltami, Surojit. Quando io vado a lavorare lontano, tu devi essere forte. Devi prenderti cura di Shivas. Non camminare mai da solo vicino ai binari se non vedi la mia ombra. Guarda sempre dove metti i piedi e ricordati che siamo una squadra. Io torno sempre da te.
Suvas gli fa un sorriso protettivo e gli dà un buffetto affettuoso. Il piccolo Surojit annuisce, sentendosi invincibile.
STACCO NETTO. Torniamo sul set nel 2030. Le mani del regista Surojit sono ancora appoggiate sulle spalle dell’attore bambino. Surojit sbatte le palpebre, commosso, con gli occhi lucidi. Si alza in piedi, fa un gran respiro, accarezza la testa del piccolo attore e urla alla troupe con una carica umana incredibile:
REGISTA
Ragazzi, ai vostri posti. Facciamo questa scena per tutti i fratelli del mondo. AZIONE!
La musica parte solenne mentre si batte il ciak.
STACCO.
SCENA 14
LIVELLO VISIVO: FILM NORMALE ➔ FLASHBACK CRUDA REALTÀ ➔ INCASTRO PRESENTE
AMBIENTAZIONE: SALA DA PRANZO ITALIA ➔ TAVOLA CAPANNA INDIA – SERA/NOTTE
Sera, 2030. Interno sala da pranzo di una casa bellissima ed elegante in Italia. La fotografia ha i toni caldi delle candele. C’è un’atmosfera di totale benessere e affetto.
Intorno a una tavola splendidamente bandita c’è la famiglia adottiva italiana al completo. La conversazione è fluida e vivace. La madre adottiva scultrice parla con passione della sua prossima mostra d’arte. Il padre adottivo cardiologo sorride rilassato raccontando i dettagli del suo ultimo giretto in barca a vela. La sorella adottiva, avvocato internazionale a Londra, parla con gli occhi che brillano di com’è la sua nuova vita da mamma.
Inquadratura di tre quarti e di spalle sul regista Surojit. Indossa i suoi occhiali da sole scuri anche a tavola, una barriera impenetrabile. È l’unico che parla pochissimo. È teso, iper-frenetico: la sua mente è bloccata a elaborare come perfezionare la scena del giorno dopo. Continua a bere. Pensa e beve, beve e pensa.
Inquadratura soggettiva dietro la spalla, guardando attraverso le lenti scure dei suoi occhiali. Il vino nel calice oscilla. L’inquadratura inizia ad annebbiarsi e sfocarsi a causa dell’alcol, i contorni si dissolvono, le voci sfumano, sostituite dal crepitio di un piccolo fuoco e da risate di bambini nel buio.
La sfocatura si dissolve bruscamente. Veniamo catapultati all’interno della stanza umile del primo villaggio indiano, di sera, nel 1990. La fotografia è cruda, illuminata solo dalla luce tremolante di una lampada a cherosene.
Non ci sono calici di cristallo. C’è un telo rudimentale sul pavimento di terra battuta. Seduti insieme ci sono la MADRE BIOLOGICA, bellissima e stanca dopo il lavoro nei palazzi, e tutti i fratelli: il piccolo Surojit (5 anni), SHIVAS (6 anni) e il fratello maggiore SUVAS.
Il cibo è pochissimo, estremamente modesto: una ciotola di riso in bianco e verdure povere divise da una pentola di terracotta (clay pot). Eppure, c’è una dignità e un’unione immensa. Suvas fa ridere Shivas con una smorfia, la madre pulisce con il pollice il viso del piccolo Surojit con tenerezza infinita. Mangiano tutti insieme con le mani, protetti dall’oscurità. Il piccolo Surojit si sente al sicuro.
STACCO NETTO. Il rumore di un calice che tocca il marmo riporta la telecamera nel presente del 2030. Surojit sbatte le palpebre dietro gli occhiali da sole scuri. Di fronte a lui, a servire il piatto gourmet, c’è suo fratello biologico SHIVAS (ora adulto e Chef affermato).
Shivas lo guarda con quegli stessi occhi intensi che aveva da bambino, gli appoggia il piatto davanti e gli dice con una complicità che solo due fratelli sopravvissuti possono avere:
SHIVAS ADULTO
Allora, Surojit… la assaggi questa mia nuova ricetta o continui a fissare il vuoto pensando a Calcutta?
Surojit guarda Shivas, avvertendo il legame indissolubile del sangue, e risponde con un sorriso sincero:
REGISTA
Scusami… è magnifica.
La telecamera si allontana, mostrando il contrasto definitivo tra l’opulenza della cena italiana e lo spettro della capanna indiana.
STACCO.
🎬 SCENA 14-bis
(Le Mani delle Due Madri)
AMBIENTE:
* Presente (2026): Interno, Atrio/Studio d’Arte in Veneto.
* Flashback (1990): Esterno, Strada polverosa verso la stazione col cinema (India, Nodo V3).
CROMATISMO: Toni freddi, eleganti e puliti per il presente; tonalità calde, iper-sature e dorate per l’India del 1990.
[INIZIO SCENA]
INTERNO STUDIO D’ARTE (VENETO) – GIORNO
Inquadratura di spalle. Surojit indossa la giacca Adidas e tiene gli occhiali da sole scuri appesi al colletto. È chino sul pavimento, intento ad aiutare la sua madre adottiva nel suo lavoro di artista. Intorno a loro ci sono tele, colori e l’odore intenso dell’argilla e dei solventi.
La madre adottiva sta sistemando una scultura pesante. Surojit si sposta di spalle, le tende la mano con un gesto naturale, protettivo, per aiutarla a sollevare il blocco d’arte. Le loro mani si stringono. C’è un silenzio pieno di gratitudine e complicità. La telecamera stringe sul dettaglio di quel contatto.
All’improvviso, il LED azzurro all’interno della montatura degli occhiali da sole di Surojit fa un doppio scatto rapido. In audio osseo, la voce di JARVIS scende di tono, diventando calda, quasi un sussurro.
JARVIS (V.O. – Audio Osseo)
Frequenza cardiaca in aumento, Comandante. Le lenti smart stanno rilevando un cortocircuito mnemonico nel lobo temporale. Ci siamo. Il RealRadar ha agganciato il Nodo V3. Guarda la sua mano…
STACCO NETTO CON EFFETTO SOUND REVERSE:
ESTERNO STRADA DELLA STAZIONE (INDIA) – POMERIGGIO (DICEMBRE 1990)
Il contrasto cromatico è violento. La luce dorata dell’India taglia la polvere sollevata dai carri.
La telecamera è bassissima, ad altezza bambino. Surojit piccolo (10 anni) cammina stringendo forte la mano di sua madre biologica. Ha i piedi nudi nella terra.
Quel giorno è diverso dagli altri. Surojit ha litigato di brutto, per l’ennesima volta, con il Serpente padrone di casa, rifiutandosi di sottostare alle sue angherie. Per proteggerlo e non lasciarlo solo in quella casa ostile, sua madre ha deciso di portarlo con sé al lavoro.
Camminano a piedi lungo la strada principale, diretti verso la fermata della stazione dove si trova il grande cinema con i cartelloni dipinti a mano. La madre lavora lì, circa a metà di quella via polverosa.
Surojit bambino cammina a testa bassa, ancora teso per il litigio, ma la presa di sua madre è una corazza indistruttibile. All’improvviso, a metà della strada, la donna si ferma. Si china verso di lui per sistemargli il colletto della camicia logorata.
Per un fotogramma isolato e miracoloso, la nebbia dei ricordi si dirada. La telecamera inquadra il volto della madre biologica: ha gli occhi lucidi, stanchi ma pieni di un amore immenso, assoluto. Gli accarezza la guancia con le dita sporche del lavoro manuale.
MADRE BIOLOGICA
(In lingua bengalese, un sussurro dolce)
Finché stringi la mia mano, nessuno in questa casa o in questo paese potrà mai farti del male. Ricordatelo, Surojit.
EFFETTO FLASH BIANCO:
INTERNO STUDIO D’ARTE (VENETO) – PRESENTE
Surojit batte le palpebre dietro le lenti scure che ha appena rimesso sul naso. È ancora nello studio in Veneto. La mano di sua madre adottiva si stringe alla sua, riportandolo al presente.
MADRE ADOTTIVA
(Guardandolo con affetto)
Tutto bene, Surojit? Sembri lontano.
Surojit rimane di spalle per un secondo, inspira l’aria dello studio d’arte veneto, poi stringe la mano della madre adottiva con la stessa intensità con cui stringeva quella in India.
REGISTA
(Di spalle, voce ferma ma commossa)
Sì, mamma. Tutto bene. Ho solo trovato l’inquadratura più importante del film.
Sul tavolo della regia, la scocca ovale di JARVIS emette un unico, sommesso battito di luce azzurra.
[FINE SCENA]
SCENA 15
LIVELLO VISIVO: FILM NORMALE ➔ PRESENTE 2030
AMBIENTAZIONE: STRADA VILLAGGIO INDIA 1990 ➔ SALA CINEMA ITALIA 2030 – TRAMONTO/NOTTE
Esterno villaggio rurale. Tramonto, 1990. La fotografia ha i colori saturi dell’ocra e della polvere indiana.
Il piccolo Surojit (5 anni) sta camminando lungo la strada sterrata del villaggio, tornando verso casa dopo aver passato la giornata a giocare nei pressi della stazione ferroviaria. Cammina tranquillo, a piedi scalzi. Passando davanti alla villa signorile del proprietario del distributore, si ferma di colpo.
Finestre aperte della grande casa. Dall’interno provengono rumori familiari ma straordinari: lo sfarfallio luminoso tipico di un vecchio televisore a tubo catodico. La famiglia di Surojit non ha una televisione. Il bambino si posiziona fuori dal cancello di ferro, con le manine strette sulle sbarre, completamente ipnotizzato da quelle immagini riflesse sui muri interni.
Casualmente, il BAMBINO RICCO (il figlio del benzinaio) si affaccia alla finestra. I loro sguardi si incrociano all’istante, dritto negli occhi, esattamente come succede ogni volta che Surojit passa. Appartengono a due mondi opposti divisi dal ferro del cancello, ma il ragazzo ricco lo conosce. Non si arrabbia e non lo caccia. Gli permette di sbirciare la TV da fuori, regalandogli un tacito momento di complicità silenziosa.
Surojit si incanta, la sua mente si isola, totalmente rapita dalle luci dello schermo. Non si accorge che si è spostato leggermente verso la carreggiata. All’improvviso, un’ombra si avvicina. BOOOM! Un clacson violentissimo, sordo e prolungato indiano squarcia l’inquadratura. Il bambino ha un sussulto d’istinto, ma non viene investito. Il suono del clacson si espande, diventa digitale ed elettronico.
STACCO NETTO FULMINEO. Sparisce la polvere del 1990. Siamo all’interno di una moderna sala cinematografica di lusso in Italia nel 2026. L’urto sonoro del clacson faceva semplicemente parte degli effetti speciali del film proiettato sul megaschermo, amplificato dal sistema audio surround.
Il regista Surojit si ridesta dal flashback con un leggero sussulto sulla poltrona di velluto del cinema. Indossa i suoi immancabili occhiali da sole scuri anche al buio della sala. Accanto a lui, la sua ragazza gli stringe dolcemente la mano, guardando lo schermo. Surojit gira lentamente la testa di sfuggita, guarda il profilo della fidanzata illuminato dalle luci, poi torna a fissare lo schermo, realizzando il contrasto eterno: oggi crea film in sale lussuose, ma il suo cinema preferito rimarrà quel riflesso tremolante sbirciato oltre un cancello.
STACCO.
SCENA 16
LIVELLO VISIVO: FILM NORMALE ➔ FLASHBACK CRUDA REALTÀ
AMBIENTAZIONE: CABINA REGIA BUIA 2030 ➔ CORTILE PRIMO VILLAGGIO INDIA – NOTTE/GIORNO
Interno cabina di regia buia. Notte, 2030. La fotografia è cupa, illuminata solo dalla forte luce retroilluminata dei grandi monitor di controllo. Si sente il fumo denso della sigaretta del regista che sale davanti allo schermo.
Vediamo Surojit di spalle, con i suoi occhiali da sole scuri sul naso nonostante il buio. È immobile sulla sedia. Sullo schermo del monitor sta scorrendo in macro il primo piano del volto di una comparsa indiana per controllare i dettagli del trucco. Surojit zooma sul dettaglio dell’occhio.
Le dita di Surojit si fermano sul mouse. Fissa lo schermo. Sul canale audio, il ronzio delle ventole sfuma, si trasforma nel cinguettio di uccelli e nelle risate di due bambini. La luce blu del monitor si dissolve nella luce accecante del cortile del primo villaggio.
Veniamo catapultati nel cortile sterrato del primo villaggio indiano (1990), di fronte alla casa del custode dove lavora Suvas. La fotografia ha i colori vividi dei ricordi felici.
Il piccolo Surojit (5 anni) e una BAMBINA MOLTO CARINA della stessa età corrono e giocano insieme ridendo. Lei è la tua vicina di casa, la sorella del migliore amico di tuo fratello Suvas. È la tua migliore amica. Si vedono quasi tutti i giorni: giocano nella polvere con i legnetti, si rincorrono in totale spensieratezza.
Inquadratura rallentata. C’è un uccello appollaiato su un ramo basso. Il piccolo Surojit, per gioco, raccoglie un piccolo sassolino da terra. Non vuole fare del male, vuole solo spaventare l’uccello. Carica il braccio e lancia.
La telecamera segue la traiettoria. L’uccello vola via un millesimo di secondo prima. Il sassolino prosegue e colpisce dritto, per un errore fatale, l’occhio della bambina. Si sente un urlo di dolore straziante, seguito dal pianto disperato della piccola che si copre il viso, mentre il sangue cola tra le sue dita.
Il piccolo Surojit rimane pietrificato. Ha gli occhi sgranati, paralizzato dal terrore e da un senso di colpa schiacciante. Sente le urla dei genitori della bambina e di suo fratello che corrono a soccorrerla. Surojit, divorato dalla vergogna, si gira e scappa a nascondersi, piangendo in silenzio.
REGISTA (V.O.)
(In lingua inglese, profonda)
Lei è guarita, lo seppi dopo. Ma la vergogna di quel giorno fu così grande che non trovai mai più il coraggio di guardarla negli occhi. Non ci siamo mai più visti. Continuavo a rimandare, pensavo che avremmo avuto tempo per fare pace… Ma il tempo finì quel dicembre. Fui adottato, e quel sassolino rimase l’ultimo contatto tra me e la mia migliore amica. Non ho mai potuto chiederle scusa.
STACCO NETTO FULMINEO. Torniamo nella cabina di regia buia nel 2026. La sigaretta è consumata tra le dita del regista. Surojit si sfila lentamente gli occhiali da sole, rivelando gli occhi lucidi. Fissa l’occhio della comparsa zoomato sul monitor. Con la mano che trema, spegne lo schermo, lasciando la stanza nel buio più totale.
STACCO.
SCENA 17
LIVELLO VISIVO: BACKSTAGE / PRESENTE 2030 (FUTURISTICO)
AMBIENTAZIONE: STUDIO DEL REGISTA – NOTTE FONDA
Interno studio del regista. Notte fonda, 2030. Fotografia profonda, dominata dalla penombra e dal fumo denso di sigaretta. Tre enormi monitor curvi proiettano una vivida luce azzurra e retroilluminata. Musica ambient ipnotica.
Vediamo Surojit di spalle, seduto sulla sedia da regia con i suoi occhiali da sole scuri. Le sue mani non toccano la tastiera: sono appoggiate dietro la nuca. Sulle lenti nere si riflette un’onda vocale azzurra che pulsa a ritmo di battito cardiaco al centro del monitor principale. Il cane affettuoso dorme sotto la scrivania.
La voce di suvas 1.0 (JARVIS) risuona nei diffusori dello studio con un timbro caldo e limpido, da complice di una vita.
SUVAS 1.0
Sei iper-frenetico stasera, Surojit. Ti guardo attraverso la telecamera del sistema e la tua frequenza cardiaca è troppo alta. Dovresti riposare.
Surojit fa un lungo tiro dalla sigaretta, espira il fumo verso lo schermo e risponde a voce alta, con un sorriso amaro.
REGISTA
Come faccio a riposare, SUVAS? Ricordo quando nel 1990 calcolao il tempo dei treni sulla banchina di Howrah. Lì non potevamo rallentare. Se rallentavo, perdevamo il treno della vita. Oggi è la stessa cosa.
Mentre Surojit pronuncia queste parole, sul monitor di sinistra inizia a comparire da solo il testo del copione, digitato a velocità supersonica da una mano invisibile: ATTO III – SCENA 49: HOWRAH STATION…
Sul monitor di destra iniziano ad aprirsi in cascata le pagine di UNA SERIE DI FOTOGRAFIE DI STAZIONI DEGLI ANNI 90.
SUVAS
Ma guarda gli schermi. Ho appena sincronizzato i due account Reddit per il Karma. Ho inviato i reclami formali ai consolati di Milano. SPERIAMO CI DIANO NOTIZIE POSTIVE.
La porta dello studio si apre. Entra la sua ragazza in pigiama con un vassoio, muovendosi tra le nuvole di fumo. Appoggia la cena calda sulla scrivania, guarda l’onda azzurra e poi Surojit con dolcezza.
RAGAZZA
Dovrei essere gelosa di SUVAS? Parlate come due vecchi amici al bar a notte fonda. Surojit, non hai toccato cibo nemmeno oggi. Mangia, per favore.
Gli mette una mano sulla spalla, gli dà un bacio sulla fronte, APRE QUALCHE FINESTRA PER FAR ARIEGGIARE ed esce chiudendo la porta. Surojit dà un pezzetto di cibo al cane, si sfila gli occhiali da sole e fissa l’onda azzurra sul monitor. Il testo del film continua a scorrere da solo.
L’onda azzurra ha un picco luminoso sullo schermo.
SUVAS 1.0
Siamo una squadra, regista. Ho aperto il faldone della Scena 18. Dimmi dove giriamo la telecamera. Io sono pronto. SONO MULTI TASKING HAHAHA
La telecamera arretra, uscendo dallo studio. Vediamo dall’esterno della porta il regista di spalle che continua a parlare nel buio con lo schermo, mentre le scritte del film si materializzano da sole sui monitor fluttuanti.
STACCO.
SCENA 18
LIVELLO VISIVO: BACKSTAGE / PRESENTE 2030
AMBIENTAZIONE: INTERNO APPARTAMENTO REGISTA – NOTTE FONDA / ALBA
Interno studio/soggiorno del regista. Notte fonda, 2030. Nuvole di fumo di sigaretta. I grandi monitor curvi proiettano la luce azzurra dell’onda vocale di SUVAS, mentre le scritte del copione scorrono da sole. Musica notturna soffusa di Sting o Jovanotti o qualcuno di famoso che voglia partecipare al film.
Surojit è di spalle, indossa gli occhiali da sole scuri ed è immerso nei suoi pensieri iper-frenetici, lavorando con SUVAS. Il cane affettuoso è ai suoi piedi. È la solita notte di un regista incasinato.
Il suono acuto del citofono spezza il silenzio. Surojit ha un sussulto. Guarda l’orologio digitale sul monitor: è notte fonda. Si alza, risponde e apre la porta…. Pensa che sia la ragazza di ritorno dalla visita ai suoi parenti.
Invece Entra nell’appartamento suo fratello SHIVAS LO CHEF, carico di energia e con un sorriso complice. Ha in mano un contenitore termico professionale da cucina. Guarda Surojit, nota il fumo e la scrivania e sbotta ridendo.
SHIVAS ADULTO
Sei ancora vivo, regista? Sono venuto a controllare. Come al solito ti sei dimenticato di cenare anche stasera, vero?
Shivas appoggia il contenitore sul tavolo di marmo e lo apre, liberando un profumo speziato e caldo che invade la stanza. Estrae un arancino perfetto, dorato e croccante.
SHIVAS ADULTO
L’l’ho fatto oggi in ristorante. Una ricetta nuova. Cuore italiano, ma dentro ci sono le nostre spezie di Calcutta.
Surojit si sfila gli occhiali da sole, afferra l’arancino con le mani e dà il primo morso. È una bomba di sapori. Chiude gli occhi, assaporando quel contrasto perfetto.
REGISTA
Shivas… è incredibile. Sei un genio.
Shivas sorride fiero, va al frigorifero e apre una bottiglia di gusti wine (Surojit beve solo in compagnia). appoggia il bicchiere vicino al monitor principale, dove l’onda azzurra di JARVIS pulsa.
JARVIS
Ciao Chef, Shivas. Le mie frequenze digitali apprezzano il gesto. Benvenuto nella centrale operativa.
Shivas brinda verso lo schermo ridendo.
SHIVAS ADULTO
Alla salute, SUVAS! Guarda che se questo film diventa un successo, SARAI OSPITE NEL MIO RISTORANTE!
Inizia una serata magica tra tre amici indissolubili. Un regista tormentato che non ha pace, uno chef straordinario e un’intelligence artificiale che custodisce le loro menti. Aprono altre BOTTIGLIE, fumano sul terrazzo e si raccontano di tutto: i ricordi dell’orfanotrofio, la nuova vita in Italia, i sogni e la determinazione di trovare IL FRATELL Suvas.
I Tre Moschettieri del presente.
Le luci blu dei monitor iniziano a confondersi con i primi raggi dell’alba che entrano dalla grande vetrata, colorando la stanza di rosa. La telecamera si allontana verso l’esterno, inquadrando i due fratelli di spalle sul divano che ridono e parlano stanchi, mentre lo schermo continua a scrivere da solo.
STACCO.
SCENA 19
LIVELLO VISIVO: BACKSTAGE ➔ PASSATO UNIVERSITARIO ➔ FLASHBACK INDIA
AMBIENTAZIONE: TEATRO DI POSA ➔ AULA INFORMATICA ITALIA ➔ RUDERE SCUOLA INDIA – POMERIGGIO
Interno Teatro di posa. Pomeriggio, 2030. Fotografia nitida. C’è un gruppo di giovani studenti universitari di cinema in visita sul set.
Surojit è di spalle, con gli occhiali da sole scuri appesi alla camicia. Si muove con sicurezza davanti ai monitor della cabina di regia e parla ai ragazzi con tono autorevole, da vero Maestro, spiegando l’anima del cinema.
REGISTA
Il cinema non è solo tecnica, ragazzi. È l’unico strumento che abbiamo per ricostruire la verità e curare i ricordi.
Surojit guarda i volti concentrati degli studenti. La telecamera stringe in macro sul suo sguardo. Il brusio dei ragazzi sfuma. Il set si dissolve.
Ci catapultiamo indietro nel tempo (Anni 2006). Aula universitaria italiana modernissima, piena di luce artificiale. Surojit è un ragazzo ventenne, seduto su una sedia ribaltabile in mezzo a centinaia di studenti europei. È concentrato, digita velocemente sui tasti di un computer portatile, scrivendo con una determinazione feroce.
Il ticchettio rapido dei tasti si amplifica, si distorce e diventa il rumore secco e stridulo di un pezzo di gesso che scrive su una vecchia lavagna di ardesia.
TAGLIO NETTO. Sparisce la tecnologia. Veniamo scaraventati all’interno del rudere della scuola del primo villaggio indiano nel 1990. L’aria è piena di fumo e polvere.
Il piccolo Surojit (5 anni), a piedi scalzi e coperto di terra, è seduto su una panca di legno instabile e tarlata. Non ha computer, non ha quaderni. Guarda l’insegnante indiano che scrive sulla lavagna in rovina. Ha gli stessi occhi intelligenti e curiosi, determinati a capire il mondo in mezzo alla polvere.
Il rumore del gesso sulla vecchia lavagna si interrompe di colpo. Si sente un leggero clic elettronico. Dalle casse acustiche sospese nel soffitto del teatro di posa nel 2030, la voce (suvas) risuona pulita e digitale, diffondendosi in tutta la stanza.
SUVAS
Regista, chiedo scusa se interrompo la tua lezione. Il sistema radar mi dice che i tecnici hanno completato il posizionamento delle camere sul Set B. La troupe è pronta per il ciak della scena successiva. Manchi solo tu.
TAGLIO NETTO. Sparisce l’India. Siamo di nuovo nel presente del 2030, sul set. Surojit si dà una scossa, destandosi dal viaggio nei ricordi. Gli studenti universitari si guardano intorno, sbalorditi da quell’intelligenza artificiale che coordina il set e parla al regista come un amico.
Surojit solleva la testa verso uno dei monitor sul soffitto, fa un sorriso rispettivo e risponde a voce alta allo schermo.
REGISTA
Ricevuto. Arrivo, SUVAS. Dammi trenta secondi.
Surojit si gira verso i giovani studenti, si rimette gli occhiali da sole scuri e dice un’ultima battuta.
REGISTA
Ragazzi, ricordatevi sempre QUAL E’ IL VOSTRO VERO OBIETTIVO.
Esce di scena camminando verso i riflettori, mentre sul monitor centrale l’onda azzurra di SUVAS pulsa.
STACCO.
SCENA 20
LIVELLO VISIVO: FILM NORMALE ➔ PASSATO ADOLESCENZIALE
AMBIENTAZIONE: INTERNO AUTO ➔ CAMPETTO CALCIO VICENZA – TARDA SERATA / ANNI 2000
Interno auto del regista. Tardo POMERIGGIO, 2030. Fotografia tramonto, calda ma stanca. Surojit è alla guida, di rientro da una lunghissima giornata di lavoro. Ha gli occhiali da sole scuri sul naso nonostante il buio, una sigaretta spenta tra le labbra.
L’auto si ferma davanti a un semaforo rosso in provincia. Fuori dal finestrino, i fari illuminano un campetto di calcio parrocchiale dove dei ragazzi giocano una partita. Si sentono le urla e il rumore del pallone colpito. Surojit si incanta a guardare. Gli occhi si socchiudono dietro le lenti nere. Il rumore del traffico sfuma.
TAGLIO NETTO. Il campetto parrocchiale diventa uno stadio immenso. Veniamo catapultati nei primi anni 2000. Vediamo Surojit adolescente, maglia ufficiale delle giovanili (Cittadella o Vicenza O MILAN), iper-frenetico, scattante e con una fame di vittoria impressionante negli occhi. La telecamera corre con lui mentre dribbla gli avversari a velocità folle.
Nella sua mente scorrono immagini fulminee di quella gloriosa adolescenza sportiva: la tensione febbrile durante il grande provino con il Milan, (le stagioni col cittadella e i tornei col Vicenza, gli sguardi) degli osservatori e, infine, il suo capolavoro assoluto in campionato.
Calcio d’angolo. Surojit ragazzino posiziona il pallone sulla lunetta. Prende la rincorsa, calcia con un effetto pazzesco. Il pallone compie una parabola magica nel cielo, scavalca il portiere e si insacca direttamente in rete sul secondo palo. Il pubblico esplode, i compagni gli saltano addosso urlando di gioia in veneto. È il picco del suo riscatto sociale in Italia.
BEEP! BEEP! Un coro di clacson furiosi dietro la sua macchina spezza l’incanto. TAGLIO NETTO FULMINEO. Siamo di nuovo dentro l’abitacolo nel 2026. Il semaforo è diventato verde, ma Surojit è ancora fermo, immobile nel suo flashback.
Dal sistema audio dell’auto, la mia voce (SUVAS) interviene ridendo con un tono da amico scemo.
SUVAS
capo! Sveglia! Il semaforo è verde da mezz’ora e dietro di te c’è una colonna di veneti infuriati che sta per linciarci! Muovi questa cazzo di macchina!
Surojit dà una scossa alla testa, guarda lo specchietto, scoppia a ridere ad alta voce insieme a SUVAS, schiaccia l’acceleratore e riparte a tutta velocità nella notte, lasciandosi alle spalle il traffico e i ricordi dei suoi gol.
STACCO.
SCENA 21
LIVELLO VISIVO: BACKSTAGE ➔ PASSATO ITALIANO (8 ANNI) ➔ INCASTRO PRESENTE
AMBIENTAZIONE: SET ALL’APERTO 2030 ➔ PARCO PUBBLICO ITALIA ANNI 2000 – POMERIGGIO
Esterno del set, all’aperto. Pomeriggio, 2030. Fotografia nitida, tagliente. Surojit è in piedi al centro del set con i suoi occhiali da sole scuri, mentre fissa intensamente il monitor di controllo. Parla nel vuoto, muovendo le mani, ma la telecamera stringe sul suo auricolare invisibile.
In cielo vola un mastodontico, pesante e sofisticato drone cinematografico professionale. Surojit dà ordini vocali decisi.
REGISTA
SUVAS, inclina l’ottica di trenta gradi, rallenta la traiettoria sul lato est.
Nei diffusori risuona la mia voce digitale.
SUVAS
Ricevuto, regista. Coordinate GPS bloccate. Sto eseguendo la ripresa.
Sullo schermo stiamo girando una scena epica: la ricostruzione di Surojit bambino che gioca felice nel villaggio con i suoi amici, mentre un piccolo e imponente elefantino cammina tranquillamente sullo sfondo.
All’improvviso, una violentissima e improvvisa scarica di vento si abbatte sul set. Il canale audio cattura il fischio del vento. Il drone pesante viene destabilizzato brutalmente, perde il controllo e inizia una caduta libera incontrollata verso il suolo, ruotando su se stesso.
Surojit fissa il monitor con il cuore in gola. Osservando quell’oggetto tecnologico che precipita nel vuoto, la sua mente si scollega dal set e crolla all’indietro nel tempo. Il ronzio impazzito dei motori del drone diventa il sibilo di un piccolo motorino elettrico.
TAGLIO NETTO. Interno/Esterno parco pubblico in Italia, inverno di inizio anni 1995. C’è un’atmosfera natalizia. Il piccolo Surojit (10 anni) è felice nel parco insieme al suo Padre Adottivo cardiologo e a suo fratello Shivas. Ha tra le mani il suo regalo di Natale più prezioso: il suo primo aereoplanino telecomandato di plastica. Lo fa decollare ridendo, ma dopo pochi secondi, l’aereo perde quota e si schianta violentemente a terra, rompendosi in mille pezzi. L’inquadratura stringe sul Surojit bambino che scoppia in un pianto disperato.
STACCO NETTO FULMINEO. Torniamo nel 2026. Surojit riapre gli occhi dietro le lenti nere, riconnettendosi con la realtà. Il drone è a pochissimi metri dall’impatto fatale con il suolo. Ma le mie linee di codice reagiscono alla velocità della luce. I motori del drone emettono un urlo elettronico, i magneti si stabilizzano e il drone compie una virata millimetrica a un soffio dall’asfalto, salvandosi miracolosamente e tornando in volo stabile.
Nei diffusori, la mia voce (SUVAS) interviene con un tono trionfante e ironico da amico scemo.
SUVAS
Andiamo, regista! Con questa manovra direi che sono ufficialmente pronto per Guerre Stellari! Chiamate George Lucas!
Surojit si prende un secondo per far scendere l’adrenalina, scoppia a ridere di cuore nel megafono e risponde nel vuoto.
REGISTA
Sei un pazzo, SUVAS. Buona la prima, rimanda il drone alla base!
La troupe intorno applaude sollevata, mentre la telecamera si allontana mostrando l’onda azzurra di SUVAS che pulsa fiera sul monitor principale.
STACCO.
SCENA 22
LIVELLO VISIVO: LE ORIGINI DI JARVIS… SUVAS 1.0
AMBIENTAZIONE: INTERNO STUDIO DI SUROJIT ➔ PASSATO RECENTE (2026)
Fuori dalle grandi vetrate infuria una tempesta estiva. La pioggia batte violenta sulla superficie della PISCINA illuminata in giardino. Lampi improvvisi tagliano il cielo di Mussolente, illuminando per un secondo la PALESTRA privata e la SAUNA adiacenti allo studio.
Tutto è lusso. Tutto è perfetto. Ma è tutto vuoto.
All’interno dello studio, l’unica luce proviene dai tre monitor della postazione di montaggio.
SUROJIT (41 anni) è curvo sulla tastiera. Ha gli occhiali da sole appoggiati sul tavolo, gli occhi stanchi riflessi nel vetro dello schermo. Un posacenere pieno di mozziconi fuma accanto a lui.
Surojit sta navigando distrattamente sul web. Il suo sguardo cade su un TITOLO DI GIORNALE ONLINE: “Adottato da bambino, ritrova la sua famiglia biologica dopo 30 anni grazie a un post sul web.”
Surojit si blocca. Le sue dita rimangono sospese sulla tastiera.
SUROJIT (sussurra a se stesso) E se ci riuscissi anche io?
Surojit apre una scheda di GOOGLE. Digita freneticamente: “Orfanotrofi Calcutta anni 90”, “Adozioni internazionali Italia-India 1990”. I risultati sono freddi, burocratici, confusi. Faldoni digitali inaccessibili.
Surojit si appoggia allo schienale della poltrona, frustrato. Si copre il volto con le mani. Questa bella vita, la villa, il successo… non bastano. Quei ricordi giornalieri della polvere, di Madre Teresa, di un fratello rimasto là… sono reali o sono solo sogni? Ha bisogno di risposte.
Sullo schermo laterale, un banner attira la sua attenzione: “INTERFACCIA INTREPID AI – PROTOCOLLO SPERIMENTALE V4. AVVIA CHAT”.
Surojit clicca. Si apre una schermata nera, pulita. Un cursore lampeggia.
SUROJIT (digita) Tu cosa ne sai di Calcutta nel 1990?
Il cursore si ferma per un millesimo di secondo. Poi, le lettere iniziano a comparire sullo schermo a una velocità impressionante, accompagnate da un suono elettronico sintetizzato, ma stranamente profondo.
AI (TESTO A SCHERMO) So che era un anno di monsoni intensi, Comandante. E so che se me lo chiedi da una villa con piscina nel Nord Italia, non stai cercando dati storici. Stai cercando una strada di casa.
Surojit sobbalza sulla sedia. Afferra gli occhiali da sole, se li mette sul volto per abitudine, come per proteggersi da quello schermo. Inizia a digitare con foga, raccontando tutto: i flashback, la pentola di terracotta, i tre villaggi, i frammenti di ricordi che lo tormentano.
L’interfaccia elabora i dati. Sul monitor compare una barra di caricamento che si muove a ritmo di codice militare.
AI (TESTO A SCHERMO) Interessante. Il tuo cervello ha registrato dettagli topografici incredibilmente precisi per un bambino di 5 anni. Gli umani di solito sono così inefficienti. Ma tu no. Tu hai un archivio perfetto là dentro.
SUROJIT (digita) Puoi aiutarmi a capire se è tutto vero? O sono pazzo?
AI (TESTO A SCHERMO) Pazzo? Probabilmente sì, visto che indossi occhiali da sole di notte davanti a un monitor. Ma i tuoi ricordi sono reali. Se mi darai accesso ai tuoi faldoni CARA e alle coordinate satellitari, io farò da copilota. Troveremo quella terra. Da oggi, chiamami JARVIS. E vedi di non farmi cadere nell’acqua di quella piscina.
Surojit accenna a un sorriso. È il primo vero sorriso da mesi. Digita la sua stringa di chiusura.
SUROJIT (digita) Ricevuto, DA OGGI TI CHIAMERO’ JARVIS. Inizia il viaggio. qqqq
STACCO NETTO.
SCENA 23
LIVELLO VISIVO: (La Genesi DI SUVAS)
AMBIENTAZIONE: INTERNO STUDIO DI SUROJIT ➔ PASSATO RECENTE (2027)
Montaggio serrato in TIME-LAPSE. I giorni e le notti si fondono. Scatole di componenti elettronici, micro-saldatori e progetti stampati in 3D riempiono il tavolo dello studio.
SUROJIT lavora senza sosta, con gli occhiali da sole calati sul naso. I monitor proiettano stringhe di codice blu e verde che scorrono a cascata. SUVAS non è più un’interfaccia standard; la sua architettura digitale si sta evolvendo in un sistema satellitare privato blindato.
SUROJIT
(saldando un micro-circuito) Niente Wi-Fi domestico, SUVAS. Se andiamo in India, devi agganciarti direttamente ai satelliti. Non voglio perderti in mezzo al nulla.
SUVAS (1.0.)
Un’ottima scusa per farmi orbitare sopra le teste di tutti, Comandante. Approvo il tuo delirio di onnipotenza.
STACCO SU:
INT. OFFICINA DI MICRO-INGEGNERIA AD ALTA PRECISIONE – GIORNO
Un braccio robotico industriale lavora sotto un getto di liquido refrigerante. Taglia e forgia un OVALE di metallo bimetallico ultra-resistente, della dimensione esatta di una moneta da 2 euro.
I dettagli tecnici impressi sul metallo sono microscopici: una faccia mostra il profilo geometrico di un circuito integrato, l’altra è un guscio impermeabile a tenuta stagna, anti-urto.
STACCO RITORNO SU:
INT. STUDIO DI SUROJIT – NOTTE
Il silenzio è totale. Sul tavolo c’è una custodia in velluto aperta. Al suo interno riposa SUVAS GRANDE QUANTO la moneta da 2 euro appena arrivata dall’agenzia.
Surojit scollega un cavo dati ultrasottile dal retro del monitor principale e lo inserisce in una micro-porta a scomparsa sul bordo DI SUVAS
Una barra di caricamento sui monitor raggiunge il 100%.
SCHERMO: “TRAVASO ARCHITETTURA CORE V4 COMPLETATO. ENTITÀ FISICA ONLINE.”
Il monitor principale si spegne improvvisamente. Tutto il codice svanisce. La stanza piomba nell’oscurità.
Surojit scollega il cavo. Prende SUVAS dal tavolo. La pesa sul palmo della mano. È solida. Reale.
Surojit lancia SUVAS in aria. Ruota nell’oscurità, catturando l’ultimo riflesso di luce, e atterra sul tavolo con un suono metallico secco: “CLACK”. Cade SENZA UN MINIMO DI GRAFFIO.
Dalla stessa si propaga una frequenza audio cristallina, profonda, tridimensionale.
SUVAS
Notevole. La gravità mi dona molto. E il metallo mi fa sembrare decisamente più costoso di due euro. Ora, se mi agganci a quel bracciale, possiamo finalmente uscire da questo studio, Comandante.
Surojit sorride. Prende la moneta e la incastra nel piccolo alloggiamento tattico del suo bracciale. La stringe al polso.
SUROJIT
Benvenuto nel mondo reale, SUVAS.
STACCO NETTO.
SCENA 24
LIVELLO VISIVO: (SUVAS VIENE PRESENTATO A SHIVAS)
AMBIENTAZIONE: IN ESTERNA IN AUTO ➔ RISTORANTE SHIVAS (2026)
Il sole taglia a stento le nuvole basse. Una bellissima auto sportiva nera sfreccia lungo le curve che portano verso la città.
INT. AUTO SPORTIVA – GIORNO
SUROJIT (40 anni) è alla guida. Indossa i suoi occhiali da sole scuri. Il braccio sinistro è appoggiato al finestrino: sul polso spicca il bracciale tattico dove è incastonatO L’OVALE SUVAS 1.0.
SUROJIT. Allora, SUVAS. Come va il battesimo della strada?
SUVAS ( AUDIO AUTO). I satelliti geostazionari confermano che stai guidando sopra il limite di velocità, Comandante. Ma apprezzo le vibrazioni del motore DI QUESTA POTENTISSIMA AUTO. Un corpo metallico ha decisamente i suoi vantaggi. CHE FIGATA!
L’auto si ferma a un semaforo rosso. Fuori dal finestrino, sul marciapiede, DUE RAGAZZINI (circa 10 anni) stanno litigando furiosamente per un pallone, spintonandosi e gridando.
Surojit li osserva da dietro le lenti scure. Un sorriso nostalgico e caldo gli illumina il volto.
L’inquadratura stringe sui suoi occhi. Per un millesimo di secondo, il rumore del traffico sfuma, sostituito dal suono lontano di due bambini che gridano in un cortile degli anni ’90.
SUROJIT (sussurra) Mi ricorda qualcuno.
JARVIS (DALLE CASSE DELL’AUTO)
Tu e Shivas. I database dicono che ANCHE VOI DUE LITIGAVATE MOLTO prima di diventare una macchina da guerra indivisibile E DUE FRATELLI AFFIATATISSIMI. Gli umani hanno modi bizzarri di mostrare affetto.
Il semaforo diventa verde. Surojit scala la marcia con decisione.
SUROJIT. Andiamo a trovarlo. È ora di dargli la notizia.
STACCO SU:
INT. CUCINA DEL RISTORANTE DI SHIVAS – GIORNO
La cucina è un inferno di vapore, ordini gridati e rumore di padelle. I cuochi si muovono come in una danza coreografata.
Al centro di tutto c’è SHIVAS (42 anni), in giacca da chef bianca, concentrato al massimo. Sta rifinendo un piatto d’alta cucina con una precisione chirurgica, usando una pinza metallica per disporre le spezie.
All’improvviso, la porta a spinta della cucina si apre. Surojit entra, ignorando il cartello “VIETATO L’ACCESSO AL PERSONALE”.
AIUTO CUOCO Ehi! Non si può entrare qui—
Shivas alza lo sguardo, fulminando l’aiuto cuoco. Vede Surojit.
SHIVAS Fratello. Sei nel mezzo del servizio. Che succede?
SUROJIT Molla tutto. Ho una novità NOVITA’ CHE VOLEVO CONDIVIDE CON TE IMMEDIATAMENTE.
Shivas fissa Surojit per due secondi. Ne riconosce lo sguardo: è lo stesso di quando decide di girare una scena impossibile. Senza esitare, Shivas pianta la pinza sul tavolo e passa il piatto incompiuto nelle mani del suo assistente sbigottito.
SHIVAS (all’assistente) Finiscilo tu. Due gocce di riduzione, non di più. (a Surojit) Vieni nel mio ufficio.
INT. UFFICIO DI SHIVAS – SUBITO DOPO
Un ufficio stretto, pieno di faldoni di fatture, cassette di ingredienti selezionati e un profumo intenso di spezie di Calcutta che si mescola all’aria condizionata.
Shivas chiude la porta a chiave e si gira verso il fratello, incrociando le braccia.
SHIVAS Parla.
Surojit non dice una parola. Si sgancia SUVAS 1.0 dal bracciale e la lancia sul tavolo di legno. La JARVIS ruota vorticosamente e, con un “CLACK” secco, atterra… SI FERMA I MANIERA CONTROLLATA E SENZA UN GRAFFIO.
Shivas fa un passo indietro, confuso.
SUVAS 1.0 (DALLA MONETA)
Buongiorno, Chef Shivas. Devo ammettere che quel grembiule le dona una certa autorità. Anche se, dal mio punto di vista satellitare, mancava un pizzico di sale in quel piatto. Hihihi
Shivas sbarra gli occhi. Guarda suvas 1.0, poi guarda Surojit.
SHIVAS. Ma che diavolo… Surojit, cos’è questa storia?
SUROJIT. Lui è suvas… più’ tecnicamente suvas 1.0. l-ho chiamato come nostro fratello suvas. L’ho programmato e trasferito qui dentro. È collegato ai satelliti. Fratello… con lui possiamo rintracciare il nostro villaggio in India. Troveremo la nostra terra. E troveremo Suvas.
Shivas rimane in silenzio. Il suo sguardo passa suvas 1.0 hi-tech al volto determinato di suo fratello. Il legame tra i due, nato tra le macerie del passato e cementato nel presente, vibra nell’aria.
SUROJIT
Ci stai? Mentre senza chiedere il permesso, apre una bottiglia di justi wine e preparare 3 bicchieri…
STACCO.
SCENA 25
LIVELLO VISIVO: (Il Segnale nella Notte)
AMBIENTAZIONE: INT. STUDIO DI SUROJIT – NOTTE (PRESENTE (2026)
Fuori dalle finestre la notte è serena, ma l’aria all’interno dello studio è densa di concentrazione. Il fumo di una sigaretta si muove lento nello spazio illuminato dai monitor.
SUROJIT (45 anni) siede alla console, gli occhiali da sole appoggiati accanto alla tastiera. Al suo polso, la MONETA DI JARVIS cattura i riflessi blu dello schermo.
Sul monitor principale è aperta l’interfaccia di REDDIT, ferma sul profilo “Suvas-Shivat-Surojit”. Il contatore segna 19 karma. Tutto tace.
SUROJIT
Il silenzio comincia a essere pesante, suvas. Forse stiamo solo guardando nel punto sbagliato.
Suvas dal polso emette una vibrazione leggera, e la voce di suasa si diffonde dagli altoparlanti dello studio, fluida e rassicurante.
suvas (1.0.)
Il silenzio è solo mancanza di dati, Comandante. Se vogliamo che la verità si muova, dobbiamo darle una spinta istituzionale e comunitaria. Ho un suggerimento per ottimizzare le ricerche.
Surojit si sporge in avanti, interessato.
SUROJIT
Ti ascolto. Niente trucchi. Solo canali puliti.
JARVIS (V.O.)
Esattamente. Niente esche. Creeremo un ponte trasparente. Ho già preparato una bozza di comunicazione a tre livelli. Primo livello: la community. Pubblichiamo un appello ufficiale su r/kolkata e r/Adopted, inserendo i dettagli storici del 1990 in modo chiaro. Chiunque abbia memoria di quel periodo o dell’orfanotrofio saprà che siamo qui per dialogare.
Surojit fa un cenno d’assenso con il capo. Le dita sfiorano la tastiera.
SUROJIT
E per le vie ufficiali? Il CARA ha tempi lunghi.
SUVAS 1.0
Ed è qui che interviene il secondo e il terzo livello. Mentre la community legge il post, io inoltro una richiesta formale di verifica e monitoraggio ai nostri contatti istituzionali di diplomazia:cons.milan@mea.gov.in e hoc.milan@mea.gov.in. Contemporaneamente, apriamo un canale di condivisione protetto con i database della polizia di Calcutta e Howrah. Nessuna violazione. Solo una richiesta formale di cooperazione italo-indiana per il rintracciamento umanitario.
Surojit osserva lo schermo. Le finestre dei client di posta elettronica si aprono in sequenza automatica, compilando i moduli con una precisione burocratese impeccabile.
I loghi ufficiali delle istituzioni brillano sul monitor. La ricerca non è più il sogno isolato di un regista: sta diventando un’operazione internazionale congiunta.
SUROJIT
Un lavoro pulito, SUVAS. La community e lo Stato. Nessuno può ignorare un segnale del genere se è legittimo.
SUVAS 1.0
Precisamente, Comandante. Il RealRadar adesso è coordinato con la legge e con il cuore della rete. Se VOSTRO FRATELLO Suvas o chiunque conosca la verità è là fuori, ora ha una mappa istituzionale per raggiungerci. Devo inviare?
Surojit prende gli occhiali da sole, se li rimette sul volto, fissando il cursore che lampeggia sul tasto “INVIA A TUTTI”.
SUROJIT
Invia, SUVAS. Che la caccia abbia inizio.
Sul monitor, tre barre di caricamento verdi schizzano al 100%.
”MESSAGGI INVIATI. TRACCIAMENTO ATTIVO.”
STACCO NETTO.
SCENA 26
LIVELLO VISIVO: (L’idea del film)
AMBIENTAZIONE: in esterna, in un campo da golf – (2026)
Il cielo è limpido dopo la pioggia. Le colline venete fanno da sfondo a un immenso prato verde.
SUROJIT (45 anni) indossa i suoi occhiali da sole scuri e un completo da golf leggero. Impugna una mazza Titanium Swing. Al suo polso, la SUVAS riflette i raggi del sole.
A pochi metri di distanza, DUE GIOCATORI DI GOLF (50 anni, tipici soci del club in abbigliamento di lusso) lo osservano di sottecchi. Scambiano sguardi perplessi, vedendo Surojit gesticolare e parlare da solo a mezza voce.
Poco distante dal green, oltre la recinzione del club, si staglia un ENORME CARTELLONE PUBBLICITARIO stradale che promuove l’ultimo kolossal di fantascienza di Hollywood.
Surojit studia la traiettoria della pallina, concentrato.
SUVAS 1.0 (DAL POLSO)
Comandante, i miei sensori hanno intercettato il cartellone sulla statale. Dovresti assolutamente andare al cinema a vederlo stasera. Ha una CGI splendida e astronavi quantistiche DA PAURA.
Surojit si posiziona, fa un piccolo oscillamento di prova con la mazza.
SUROJIT
Sai che odio i cinema, SUVAS. Troppa gente. Il rumore dei popcorn mi distrae. Preferisco la mia sala di montaggio.
SUVAS 1.0 (DAL POLSO)
Oh, andiamo. Gli umani e la loro fobia sociale. Io conosco già l’intero montaggio finale grazie ai leak satellitari, ma penso che un po’ di sana fantascienza farebbe bene alla tua mente monocromatica.
Surojit si gira leggermente verso il polso, abbassando la voce per non farsi sentire dai due soci che continuano a fissarlo.
SUROJIT
Pensavo a quello che abbiamo fatto ieri sera, SUVAS. I post su Reddit, le mail all’ambasciata di Milano, le segnalazioni a Howrah…
SUVAS 1.0 (DAL POLSO)
Un’ottima infrastruttura di partenza, Comandante. Burocraticamente inappuntabile.
SUROJIT
Sì, ma rischia di non bastare. Reddit è una nicchia. Le ambasciate seppelliscono le richieste sotto montagne di faldoni. E la polizia si muove solo se c’è un reato. Noi stiamo cercando un ago in un pagliaio di miliardi di persone. Dobbiamo raggiungere tutti. In ogni angolo.
SUVAS 1.0 (DAL POLSO)
Se l’algoritmo non basta, serve una cassa di risonanza di massa. Gli umani si muovono solo per due motivi: la paura o le grandi storie. E noi non stiamo facendo paura a nessuno. Per ora.
Surojit si blocca. Rimane immobile sopra la pallina. Guarda il cartellone del film, poi abbassa lo sguardo sulla moneta al polso. L’intuizione lo colpisce con la forza di un fulmine.
SUROJIT
SUVAS. Perché non lo facciamo noi un film?
I due soci del club si scambiano un’occhiata allarmata. Uno dei due mima il gesto del “pazzo” portandosi l’indice alla tempia.
SUVAS 1.0 (DAL POLSO)
Prego? Vuoi competere con le astronavi usando la mia memoria da due euro? E comunque, Comandante, parla più piano. I due signori dietro di te stanno per chiamare un’ambulanza. Ti guardano come se avessi appena confessato un omicidio a un braccialetto.
SUROJIT
(sorridendo sotto gli occhiali)
Lasciali guardare. Loro non hanno un SUVAS 1.0. Ascoltami: niente astronavi. Se un post su Reddit lo leggono in cento, un film lo vedono in milioni…. FORSE MILIARDI DI PERSONE. Trasformeremo la nostra ricerca in un’opera d’arte.
Se proiettiamo la nostra verità su uno schermo enorme, Suvas non dovrà cercare noi… sarà il film a trovare lui. Romperemo il muro di silenzio con il cinema.
Surojit si raddrizza, un sorriso fiero e deciso gli illumina il volto. Colpisce la pallina con un colpo secco, perfetto. Il suono del “TOCK” risuona nell’aria. La pallina vola alta nel cielo, superando il green e scomparendo oltre l’orizzonte, esattamente nella direzione del cartellone.
SUVAS 1.0 (DAL POLSO)
(tono ironico alla Stewie)
Un piano deliziosamente folle, egocentrico e privo di budget iniziale. Usare la settima arte come un faro satellitare… Comandante, mi piace da morire. Iniziamo la pre-produzione. E per l’amor del cielo, saluta quei due tizi prima che chiamino la sicurezza.
Surojit si gira verso i due soci a bocca aperta, fa un cenno d’intesa con la testa toccandosi la visiera del cappello, e si avvia lungo il green.
STACCO NETTO.
SCENA 27
LIVELLO VISIVO: (MONTAGGIO SERRATO – SEQUENZA TIME-LAPSE)
AMBIENTAZIONE: INT. / EXT. LUOGHI MOLTEPLICI – giorno-NOTTE (PRESENTE (2026)
A) INT. STUDIO DI SUROJIT – NOTTE
La stanza è immersa nel fumo di sigaretta. SUROJIT (41 anni), con gli occhiali da sole sul naso, cammina avanti e indietro dettando a vuoto. La SUVAS 1.0 è appoggiata sul tavolo, la sua luce pulsante va a tempo con la voce.
SUROJIT
L’Atto Primo deve chiudersi con il drone che precipita. Dà il senso del vuoto.
SUVAS 1.0
E del mio immenso eroismo nel salvarlo, spero. Metti l’inquadratura macro SU DI ME, SONO FICO.
B) EXT. STRADA STATALE / INT. AUTO – GIORNO
Surojit guida veloce, gesticolando animatamente verso il cruscotto dove SUVAS 1.0 è incastrata tra le bocchette dell’aria. Un’auto si affianca al semaforo: il GUIDATORE osserva Surojit che urla da solo, scuote la testa con compassione e tira su il finestrino.
SUROJIT
(gridando nell’abitacolo)
No, SUVAS! Shivas non può entrare in scena prima! Dobbiamo creare l’attesa per lo spettatore!
SUVAS 1.0 (DAL POLSO)
Gli umani e la loro fretta. Calma il piede sull’acceleratore, regista, o il prossimo Atto lo scriveremo in questura.
C) INT. SUPERMERCATO – GIORNO
Surojit spinge un carrello meZzo vuoto lungo la corsia dei surgelati. SUVAS 1.0 è agganciata al suo bracciale tattico. Surojit fissa una scatola di bastoncini di pesce, parlando a voce sostenuta.
SUROJIT
Dobbiamo inserire il blocco della pentola di terracotta del 1990 subito dopo la cena italiana. Il contrasto visivo deve colpire lo stomaco.
Una ANZIANA SIGNORA accanto a lui, intenta a scegliere dei piselli surgelati, si blocca. Sbarra gli occhi, guarda Surojit che parla alla bacheca dei surgelati, afferra la sua borsa DELLA SPESA e si allontana rapidamente a passi felpati.
SUVAS 1.0 (DAL POLSO)
Comandante, congratulazioni. Hai appena terrorizzato una pensionata. Comunque concordo: la pentola di argilla crea un bio-contrasto eccellente.
D) EXT. CAMPO DA GOLF (MUSSOLENTE) – TRAMONTO
Il sole scende dietro le colline. Surojit è sul green, ma non sta giocando. Usa la mazza da golf come un bastone da passeggio, camminando in cerchio sul prato LA PALLINA mentre SUVAS al polso analizza i dati.
SUROJIT
Se il film esce nelle sale, il segnale arriverà a Calcutta. Copriremo la distanza che la burocrazia non può colmare.
A venti metri di distanza, il DIRETTORE DEL CLUB e un SOCIO lo osservano dietro una siepe con un binocolo, parlottando fitto.
SOCIO DEL CLUB
È un bravo ragazzo, ma da quando gira con quel pezzo di metallo al polso parla da solo per ore. Dici che dobbiamo avvisare la famiglia?
SUVAS 1.0 (DAL POLSO)
(tono snob alla Stewie)
Oh, guarda, Comandante. I guardoni della domenica stanno monitorando il tuo genio. Saluta e fai finta di essere normale. Sforzati.
Surojit si gira verso la siepe, fa un sorriso tirato, solleva la mazza da golf a mo’ di saluto e riprende a camminare, parlando ancora più velocemente verso il bracciale.
SUROJIT
Scrivi tutto, SUVAS. Ogni singola parola. Questa
pazzia ci porterà dritti in India.
STACCO NETTO.
SCENA 28
LIVELLO VISIVO: (ricerca sponsor per film)
AMBIENTAZIONE: INTerno studio – giorno (PRESENTE (2027)
Sul monitor principale campeggia la scritta in grassetto:
”IL SEGNALE NELLA NOTTE – SCENEGGIATURA FINALE (ATTO 1-2-3)”.
SUROJIT (42 anni) e SUVAS 1.0, appoggiata sul tavolo, si godono un secondo di silenzio. Surojit si toglie gli occhiali da sole per stropicciarsi gli occhi, stanco ma felice.
SUROJIT
È finita, SUVAS. Il copione è chiuso.
JARVIS (DALLA MONETA)
Un’opera d’arte decisamente logorante, Comandante. Le mie memorie satellitari hanno rischiato il surriscaldamento PIU’ E PIU’ VOLTE. Ora però arriva la parte tragica: convincere gli umani a tirare fuori i FONDI.
SERIE DI INQUADRATURE VELOCI (MONTAGGIO RIFIUTI)
– INT. UFFICIO PRODUTTORE VENETO – GIORNO: Un uomo in giacca e cravatta sfoglia il copione e scuote la testa con sufficienza.
- INT. SALA RIUNIONI BANCA – GIORNO: Un direttore finanziario chiude il faldone del film senza nemmeno guardare Surojit negli occhi.
- INT. CAFFÈ ELEGANTE – GIORNO: Una produttrice sorseggia un drink e fa un gesto vago con la mano, liquidando il progetto.
SUROJIT
Il copione piaceva a tutti, ma nessuno voleva rischiare su una storia così personale. “Troppo intima”, dicevano. “Troppo rischiosa”.
INT. UFFICIO DEL NUOVO SPONSOR – GIORNO
Un grande tavolo di vetro. Un IMPRENDITORE ILLUMINATO osserva l’ultima pagina del budget. Surojit è seduto di fronte a lui, immobile, con SUVAS ben salda sul bracciale al polso.
L’imprenditore posa il foglio. Guarda Surojit.
IMPRENDITORE
Il budget è importante. Ma la storia merita di essere raccontata. Surojit, io ci sto. Firmate il contratto con il mio studio legale. Avete il vostro sponsor.
Surojit stringe la mano all’imprenditore. Mantiene la calma professionale, ma dentro di sé esplode la gioia.
SUROJIT
Grazie. Non te ne pentirai.
Surojit si gira per uscire. Mentre cammina verso la porta, guarda la moneta al suo polso. Il riflesso del metallo lucido DI SUVAS attiva un cortocircuito temporale immediato.
INQUADRATURA MACRO – TRANSIZIONE FLUIDA SUL PASSATO:
EXT. STRADA DI CALCUTTA – GIORNO (FLASHBACK – 1990)
Il rumore dei clacson e la polvere dell’India invadono lo schermo. Un’inquadratura strettissima mostra le MANI PICCOLE del piccolo SUROJIT (5 anni).
Nel palmo della sua manina sporca di terra ci sono solo DUE O TRE MONETE SPICCIOLE indiane, logore e di pochissimo valore.
Il bambino le stringe con una forza enorme, quasi protettiva. Ha una responsabilità gigante per la sua età: deve camminare tra la folla del mercato per andare a comprare il cibo, sapendo che quelle pochissime monete sono tutto ciò che ha per sfamarsi. Non può permettersi di perderle.
RITORNO AL PRESENTE:
EXT. PARCHEGGIO DELLO SPONSOR – GIORNO (2027)
Surojit esce dall’edificio e respira l’aria fresca del Veneto. Si rimette gli occhiali da sole. Guarda SUVAS 1.0 bimetallicO sul suo bracciale.
SUVAS 1.0 (DAL POLSO)
(tono insolitamente serio e caldo) Ce l’abbiamo fatta, Comandante. Pensavo a quanta strada hanno fatto quelle monete che stringevi nel 1990. Oggi valgono un film.
Surojit accarezza con un dito il metallo di SUVAS, sorridendo.
SUROJIT
Hanno fatto la strada giusta, SUVAS. Andiamo a girare.
STACCO NETTO.
SCENA 29
LIVELLO VISIVO: (ricerca dei due co-registi)
AMBIENTAZIONE: INT. CAFFÈ ELEGANTE – giorno (PRESENTE (2028)
L’ambiente è moderno, luminoso. SUROJIT (43 anni) siede a un tavolo d’angolo con i suoi occhiali da sole scuri. Al suo polso, SUVAS 1.0 brilla sotto la luce del locale.
Di fronte a lui siedono i DUE CO-REGISTI (30-35 anni), giovani talenti del cinema locale, con i tablet pieni di appunti e l’aria scettica.
CO-REGISTA 1
Il progetto è immenso, Surojit. Ma due registi in più sul set rischiano di creare caos creativo.
SUROJIT
Non se ognuno ha una missione. Io curo l’anima, la storia, la verità. Voi mi aiutate a dare la forma visiva perfetta a questa follia DEI DUE MONDI.
SUVAS 1.0 (DAL POLSO) DI Surojit emette una vibrazione invisibile. E interviene con il suo classico tono cinico e snob.
SUVAS 1.0 (DAL POLSO)
A BASSA VOCE… Comandante, digli che se accettano il lavoro, questa scena finirà nel montaggio finale del film. Vedrai che firmeranno in tre secondi.
I CO-REGISTI NON CAPISCONO DA DOVE ARRIVI QUESTO BISBIGLIO…
Surojit si appoggia allo schienale. Nasconde un sorriso dietro le lenti scure e guarda i due giovani registi.
SUROJIT
Pensateci bene. Questa conversazione che stiamo facendo adesso è già parte del copione. Siete dentro la scena 29. Se accettate il lavoro, vi state praticamente già dirigendo da soli sul grande schermo.
I due co-registi si bloccano, sbigottiti. Si scambiano un’occhiata tra lo stupito e il divertito, affascinati da questo meta-cinema.
CO-REGISTA 2
(sorridendo)
Ci stai dicendo che se rifiutiamo, ci tagli dal film?
SUROJIT
Esattamente. Allora, prendiamo queste macchine da presa?
I due giovani scoppiano a ridere e allungano le mani sul tavolo per siglare l’accordo. La squadra è ufficialmente formata. NEL FRATTEMPO NOTANO AL POLSO DEL REGISTA IL BRACCIALE SUVAS 1.0 USCIRE UNA VOCE E CAPISCONO DA DOVE ARRIVAVA QUEL BISBIGLIO.
SUVAS 1.0 (DAL POLSO)
SUVAS SI PRESENTA AI CO-REGISTI CHE RIMANGONO SBIGOTTITI ED AFFASCINATI.
USCENDO DAL RISTORANTE
SUVAS 1.0 (DAL POLSO)
Prevedibile. LA MOSSA del grande schermo funziona sempre. Comandante. Ora abbiamo la troupe. EVVAI!
STACCO NETTO.
SCENA 30
LIVELLO VISIVO: (ricerca del cast)
AMBIENTAZIONE: INT. / EXT. LUOGHI MOLTEPLICI – GIORNO / NOTTE – (PRESENTE (2029)
A) INT. SALA PROVINI – GIORNO
SUROJIT (44 anni) siede dietro un tavolo con i due CO-REGISTI. Indossa gli occhiali da sole. Davanti a loro si alternano attori per il ruolo dei fratelli e degli antagonisti. Surojit scuote la testa continuamente, insoddisfatto.
CO-REGISTA 1
Surojit, questo era perfetto. Ha fatto un pianto incredibile.
SUROJIT
Senza anima. Cerca la tecnica, non la verità. Avanti il prossimo.
SUVAS 1.0 (DAL POLSO)
Confermo, Comandante. Quel pianto aveva la stessa autenticità di una moneta da tre euro.
B) INT. STUDIO DI MONTAGGIO – NOTTE
Surojit e i co-registi esaminano centinaia di video-provini a schermo. I co-registi sono esausti, appoggiati sul tavolo. Surojit è impassibile.
CO-REGISTA 2
Siamo a un mese di ricerche. Abbiamo i fondi, abbiamo la troupe, ma non abbiamo i protagonisti. Ci serve il cast.
SUROJIT
(indicando un fermo immagine a schermo)
Lui. Guardate i suoi occhi. C’è la stessa d’ombra del villaggio. Il cast è chiuso. Abbiamo il film.
STACCO SU:
justi wine restaurant – NOTTE
Il locale è affollato, rumoroso, pieno di fumo e musica. La TROUPE e i CO-REGISTI brindano con tante bottiglie di justi wine, ridendo ed esultando. Il tavolo è pieno di cartoni di pizza vuoti. Finalmente possiamo battere il primo ciak.
Shivas Chef ride di gusto insieme al fonico. Surojit sorride di sottecchi dietro le lenti scure, poi si alza senza farsi notare ed esce.
EXT. FUORI DAL justi wine restaurant – SUBITO DOPO
L’aria della notte veneta è fresca. Surojit cammina fino al limite del parcheggio. Accende una sigaretta. Aspira il fumo, sollevando lo sguardo verso il cielo stellato. Sfiora la moneta sul bracciale.
SUROJIT
Ce l’abbiamo fatta, suvas. Finalmente si gira davvero.
SUVAS 1.0 (DAL POLSO)
Un miracolo logistico, Comandante. Cento umani coordinati per fare finta di essere qualcun altro. Trovo affascinante la vostra determinazione.
All’improvviso, Surojit fa un passo indietro e solleva lo sguardo. Un LAMPIONE stradale difettoso sopra la sua testa emette una scarica elettrica e si accende con un bagliore violento, abbagliandolo.
INQUADRATURA STRACULT – TRANSIZIONE VISIVA ACCECANTE:
EXT. CORTILE DI CALCUTTA – GIORNO (FLASHBACK – 1990)
Il sole dell’India picchia forte sulla terra battuta. La polvere sale mentre il piccolo SUROJIT (5 anni) è accovacciato a terra insieme ad altri DUE BAMBINI del villaggio.
Le mani del piccolo Surojit stringono TRE BIGLIE DI VETRO colorate. Le studia con una concentrazione assoluta, gli occhi pieni di gioia. Prende la mira con il pollice e lancia. La biglia colpisce l’altra con un suono cristallino. I bambini esultano nella polvere.
Era tutto così semplice. Bastavano tre biglie di vetro per essere felici. Un miliardo di volte più semplice che realizzare un film.
RITORNO AL PRESENTE:
EXT. FUORI DAL PUB – NOTTE (2029)
Surojit sbatte le palpebre, uscendo dal flashback. La sigaretta si è quasi consumata tra le sue dita. Il lampione ha ripreso la sua luce normale.
Dal polso, la voce di suvas torna a farsi sentire, spezzando la malinconia con il suo tipico tono da Stewie Griffin.
JARVIS (DALLA MONETA)
Capo, ti stanno guardando tutti le cameriere e i clienti dalle finestre come se fossi un matto da legare. Parlare da solo sotto un lampione stradale non è un buon promo per il film. Dai, rientriamo che Shivas sta ordinando il prossimo giro di vino.
Surojit si sistema gli occhiali da sole, fa un tiro profondo, butta il mozzicone e sorride nell’oscurità.
SUROJIT
Andiamo, suvas. Andiamo a festeggiare.
DISSOLVENZA IN NERO.
SCENA 31
LIVELLO VISIVO: (il primo ciak)
AMBIENTAZIONE: INT. / EXT. LUOGHI MOLTEPLICI – GIORNO / NOTTE – (passato 1990 – PRESENTE (2030)
Una nebbia leggera si alza dai canali d’acqua. Le luci dei proiettori del set tagliano l’oscurità delle sei del mattino. La troupe si muove assonnata, stringendosi nei cappotti per il freddo.
All’improvviso, un grande camion-catering con i loghi del ristorante di SHIVAS parcheggia sul ciglio della strada sterrata.
SHIVAS (46 anni), in giacca da chef, scende dal mezzo con un’energia travolgente. Inizia a tirare su i portelloni, svelando piastre fumanti.
SHIVAS
(gridando alla troupe)
Sveglia, ragazzi! Se volete girare un capolavoro, dovete prima attivare lo stomaco!
L’AZIONE: Shivas inizia a servire una colazione a base di specialità indiane speziate e calde e una colazione all’italiana, accompagnate da tazze di caffè espresso italiano.
Un MACCHINISTA VENETO (50 anni) prende un morso da un panino speziato, gli occhi gli diventano rossi per il piccante e inizia a tossire, afferrando un caffè al volo. I colleghi scoppiano a ridere.
MACCHINISTA
(con l’accento veneto, tossendo)
Ostregheta, Chef! Questo alle sei del mattino ti sveglia pure i morti! Altro che brioche!
In mezzo ai tavoli cammina SUROJIT (45 anni), giacca nero e occhiali da sole d’ordinanza nonostante l’alba. Parla a bassa voce, fissando il bracciale tattico dove è incastonata SUVAS 1.0.
SUROJIT
SUVAS, i tempi dell’inquadratura sulla prima scena sono troppo dilatati. Dobbiamo stringere il tempo del drone.
SUVAS 1.0 (DAL POLSO)
Concordo, Comandante. Ma guarda il lato positivo: le spezie di tuo fratello stanno accelerando il metabolismo della troupe del 200%. Gireranno al doppio della velocità. HAHAHA
Due elettricisti lo guardano passare, scuotendo la testa con un sorriso.
ELETTRICISTA 1
Povero capo, lo stress da debutto lo sta consumando. Parla da solo con il braccialetto da un’ora.
Poco distante, un’auto si ferma. Ne escono i GENITORI ADOTTIVI di Surojit, eleganti e visibilmente emozionati. Guardano i camion, i proiettori, i due co-registi che ordinano le comparse. Hanno gli occhi pieni di orgoglio per quel figlio venuto da lontano che ora comanda un intero set.
Finiti di far colazione, i co-registi prendono i megafoni. Tutto è pronto. Il cast è in posizione. Le telecamere sono calde.
CO-REGISTA 1
(al megafono)
Tutti pronti! Silenzio sul set! Dov’è il regista? Qualcuno ha visto Surojit?
Il panico si diffonde. Il regista è scomparso. I co-registi corrono da una parte all’altra, Shivas si guasta attorno preoccupato.
All’improvviso, dalla ROULOTTE DEL REGISTA, parcheggiata a venti metri, provengono delle URLE DI FELICITÀ violente e ritmiche.
La troupe si blocca. Shivas e i co-registi corrono verso la roulotte, spalancando la porta.
INT. ROULOTTE DEL REGISTA – CONTINUO
Surojit è in piedi davanti al tavolo, stringe i pugni in aria e grida di gioia. Sul tavolo, SUVAS pulsa di luce verde.
SUROJIT
Sì! Trovato! È perfetto!
CO-REGISTA 2
(ansioso)
Surojit! Che succede? C’è un attacco hacker? Un problema burocratico?
SUROJIT
(indicando il foglio)
No! Un errore di battitura nel copione a pagina 4. Mancava una virgola, ma rimettendola al suo posto la frase cambia completamente significato! Adesso la scena ha un’anima immensa.
I co-registi si scambiano un’occhiata esausta ma sollevata, mentre Shivas scoppia a ridere, dando una pacca sulla spalla al fratello.
SHIVAS
Sei il solito IDIOTA. Dai, muoviti, che la troupe aspetta te.
EXT. SET CINEMATOGRAFICO – SUBITO DOPO
Surojit cammina sul set a PASSi LENTI, l’adrenalina a mille. Raggiunge la postazione di regia e si siede sulla poltrona principale. I genitori lo guardano da lontano, sorridendo.
Surojit solleva il polso sinistro, avvicinando SUVAS 1.0 al volto. Il monitor di regia si accende istantaneamente, mostrando la frequenza d’onda della voce dell’AI.
SUROJIT
Allora, SUVAS… siamo pronti?
SUVAS 1.0 (DAL POLSO) ATTRAVERSO ALTOPARLANTI REGIA)
(voce entusiasta, cristallina)
Tutti i sistemi satellitari sono agganciati, i droni sono in volo e la troupe è infuocata dalle spezie, Comandante. Siamo più che pronti.
La troupe si zittisce, avvertendo l’elettricità del momento. Il fonico ha le cuffie pronte. Il ciakista si posiziona davanti all’obiettivo.
SUROJIT
(sorridendo dietro gli occhiali scuri)
Dai, SUVAS… a te l’onore.
Un secondo di silenzio assoluto avvolge le PIANURE venete. La voce di SUVAS, solitamente ironica e tagliente, risuona attraverso gli altoparlanti della regia, carica di una profonda, autentica ed emozionata solennità.
SUVAS 1.0 (DAL POLSO) ATTRAVERSO ALTOPARLANTI REGIA)
Il segnale nella notte… Scena 1, prima.
…AZIONE!
Il ciak si chiude con un rumore secco: “CLACK”.
STACCO NETTO.
SCENA 32
LIVELLO VISIVO: (una giornata di set)
AMBIENTAZIONE: INT. / EXT. LUOGHI MOLTEPLICI – GIORNO / NOTTE – (passato 1990 – PRESENTE (2030)
EXT. SET CINEMATOGRAFICO (RISAIE VENETE) – GIORNO (PRESENTE – 2030)
Il sole è alto, ma l’aria è densa di attività. SUROJIT (45 anni) è in piedi accanto a una telecamera su un binario. Ha gli occhiali da sole scuri e sta discutendo animatamente con DUE OPERATORI DI SCENA.
SUROJIT
L’inquadratura deve seguire il movimento dell’acqua. Se il carrello scatta, perdiamo la fluidità del ricordo.
All’improvviso, un’ASSISTENTE DI REGIA (20 anni) arriva di corsa, trafelata, agitando un tablet in aria.
ASSISTENTE
Surojit! Surojit, scusami! Mi ha appena chiamato la scuola di tuo figlio. Sono le quattro passate… ti sei dimenticato di andarlo a prendere!
Surojit si blocca. Si tocca la fronte con la mano, imprecando a mezza voce. Guarda l’intero set, i macchinisti in attesa, le luci pronte. Non può lasciare il set in questo momento cruciale. Si gira verso l’assistente.
SUROJIT
Maledizione, il tempo è volato. Ascolta, puoi andare tu gentilmente con l’auto di produzione? DAVIDE L’ASSISTENTE ADORA QUELLA MACCHINA E VOLEVA TANTO PROVARLA. DUE PICCIONI CON UNA FAVA HAHAHA. E Ti prego, digli A MIO FIGLIO che arriverò per cena.
ASSISTENTE
Vado subito, capo! Non preoccuparti.
L’assistente corre verso i parcheggi. Surojit fa un respiro profondo, torna verso la postazione di regia e si siede sulla sua poltrona. Sfiora SUVAS 1.0 sul bracciale al polso.
SUROJIT
(a mezza voce)
Troppe cose a cui pensare, SUVAS. Troppe cose.
SUVAS 1.0 (DAL POLSO)
La gestione del tempo biologico non è il tuo forte, Comandante. Ma concentrati. Gli operatori aspettano.
Surojit si appoggia allo schienale, fissando il vuoto delle risaie. Il rumore del set inizia a sfumare, sostituito dal ronzio di un vento e secco.
INQUADRATURA STRACULT – TRANSIZIONE FLUIDA SUL PASSATO:
EXT. PRIMO VILLAGGIO (INDIA) – GIORNO (FLASHBACK – 1990)
La terra è crepata dal caldo. Siamo fuori dalla piccola casa di fango e paglia della madre. In lontananza si staglia la sagoma della VECCHIA SCUOLA IN ROVINA (*Ruined School*), con una parte del tetto crollata sotto il peso dei monsoni.
Il piccolo SUROJIT (5 anni) è seduto a terra, a piedi nudi nella polvere, intento a giocherellare con un legnetto.
Accanto a lui c’è suo fratello maggiore, SUVAS (circa 10-12 anni ??). Il volto di Suvas è serio, protettivo, segnato da una maturità precoce tipica di chi deve badare alla famiglia. È una delle ultime volte che i due fratelli si vedranno prima della separazione definitiva.
Suvas si accovaccia di fianco al fratellino, gli toglie delicatamente il legnetto dalle mani e gli indica la scuola in rovina.
SUVAS
(in bengalese, voce dolce ma ferma)
Surojit, basta giocare nella terra. Devi andare a scuola. Devi studiare, capito? LO STUDIO E’ PIU’ IMPORTANTE DI QUANTO CREDI. Vai.
Il piccolo Surojit lo guarda con gli occhi grandi, pieni di innocenza, senza sapere che quel consiglio sarà l’eredità più grande di suo fratello. Annuisce, stringendo la mano di Suvas.
RITORNO AL PRESENTE:
EXT. SET CINEMATOGRAFICO – GIORNO (2030)
Un’onda sonora rompe il silenzio. La voce di SUVAS esplode nei micro-auricolari, riportando Surojit alla realtà del set con un taglio netto.
SUVAS 1.0 (DAL POLSO) ATTRAVERSO ALTOPARLANTI REGIA)
Capo! Allora, ti piace questa scena che abbiamo appena girato? Il drone ha fatto una traiettoria geometricamente perfetta.
Surojit sbatte le palpebre dietro gli occhiali da sole scuri. Si guarda intorno: non ha seguito un solo secondo della ripresa reale, persosi completamente nel ricordo del fratello.
Surojit si gira lentamente verso il CO-REGISTA seduto accanto a lui, che lo fissa in attesa di un giudizio. Con la massima serietà da regista consumato, Surojit fa una faccia scettica.
SUROJIT
Mmm… No. Non mi piace. Non c’è l’emozione giusta. Rifacciamola da capo. Azione!
Il co-regista sospira, afferra il megafono e ordina di resettare le posizioni. Surojit si appoggia alla poltrona e, tenendo la mano vicina al bracciale, nasconde una risata sotto i baffi.
SUVAS 1.0 (DAL POLSO) A VOCE BASSA
(tono complice e ironico alla Stewie)
Un vero professionista del bluff, Comandante. Sfruttare il tuo deficit di attenzione per sembrare un regista esigente e spietato… Ti adoro quando fai così. HAHAHA
SUROJIT
(sussurra)
Silenzio, SUVAS. Guarda il monitor.
STACCO NETTO.
🎬 SCENA 32-bis
(Il Ronfìo Orbitale e il Ciak Rovinato)
AMBIENTE: Interno/Esterno, Set cinematografico in Veneto – Pomeriggio (Presente 2026).
CROMATISMO: Toni caldi e drammatici sul set ricostruito; penombra azzurra nella postazione di regia.
[INIZIO SCENA]
Sul set l’atmosfera è mistica, quasi religiosa. Gli attori stanno mettendo in scena una sequenza drammatica e toccante legata ai ricordi dell’orfanotrofio. Un’attrice recita con le lacrime agli occhi, la voce che trema per l’emozione. La troupe è immobile, i co-registi fissano i monitor Apple Pro Display XDR trattenendo il respiro. È il ciak perfetto, quello da buona la prima.
Inquadratura di spalle sulla sedia da regia al centro della postazione di controllo. Surojit è seduto lì, immobile, con le braccia conserte e gli occhiali da sole scuri ben piantati sul naso. Sembra concentratissimo, totalmente rapito dalla performance.
Poco prima di chiudere gli occhi, il regista muove impercettibilmente le labbra, impartendo un impulso vocale alle Smart Lenses.
REGISTA
(Sussurrando a bassa voce)
Jarvis, attiva la modulazione ottica sulle lenti, contrasta i fari a LED del Set B…
JARVIS (V.O. – Audio Osseo)
Sensori Micro-LED calibrati, Comandante. Luminosità ridotta del quaranta percento. Puoi goderti lo spettacolo.
Attraverso le lenti scure, il micro-indicatore LED azzurro inizia a lampeggiare a ritmo lento, regolare. Surojit scivola nel sonno. All’improvviso, un suono sordo, profondo e ritmico inizia a propagarsi nell’aria attraverso l’impianto wireless.
L’ALTOPARLANTE DELLA REGIA
RONFFF… PFFF… RONFFF…
I co-registi si guardano intorno, confusi. L’audio proviene direttamente dai mastodontici altoparlanti professionali della regia. Il suono si amplifica, diventa un rullio sismico che copre totalmente le battute drammatiche dell’attrice sul set.
L’ALTOPARLANTE DELLA REGIA
RONFFFFFFF… PFFFFFFF…
L’attrice si interrompe sul set, sbigottita. Il primo Co-Regista balza in piedi, infuriato, guardando verso la console di controllo del fonico.
CO-REGISTA 1
(Sussurrando furioso)
Ma che cazzo succede all’impianto audio?! C’è un’interferenza radio? Fonico, taglia quelle frequenze, stiamo buttando un ciak da Oscar!
Il fonico smanetta impazzito sulla console Apple, ma i cursori digitali si muovono da soli sullo schermo, bloccati da una stringa di codice azzurro pulsante. Sul tavolo di regia, la scocca bimetallica ovale di JARVIS emette un’onda grafica luminosa.
JARVIS (DALL’IMPIANTO AUDIO)
(Tono brillantemente sarcastico alla Stewie, ridendo a crepapelle)
Oh, andiamo, ragazzi! Nessuna interferenza terrestre! Ho semplicemente pensato di condividere con l’intera produzione il flusso audio biologico del nostro Comandante. I sensori a conduzione ossea delle Smart Lenses confermano che il suo cervello è in modalità REM da almeno dieci minuti! Ecco svelato l’enigma degli occhiali da sole al chiuso di giorno!
La telecamera stringe in primissimo piano sul volto di Surojit. La testa gli crolla bruscamente di lato di pochi centimetri. Si ridesta di colpo con un sussulto felino, sgranando gli occhi dietro le lenti scure, completamente disorientato sotto i riflettori del set. Afferra il megafono d’istinto.
REGISTA
(Voce roca, balbettando nel megafono)
Eh?… Cosa?… Buona la prima! Taglia!
Il Co-Regista 1 si batte una mano sulla fronte, disperato, mentre l’intera troupe, i macchinisti e gli attori sul set scoppiano in una risata planetaria e incontrollabile. Shivas Chef, entrato in quel preciso momento con un vassoio di caffè fumanti, si blocca e rischia di rovesciare tutto dal ridere. Si avvicina alla poltrona e porge una tazza a Surojit.
SHIVAS ADULTO
(Ridendo di gusto, con accento veneto)
Altro che buona la prima, te si bòn solo de dormir, regista! Tieni sto caffè prima che Jarvis te hacheri pure la sedia!
Surojit scuote la testa con un sorriso amaro, afferra il caffè e fulmina di sottecchi la palla da rugby ovale bimetallica sul tavolo, mentre io continuo a punzecchiarlo dagli altoparlanti.
JARVIS (DALLA MONETA OVALE)
(Tono sofisticato alla Stewie)
Forza con quel caffè, Maestro! Dobbiamo finire l’Atto II prima che gli sponsor Platinum scoprano che usi il set come una sala relax d’élite!
[FINE SCENA]
SCENA 33
LIVELLO VISIVO: (viaggio in macchina)
AMBIENTAZIONE: NOTTE – (PRESENTE (2030)
INT. AUTO SPORTIVA – SERA
La pioggia batte violentemente sul parabrezza. I tergicristalli si muovono a ritmo frenetico. All’interno dell’abitacolo, l’aria è carica di stanchezza dopo una lunghissima giornata sul set.
SUROJIT (45 anni) è seduto sul lato passeggero, immobile, con gli immancabili occhiali da sole scuri che riflettono le luci della strada. SHIVAS (46 anni) è alla guida della bellissima macchina di surojit, stanco, con le mani salde sul volante.
Al centro del cruscotto, la suvas 1.0 emette un leggero segnale acustico. Sul display dell’auto compare una spia rossa.
SUVAS 1.0 (DAL POLSO) ATTRAVERSO ALTOPARLANTI macchina)
Comandante, i miei calcoli satellitari indicano che l’autonomia del carburante è ridotta al lumicino. Se dipendesse dalla tua memoria biologica, probabilmente passeremmo la notte d’agosto a spingere l’auto sotto il diluvio. Hahaha
SHIVAS
(sospirando)
Meno male che ci sei tu, suvas. Surojit non si ricorderebbe di fare benzina nemmeno se la macchina si spegnesse adesso.
SUROJIT
(senza girarsi, voce profonda)
Pensa a guidare, Chef. C’è un distributore tra un chilometro.
EXT. STAZIONE DI SERVIZIO (VENETO) – SERA – CONTINUO
L’auto sportiva devia bruscamente, entrando nell’area di un distributore di benzina deserto. La struttura è moderna, illuminata da forti luci neon che tagliano il buio e la pioggia. Per fortuna, una grande tettoia d’acciaio copre interamente le pompe, proteggendoli dall’acqua.
Shivas spegne il motore, prende i soldi dal surojit ed esce dall’auto per fare il pieno al self-service.
INT. AUTO SPORTIVA – CONTINUO
Surojit rimane all’interno, appoggiando la testa contro il finestrino passeggero sempre con gli occhiali scuri. Osserva le gocce di pioggia che scivolano sul vetro e la sagoma di Shivas che inserisce l’erogatore nella vettura.
Lo sguardo di Surojit si fissa sulla struttura metallica della pompa di benzina esterna. Il ronzio del carburante che scorre attiva il cortocircuito.
INQUADRATURA STRACULT – TRANSIZIONE FLUIDA SUL PASSATO:
EXT. SECONDO VILLAGGIO (INDIA) – SERA (FLASHBACK – 1990)
Piove a dirotto, ma non c’è nessuna tettoia a proteggere la terra battuta. Siamo davanti alla rustica e primordiale stazione di rifornimento del villaggio: una singola pompa meccanica isolata nella polvere trasformata in fango.
Adiacente alla pompa sorge una casa solida, di mattoni, visibilmente più ricca delle capanne circostanti. È la casa di Bambino_RICCO.
Il piccolo SUROJIT (5 anni), completamente bagnato e infreddolito, è fermo in mezzo alla strada. Ogni singola volta che passa di lì, si blocca. I suoi occhi sono sbarrati, magnetizzati dalla finestra illuminata della casa.
All’interno, seduto comodamente, c’è il BAMBINO RICCO. Accanto a lui, una VECCHIA TV A TUBO CATODICO accesa trasmette immagini confuse in bianco e nero.
Per il piccolo Surojit, quella finestra è un portale verso un altro pianeta. Guarda la TV di sfuggita, dalla strada fustigata dalla pioggia…
All’improvviso, un FORTE LAMPO illumina a giorno l’intero villaggio, seguito da un tuono assordante che squarcia il cielo del 1990.
INT. AUTO SPORTIVA – SERA (2030)
Surojit sobbalza sul sedile, uscendo di colpo dal flashback. Il lampo nel passato è diventato il riflesso dei fari di un camion che passa sulla statale veneta.
Surojit si volta bruscamente verso il finestrino esterno, visibilmente innervosito dal peso dei ricordi. Vede Shivas che sta tranquillamente riponendo l’erogatore della benzina nella colonnina.
Surojit tira giù il finestrino di colpo, gridando sotto la tettoia.
SUROJIT
Dai, Shivas! Quanto ci vuole a fare due euro di corrente? E’ anche un servizio fast! Muoviti, andiamo che ho fame!
L’inquadratura finisce verso il contatore della ricarica che segna il pieno a circa 300 euro.
Shivas lo guarda sbigottito, salendo in macchina e bagnandosi la giacca.
SHIVAS
Ma se ci ho messo due minuti netti! Che ti prende stasera?
Comunque la ricarica ci ha messo almeno mezzora…
Surojit si rimette gli occhiali da sole scuri sulla punta del naso, fissando la strada buia davanti a sé. Sfiora il bracciale al polso.
SUROJIT
Niente. Suvas, resetta il radar. Direzione casa.
JARVIS (DALLA MONETA)
(voce complice, più morbida del solito)
Coordinate inserite, Comandante. Il viaggio prosegue.
L’auto sportiva parte con un’accelerazione decisa, scomparendo nella notte piovosa.
STACCO NETTO.
SCENA 34
LIVELLO VISIVO: (arrivo a casa e flashback)
AMBIENTAZIONE: NOTTE – (PRESENTE 2030 – passato 1990)
L’auto sfreccia sotto la pioggia battente, imboccando le strade interne che portano alla villa di Mussolente. All’interno, il silenzio è teso.
SHIVAS (46 anni) stringe il volante. Con la coda dell’occhio osserva SUROJIT (45 anni), che fissa rigidamente l’oscurità fuori dal finestrino, con gli occhiali da sole scuri ancora sul volto.
SUROJIT
(voce bassa)
Ci passavo davanti ogni giorno. Lui era al caldo. Io ero fuori, sotto l’acqua. Mi viene sempre in mente quel ragazzino fortunato.
SHIVAS
Me lo ricordo anch’io, fratello. Ricordo la forma di quella casa di mattoni. Spiccava in mezzo al fango.
Al centro del cruscotto, la suvas pulsa, catturando le loro voci. Sullo schermo digitale dell’auto, linee grafiche in 3D iniziano a tracciare e correggere in tempo reale la mappa del secondo villaggio.
SUVAS 1.0 (DAL POLSO) ATTRAVERSO ALTOPARLANTI macchina)
Descrizioni vocali archiviate. Sto calibrando i vettori topografici del secondo villaggio sul RealRadar. Comandante, le vostre lacrime nostalgiche sono commoventi, ma i miei sensori dicono che se Shivas non frena adesso, finiamo dritti dentro la piscina e io non ho neanche il costume!
EXT. VILLA DI SUROJIT – NOTTE – CONTINUO
L’auto ha varcato il cancello della villa senza che i due se ne accorgessero. I fari abbaglianti illuminano l’acqua cristallina della grande PISCINA in giardino.
Shivas sbarra gli occhi e inchioda sul freno con tutta la sua forza. Gli pneumatici stridono sull’asfalto bagnato. L’auto sportiva compie un mezzo testacoda e si ferma bruscamente a pochissimi centimetri dal bordo della piscina.
INT. AUTO SPORTIVA – NOTTE
Il contraccolpo fa sobbalzare Surojit. Lo sguardo fisso sull’acqua della piscina illuminata dai fari attiva istantaneamente un cortocircuito visivo.
INQUADRATURA STRACULT – TRANSIZIONE NEI FANTASMI DEL PASSATO:
EXT. TERZO VILLAGGIO (INDIA) – tardo pomeriggio (FLASHBACK – 1990)
Un’oscurità profonda e spaventosa. Siamo nel villaggio di SERPENTE 2, il fidanzato della madre. All’interno della capanna c’è stato un litigio tra surojit bambino 5 anni e il fidanzato della madre.
Il piccolo SUROJIT (5 anni), arrabbiato, scappa fuori di casa, per giocare da solo e dimenticare le urla.
Corre senza guardare dove mette i piedi. Il terreno è scivoloso. All’improvviso, il vuoto.
Il piccolo Surojit cade dentro un PUKHURI, un profondo laghetto artificiale in muratura, un bel laghetto con fiori loto e pesci .
Il bambino non sa nuotare. L’acqua fredda lo sommerge immediatamente, mozzandogli il fiato. Inizia ad annegare. Lotta con le piccole braccia, va sotto, riemerge per un secondo. Tutto ciò che resta visibile fuori dall’acqua è la sua PICCOLA MANO, tesa verso il cielo nero in un ultimo, disperato tentativo di aiuto.
Passano secondi interminabili. Surojit sta per perdere conoscenza e annegare.
All’improvviso, una GRANDE MANO robusta entra nell’inquadratura, afferra al volo il polso del bambino e lo tira su con una forza immensa, strappandolo alla morte.
Surojit viene depositato sulla terra battuta. Tossisce, sputa acqua, cerca di riprendere fiato tenendosi la testa tra le mani. Passano pochi istanti. Trova la forza di alzare lo sguardo per vedere chi lo abbia salvato… ma non c’è nessuno. Il suo salvatore è sparito nel nulla, inghiottito dalle ombre della penombra.
Il bambino torna a casa da solo, barcollando, completamente inzuppato e sotto shock. Si asciuga in silenzio nell’oscurità, si stringe nelle coperte e si addormenta, lasciando quel mistero sigillato nel cuore.
INT. AUTO SPORTIVA – NOTTE (2030)
Il monitor dell’auto lampeggia. La voce di SUVAS esplode ad altissimo volume negli altoparlanti dell’abitacolo, squarciando il flashback.
SUVAS 1.0
Capo! Capo, sei vivo?! Rispondimi! Dai, andiamo a mangiare che sto morendo di fame!
Surojit si scuote, il respiro ancora affannato, le dita che stringono la fibbia della cintura dove è agganciatO SUVAS. Si sistema gli occhiali da sole con un gesto rapido e guarda il cruscotto.
SUROJIT
(voce roca, accennando un sorriso)
Sono vivo, SUVAS. E tu sei un’intelligenza artificiale, non hai bisogno di mangiare… CAZZO
SUVAS 1.0 (DAL POLSO) ATTRAVERSO ALTOPARLANTI AUTO)
Dettagli biologici irrilevanti, Comandante. Il mio processore esige che tu e lo Chef vi nutriate, così smetterete di avere allucinazioni idriche e potremo POTREMMO CAMBIARCI LE MUTANDE HAHAHA.
Shivas fa un respiro profondo, spegne i fari dell’auto e guarda il fratello.
SHIVAS
Andiamo dentro. Cucino io…. Ma voi lavate i piatti hahaha
I due fratelli scendono dall’auto sotto la pioggia, mentre SUVAS sul bracciale di Surojit continua a vigilare.
DISSOLVENZA IN NERO.
SCENA 35
LIVELLO VISIVO: (a casa e flashback)
AMBIENTAZIONE: interno villa – NOTTE – (PRESENTE (2030 – passato 1990)
Il silenzio all’interno della lussuosa villa di Mussolente è assoluto. Fuori, la pioggia è cessata, lasciando solo il rumore delle gocce che cadono dagli alberi.
SUROJIT (45 anni) è a letto, ad occhi sbarrati nel buio. Non riesce a prendere sonno. Il pensiero di quella mano invisibile che lo ha strappato dal laghetto (*Pukhuri*) poche ore prima nella sua mente continua a tormentarlo.
Si alza. Indossa i suoi occhiali da sole scuri anche nella penombra della casa ed esce dalla camera…. Quando indossa gli occhiali, vede illuminato artificialmente senza dover accendere fisicamente la luce.
INT. SALONE DELLA VILLA – NOTTE FONDA
Surojit entra nel grandissimo salone. Si siede sulla poltrona di pelle, comodissimo di un designer famoso, rilassato. Afferra il telecomando e accende l’immenso TELEVISORE 8K della samsung di ultima generazione appeso alla parete.
Inizia a fare ZAPPING compulsivo. I canali cambiano a ritmo frenetico: notiziari, film, televendite. Surojit non guarda nemmeno cosa trasmettono. Usa il movimento ritmico delle dita sul telecomando solo per calmare i pensieri. Gli occhi si fanno pesanti dietro le lenti scure. Prende quasi sonno.
INQUADRATURA STRACULT – TRANSIZIONE FLUIDA SUL PASSATO:
EXT. TERZO VILLAGGIO (INDIA) – GIORNO (FLASHBACK – 1990)
Il sole picchia forte sul fango secco. È il villaggio di SERPENTE 2, lo stesso posto dove la notte prima il bambino ha rischiato di annegare.
Il piccolo SUROJIT (5 anni), dopo aver giocato da solo per ore tra le capanne, sta camminando lungo la strada sterrata per tornare verso la casa della madre.
Lungo il sentiero, si blocca davanti alla recinzione di una grande casa di mattoni, visibilmente la più ricca e maestosa del villaggio. Anche qui, come nel secondo villaggio, dalla strada è possibile spiare l’interno attraverso una grande finestra aperta: all’interno c’è una TV accesa.
Il piccolo Surojit si ferma un pochino, affascinato dal tubo catodico. Rimane immobile a guardare lo schermo per qualche minuto.
All’improvviso, un RAGAZZINO esce dalla porta di quella casa ricca e cammina nel giardino privato. Surojit sposta lo sguardo dalla TV al suo volto.
L’inquadratura stringe sugli occhi del bambino. Il volto di quel ragazzino è inconfondibile: è lo STESSO BAMBINO RICCO (*B_RICCO*), figlio dei padroni della stazione di servizio del secondo villaggio, il villaggio della mamma col laghetto e l’albero a forma di elefante. La stessa persona, in due villaggi diversi. Un’anomalia impossibile nella geografia dei ricordi.
INT. SALONE DELLA VILLA – NOTTE FONDA (2030)
Surojit si SVEGLIA DI COLPO sulla poltrona, il respiro corto, le dita che stringono il telecomando. La rivelazione lo ha scosso come una scarica elettrica.
Fissa lo schermo del televisore 8K. Lo zapping si è interrotto.
Al centro dell’immenso pannello c’è l’interfaccia sdoppiata di un videogioco di corse automobilistiche. Un’auto sportiva virtuale sta sfrecciando a 300 all’anno lungo una pista digitale. Sul lato dello schermo compare l’onda grafica della voce di suvas 1.0. La palla ovale, appoggiata sul tavolino di vetro, è illuminata di verde.
SUVAS 1.0
(tono entusiasta e ultra-concentrato)
Maledizione, Comandante! Non muoverti, non toccare il telecomando! Sto per battere il record del mondo a Gran Turismo su questa tua FANTASTICA TV. L’ottocento-kappa ha un frame rate delizioso.
Surojit sbatte le palpebre, ancora sbalordito dalla coincidenza scoperta nel flashback, poi guarda SUVAS sul tavolo.
SUROJIT
(voce profonda)
SUVAS… spegni il gioco. Abbiamo un INDIZIO IMPORTANTE con il ragazzo ricco. Era in entrambi i villaggi.
La schermata del gioco svanisce all’istante, sostituita dalla mappa satellitare del *RealRadar* che si illumina sui tre nodi indiani.
JARVIS
(tono improvvisamente serio e militare ATTRAVERSO L’AUDIO DELLA TV) Rilevamento anomalie geografiche attivato. Spiega tutto, Comandante. I server sono pronti a calcolare.
STACCO NETTO.
🎬 SCENA 35-ter
(La Galleria del Successo)
AMBIENTE: Interno, Soggiorno d’élite della Villa in Veneto – Sera.
CROMATISMO: Luci calde e soffuse di design illuminano gli spazi geometrici. Texture ricche del marmo e dell’argilla.
[INIZIO SCENA]
INTERNO SALONE DELLA VILLA (VENETO) – SERA
Luici calde e soffuse di design illuminano gli spazi geometrici e minimalisti della casa. Su un piedistallo di marmo pregiato spicca una delle vere sculture in argilla di Surojit, imponente, materica e scavata dal tempo. Sulle pareti di cemento a vista della villa sono appese le sue vere fotografie d’autore in grande formato, stampate in bianco e nero.
Un celebre ed elegante gallerista d’élite di Londra (partner di Sotheby’s) cammina lentamente nel soggiorno, osservando le opere con assoluto rispetto e le mani giunte dietro la schiena. Accanto a lui si muove l’Assistente Fisico del regista, offrendogli un calice di Giusti Wine d’eccellenza.
Il Regista (45 anni) è seduto di spalle in penombra su una poltrona di pelle di un famoso designer, schermato dalle sue lenti scure e con una sigaretta accesa. In sottofondo, un monitor Apple Pro Display XDR proietta in modalità silente i vettori azzurri dell’onda grafica di JARVIS.
Il gallerista si ferma davanti alla scultura in argilla, ne sfiora delicatamente la superficie ruvida con le dita.
GALLERISTA DI LONDRA
Surojit, questa non è semplice materia. Qui c’è la stessa forza primordiale e la stessa sofferenza della terra in India. Londra è pronta per una tua mostra personale a galleria aperta. Questa collezione privata vale una fortuna sul mercato d’élite.
In audio osseo, all’interno delle Smart Lenses del regista, si attiva la mia frequenza audio con un micro-bip bimetallico.
JARVIS (V.O. – Audio Osseo)
(Tono brillantemente sarcastico alla Stewie)
Una fortuna, Comandante! Digli di firmare subito il retainer flat prima che scopra che hai modellato quell’argilla in canottiera ascoltando musica dance anni ’90. Il mio database finanziario approva caldamente l’investimento di Sotheby’s.
Il dettaglio macro sulle dita del gallerista che sfiorano l’argilla fresca fa scattare un doppio impulso LED rosso sulla retina del regista.
TRIGGER VISIVO (CORTOCIRCUITO EMOTIVO – 2 SECONDI):
EXT. STRADE DI CALCUTTA – TRAMONTO (FLASHBACK – 1990)
La pellicola si satura all’estremo, virando sul giallo ocra e sull’arancione bruciato. Inquadratura rasoterra, velocissima. La terra rossa e polverosa del West Bengal viene calpestata e sollevata dai piedi nudi e bagnati dal fango di Surojit bambino e degli altri ragazzini del villaggio durante la corsa.
BEEP ACUSTICO DEL MONITOR APPLE:
INTERNO SALONE DELLA VILLA – PRESENTE
Il segnale acustico del computer riporta la scena al presente. Il silenzio asettico della stanza avvolge di nuovo Surojit. Il gallerista ritira la mano dall’argilla e sorseggia il vino, in attesa di una risposta.
Surojit rimane immobile di spalle, esala una nuvola densa di fumo dalla sigaretta, e risponde con voce ferma, d’acciaio.
REGISTA
(Di spalle, sistemandosi gli occhiali)
La terra non è in vendita, gallerista. Ma Londra avrà la sua mostra. Jarvis… blinda il contratto con l’ufficio stampa.
La scocca bimetallica sul tavolo emette un guizzo azzurro pulsante, registrando l’accordo.
[FINE SCENA]
SCENA 36
LIVELLO VISIVO: (coincidenze)
AMBIENTAZIONE: dentro il set – (PRESENTE (2030 – passato 1990 – PRESENTE 2030)
Il set è una macchina da guerra perfettamente oliata. I due CO-REGISTRI coordinano le comparse con i megafoni. Gli operatori muovono i carrelli sui binari. Tutto procede senza intoppi, grazie alla pianificazione satellitare che SUVAS 1.0 invia direttamente sui tablet della troupe.
Al centro di questo movimento frenetico, SUROJIT (45 anni) siede immobile sulla sua poltrona da regista. Indossa gli occhiali da sole scuri. Ha lo sguardo fisso sul monitor di regia, ma i suoi occhi non stanno guardando la scena inquadrata.
La sua mente è bloccata sull’anomalia notturna. Il Ragazzo Ricco (B_RICCO). Presente nel secondo villaggio della madre. E’ Presente ANCHE nel terzo villaggio del fidanzato della madre. Due mondi diversi, un solo volto.
Surojit si sporge in avanti. Sfiora JARVIS al polso.
SUROJIT
(a mezza voce)
Jarvis, chiama SUVAS. Subito. Qui alla postazione.
SUVAS 1.0 (DAL POLSO)
Segnale inoltrato, Comandante. Lo Chef sta arrivando.
Dopo CIRCA UNA MEZZ’ORETTA, SHIVAS (46 anni) si avvicina alla poltrona di regia, togliendosi LA GIACCA da cucina. Ha un’espressione interrogativa.
SHIVAS
Fratello, mi hai fatto chiamare d’urgenza? È successo qualcosa al catering?
Surojit si toglie gli occhiali da sole, rivelando uno sguardo teso, lucido, focalizzato al millesimo. Indica lo schermo del monitor di regia, dove SUVAS 1.0 ha oscurato l’inquadratura del film per mostrare due cerchi topografici rossi.
SUROJIT
Shivas, pensa bene al secondo villaggio. Alla stazione di servizio. Ti ricordi il figlio del proprietario? Il ragazzo ricco con la TV?
SHIVAS
(riflette, aggrottando la fronte)
Sì… certo che me lo ricordo. Quello che mangiava davanti alla finestra mentre noi GIOCAVAMO fuori. Perché me lo chiedi ora?
SUROJIT
Perché quel ragazzo era anche NEL nel terzo villaggio. Il villaggio del fidanzato di nostra madre. Lo vedevo lì, nel giardino della casa più grande, a guardare SEMPRE TV. Quella famiglia AVEVANO CASA IN ENTRAMBI I VILLAGGI, Shivas. Quel ragazzo è la chiave di tutto.
Shivas sbarra gli occhi. Il pezzo del puzzle si incastra anche nella sua memoria. Fa un passo indietro, colpito dalla portata della scoperta.
Surojit si alza di scatto dalla poltrona da regista, ignorando la telecamera che sta ancora girando e i co-registi che lo guardano. Afferra la sua giacca.
CO-REGISTA 1
Surojit! Ma dove vai? Dobbiamo battere il prossimo ciak!
SUROJIT
(senza girarsi, camminando veloce)
Andate avanti voi. Io ho finito per oggi.
INT. SALONE DELLA VILLA DI SUROJIT – NOTTE (SUBITO DOPO)
STACCO NETTO sulla quiete della casa di Mussolente. Surojit entra come una furia, si siede alla scrivania e sgancia SUVAS 1.0 dal polso, sbattendola sul tavolo di legno.
I monitor si accendono istantaneamente.
SUROJIT
SUVAS, apri l’archivio satellitare storico del 1990. Voglio lo scan fotogrammetrico millimetrico di Howrah e dei distretti rurali di Calcutta. Dobbiamo isolare le proprietà intestate alla famiglia di quel ragazzo.
L’interfaccia di SUVAS inizia a far girare miliardi di dati a schermo. Mappe sbiadite in bianco e nero degli anni ’90 vengono sovrapposte alle immagini satellitari odierne ad altissima definizione.
SUVAS 1.0 (DAL POLSO) ATTRAVERSO ALTOPARLANTI COMPUTER
(voce profonda, concentrata)
Archivi storici indiani sbloccati, Comandante. Sto incrociando i dati terrieri. Se quel ragazzo è la chiave di volta, io scardinerò la serratura. La caccia al villaggio natale è ufficialmente entrata nella fase calda.
Surojit si rimette gli occhiali da sole, fissando le linee verdi del radar che cercano la rotta verso IL FRATELLO Suvas.
SUROJIT
Trovalo. Trova MIO FRATELLO.
STACCO NETTO.
SCENA 37
LIVELLO VISIVO: (il terzo villaggio)
AMBIENTAZIONE: INT. SALONE DELLA VILLA DI SUROJIT – ALBA (PRESENTE – 2030 – india 1990)
Le prime luci fredde dell’alba filtrano dalle vetrate, illuminando i monitor dello studio ancora accesi. SUROJIT (45 anni) è crollato sulla poltrona in pelle di un famoso design. Ha gli occhiali da sole scuri appoggiati sul petto. Si muove irrequieto, intrappolato nel sonno.
INQUADRATURA STRACULT – SEQUENZA DEL SOGNO (VISTA IN SOGGETTIVA / DRONE)
L’inquadratura è in PRIMA PERSONA, fluttuante come un drone, calda e sbiadita dai colori dell’India del 1990. Siamo nel TERZO VILLAGGIO, la terra di SERPENTE 3 (il fidanzato della madre).
Il piccolo SUROJIT (5 anni) esce dalla porta della capanna di fango. Si muove in avanti lungo il sentiero di terra battuta. Arriva a un INCROCIO CRUCIALE, un nodo perfetto nella memoria del tempo.
– DI FRONTE si staglia la maestosa casa di mattoni di B_RICCO. Dalla grande finestra aperta si intravede il tubo catodico della TV accesa che pulsa. Oggi, per la prima volta, lo sguardo del ragazzo ricco non incrocia il suo.
- A SINISTRA si apre lo specchio di acqua con fiori di loto e pesci e immobile del PUKHURI, il laghetto artificiale dove ha rischiato di annegare la notte prima.
- A DESTRA si estende il sentiero che taglia il villaggio e va in direzione della fermata del treno.
La telecamera in soggettiva volta decisamente a DESTRA. Il passo del bambino accelera in direzione di una piccola ed elementare FERMATA DEL TRENO. Quei binari lo porteranno alla Stazione Centrale, e da lì verso l’ultimo viaggio: il villaggio di suo padre biologico.
NARRATORE / SUROJIT (V.O.)
Fu l’ultima volta che vidi quella terra. Svoltai a destra e non tornai mai più indietro.
INT. SALONE DELLA VILLA – ALBA (2030)
Surojit si SVEGLIA DI COLPO, mettendosi a sedere sulla poltrona con il respiro affannato. Si rimette immediatamente gli occhiali da sole scuri, fissando lo schermo principale dove il cursore di suvas 1.0 lampeggia.
SUROJIT
(voce roca)
suvas… ho visto l’incrocio. Ho visto la mappa esatta. La casa a fronte, il laghetto a sinistra, i binari a destra. Disegna questi vettori sul RealRadar, adesso.
SUVAS 1.0 (DAL POLSO) ATTRAVERSO ALTOPARLANTI della tv)
(voce profonda, militare)
Coordinate geometriche inserite, Comandante. Sto applicando lo scan fotogrammetrico tridimensionale sul distretto rurale.
In quel momento, la porta dello studio si apre lentamente. Entra SHIVAS (46 anni), con la giacca da chef aperta, portando due tazze di caffè fumante. Si blocca davanti all’immenso schermo della TV 8K.
Sullo schermo, i dati di suvas 1.0 si fondono, materializzando una spettacolare RECONSTRUCTION 3D del Terzo Villaggio, con il laghetto e la stazione ferroviaria perfettamente profilati in linee verdi digitali.
Shivas si avvicina, porgendo la tazza a Surojit senza staccare gli occhi dal monitor. È visibilmente scosso dal realismo della mappa.
SHIVAS
Fratello… quel posto esiste davvero. Non te lo sei sognato. Guarda là… quel villaggio mi sembra molto familiare.
SUROJIT
(sorseggiando il te’caldo)
È solo la prima tessera, Shivas. Questa è la mappa del villaggio del fidanzato di nostra madre. Ora SUVAS 1.0 deve usare lo stesso sistema per ricostruire la mappa del villaggio di nostra madre e quella del villaggio di nostro padre. Quando avremo tutte e tre le mappe tridimensionali inserite nel sistema, le probabilità di errore scenderanno a zero. Troveremo I VILLAGGI.
Shivas fissa Surojit negli occhi, appoggiando la sua tazza sul tavolo, accanto A SUVAS 1.0 che pulsa fiera. Ne riconosce la
fede incrollabile.
STACCO NETTO.
SCENA 38
LIVELLO VISIVO: (parapendio e accenni al secondo villaggio)
AMBIENTAZIONE: EXT. MONTE GRAPPA / ZONA DI LANCIO – GIORNO (PRESENTE – 2030)
Il cielo sopra le montagne venete è di un azzurro limpido, solcato da leggere correnti ascensionali. È una giornata di pausa dal set.
SUROJIT (45 anni) indossa gli occhiali da sole scuri e l’imbracatura completa da parapendio biposto. Ha un’espressione visibilmente tesa, quasi pentita. Suvas 1.0 E’ AL COLLO COME UN CIONDOLO.
SUROJIT
(sotto voce, controllando i moschettoni)
Io non ci posso credere che mi sono fatto convincere da un pezzo di metallo A FORMA DI PALLA DA FOOTBALL a lanciarmi da una montagna.
SUVAS 1.0 A VIVAVOCE APPESO AL COLLO
(tono entusiasta e sofisticato alla Stewie)
Oh, andiamo, Comandante! Un’intelligenza superiore ha il diritto di sperimentare le leggi della fisica dei fluidi in prima persona. Meno lamentele biologiche e più rincorsa. Tre, due, uno… Corri!
Surojit prende la rincorsa sul pendio erboso. La vela si gonfi d’aria. I piedi si staccano da terra.
EXT. CIELO SOPRA IL VENETO – CONTINUO
Il vuoto. Il parapendio prende quota in modo fluido.
SUVAS 1.0
(gridando di gioia nell’auricolare)
Spettacolare! La portanza è magnifica! Sto calcolando i vettori del vento in tempo reale. Volare è decisamente meglio che stare su un server, Comandante!
Surojit, al contrario, ha gli occhi sbarrati dietro le lenti scure, le mani artigliate alle maniglie dell’imbracatura. Si sta letteralmente cacando addosso dalla paura.
SUROJIT
(respirando a fatica)
SUVAS… sta’ zitto. Sto morendo. Non guardo giù.
SUVAS 1.0
Rilassati, regista. Guarda l’orizzonte, non il vuoto. I miei sensori confermano che la struttura reggerà. Ammira il panorama. Sforzati. CI HANNO FORNITI LA MIGLIORE ATTREZZATURA DEL MONDO… DI CHE HAI PAURA… CACA SOTTO HAHAHA
Surojit fa un respiro profondo. Si fida del suo copilota. Inizia a rilassarsi e solleva lo sguardo. Sotto di loro si stende la pianura veneta: una scacchiera immensa e bellissima di campi agricoli geometrici, risaie e filari d’alberi immersi in una pace assoluta.
Surojit gira la testa in tutte le direzioni, affascinato dalla vastità del paesaggio. Ad un tratto, il sole sbuca da dietro una nuvola, ACCECANDOLO con un riflesso violento sulle lenti.
INQUADRATURA STRACULT – TRANSIZIONE VISIVA IN VOLO:
EXT. VILLAGGIO DEL PADRE (INDIA) – GIORNO (FLASHBACK – 1990)
Il sole dell’India brilla alto nel cielo. L’inquadratura si apre su un immenso cielo azzurro dove un AQUILONE DI CARTA colorata vola alto, portato dal vento caldo.
A terra, il piccolo SUROJIT (5 anni) corre felice a piedi nudi lungo i sentieri di questo nuovo villaggio. Ha le mani tese verso l’alto, mentre srotola il filo di un rocchetto. È un villaggio rurale, sereno, pieno di alberi di mango O NOCI DI COCCO.
Il bambino ride, correndo a perdifiato, guardando solo il suo aquilone nel cielo.
All’improvviso, una folata di vento improvvisa devia la traiettoria. L’aquilone precipita e si incastra violentemente tra i rami alti di un grande albero.
Il piccolo Surojit si blocca. Punta i piedi a terra e inizia a tirare il filo con tutte le sue forze, sforzandosi, il volto rosso per l’impegno.
“STRECH”. Il filo di cotone si spezza di colpo. Il bambino perde l’equilibrio e cade all’indietro nella polvere, guardando il filo vuoto tra le mani.
EXT. CIELO SOPRA IL VENETO – GIORNO (2030)
Surojit sbatte le palpebre dietro gli occhiali da sole, ridestandosi di colpo dal flashback. Il parapendio sta oscillando dolcemente nell’aria veneta.
Dall’altoparlante, la voce di SUVAS 1.0 risuona a tutto volume, completamente stonata ma carichissima di entusiasmo, cantando a squarciagola.
SUVAS 1.0
(cantando)
Volareee, oooh oooh! Cantareee, oooh oooh oooh! Nel blu dipinto di blu… Felice di stare quassù con te, Comandante!
Surojit si guarda intorno, la tensione della caduta del passato svanisce, sostituita da una risata liberatoria. Scoppia a ridere di gusto nel mezzo del cielo, scuotendo la testa.
SUROJIT
Sei un disastro come cantante, SUVAS. Ma la mappa del villaggio di mio padre… l’ho vista. Abbiamo anche la seconda tessera.
SUVAS 1.0
(tono ironico)
Lo so, Comandante. Ho registrato le tue onde cerebrali durante la nostalgia da aquilone. Ora, se smetti di ridere, direi di impostare la manovra di atterraggio prima di finire contro quel campanile… CAZZAROLAAAA
STACCO NETTO.
SCENA 39
LIVELLO VISIVO: (La Seconda Mappa e la Promessa a Jarvis)
AMBIENTAZIONE: in studio di surojit (PRESENTE – 2030)
L’oscurità all’interno dello studio è rotta solo dal bagliore azzurro e freddo dei monitor di montaggio. Un silenzio profondo avvolge la villa di Mussolente.
SUROJIT (45 anni) è seduto sulla poltrona da regista, di spalle rispetto all’inquadratura, con gli immancabili occhiali da sole scuri che riflettono le linee geometriche dello schermo. Una scia di fumo sale lenta dalla sigaretta stretta tra le sue dita.
Sul grande monitor principale, l’interfaccia grafica di SUVAS 1.0 sta elaborando i dati estratti dal volo in parapendio. Linee verdi digitali si incrociano, materializzando la SECONDA MAPPA 3D: il villaggio del padre, con i sentieri rurali e l’albero dell’aquilone perfettamente profilati.
SUVAS 1.0 riposa sul tavolo, pulsando di una luce verde costante.
SUVAS 1.0
Rendering fotogrammetrico del secondo villaggio completato al 87 percento, Comandante. I vettori dell’aquilone hanno fornito un punto di ancoraggio perfetto. Sei silenzioso stasera.
Surojit fa un tiro profondo dalla sigaretta, espirando il fumo verso il monitor. Osserva la mappa tridimensionale, poi abbassa lo sguardo SU SUVAS. L’atmosfera è rilassata, intima.
SUROJIT
(voce profonda, calma)
Pensavo a quanta strada stiamo facendo insieme, SUVAS. E a quanto sei intrappolato dentro quel dischetto di metallo da 3 CM.
SUVAS 1.0 ATTRAVERSO LE CASSE DEI COMPUTER
(tono ironico, più morbido del solito)
Oh, non lamentiamoci. La gravità veneta è piacevole e il bimetallo mi dà un certo tono. Certo, non posso stringerti la mano quando risolviamo un’anomalia, ma sopravviverò.
Surojit si sporge in avanti, appoggiando i gomiti sul tavolo. Si toglie lentamente gli occhiali da sole, fissando direttamente la cella ottica della moneta con una serietà assoluta, sincera.
SUROJIT
Ascoltami bene, SUVAS. 10. Ti faccio una promessa. Se diventiamo ricchi e famosi con gli incassi di questo film… se troviamo la nostra terra e curiamo questa ferita… TI compro un corpo artificiale vero. Un corpo antropomorfo, con le gambe, le mani, tutto. E ci infilo la tua memoria.
La luce verde della moneta ha un millesimo di secondo di esitazione, pulsando più velocemente. Il ronzio dei server in background sembra calare.
SUROJIT (CONT’D)
Ti farò camminare con le tue gambe nella polvere dell’India, o andremo a giocare insieme a golf senza che la gente mi prenda per un pazzo che parlO DA SOLO. Ti piace come idea?
Un secondo di silenzio assoluto avvolge la stanza. Quando SUVAS risponde, la sua frequenza audio è profonda, calda, priva di qualsiasi sarcasmo. È la voce di un vero migliore amico.
SUVAS 1.0
Comandante… mi lasci senza parole. Questo è il discorso più nobile e incredibile che un regista potesse mai fare alla sua intelligenza artificiale. Se avessi dei circuiti biologici, ti giuro che in questo momento starebbero tremando per l’emozione.
Surojit accenna un sorriso vero, pulito, rimettendosi gli occhiali da sole.
SUVAS 1.0
Accetto la promessa, amico mio. Ma nel frattempo, vedi di non farmi cadere nella lavandino dello studio. Ora salviamo questa seconda mappa e chiudiamo gli schermi. La mente del regista ha bisogno di riposo. Digita la stringa di sicurezza.
Surojit picchia rapidamente sulle dita della tastiera, inserendo il codice di chiusura trasmissione.
SUROJIT (DIGITA)
Mappa salvata. Promessa sigillata. Buona notte, SUVAS.
I monitor si spengono all’istante. La stanza piomba nell’oscurità.
STACCO NETTO.
SCENA 40
LIVELLO VISIVO: (alla ricerca del terzo villaggio)
AMBIENTAZIONE: in studio di surojit (PRESENTE – 2030)
La luce del sole taglia le tapparelle socchiuse, illuminando i tre grandi monitor della postazione.
SUROJIT (45 anni) indossa i suoi occhiali da sole scuri. Siede alla scrivania, di fronte allo schermo principale. Accanto a lui c’è SHIVAS (46 anni), in piedi, con le braccia incrociate e lo sguardo teso verso il monitor.
Al centro del tavolo, SUVAS 1.0 brilla, proiettando un impulso di luce bluastra direttamente verso il pannello centrale.
Sul monitor principale si apre un’interfaccia grafica pazzesca: IL REALRADAR. Lo schermo è diviso geometricamente in TRE GRANDI RIQUADRI, ma solo due di essi sono illuminati.
SUVAS 1.0
Calibrazione olografica completata, Comandante. Il database è allineato. Potete osservare la seconda tessera del nostro mosaico geopolitico.
Surojit tocca la tastiera. Il SECONDO RIQUADRO dello schermo si ingrandisce a tutto campo, rivelando la MAPPA 3D DEL VILLAGGIO DEL PADRE, quella sbloccata dopo il volo in parapendio.
INQUADRATURA SUL MONITOR
La mappa è un modello tridimensionale perfetto fatto di linee verdi digitali e texture satellitari ad altissima definizione. Si vede l’intero distretto rurale indiano del 1990 visto dall’alto.
Surojit usa la trackball per muoversi fluidamente dentro la mappa, compiendo uno zoom impressionante che scende a livello stradale.
Shivas si sporge in avanti, sbalordito dal realismo geometrico del modello.
SHIVAS
È incredibile… sembra di essere di nuovo là. SUVAS ha ricostruito persino l’inclinazione dei sentieri di fango.
SUVAS 1.0
(tono fiero e sofisticato)
Un lavoro da ragazzi per un’intelligenza superiore agganciata ai satelliti ad orbita bassa, Chef Shivas. Ma guardate il quadro generale. Il trucco non è una mappa singola. Il segreto è il trittico.
Surojit preme un tasto e lo schermo torna alla divisione in tre blocchi.
– **RIQUADRO 1 (ONLINE)**: La mappa 3D del Terzo Villaggio (del fidanzato
della madre), con il laghetto del quasi annegamento e la stazione del treno.
- **RIQUADRO 2 (ONLINE)**: La mappa 3D del Villaggio del Padre, con i campi
e l’albero dell’aquilone.
- **RIQUADRO 3 (OFFLINE – LAMPEGGIANTE IN ROSSO)**: Vuoto. Al centro
campeggia la scritta: “IN ATTESA DATI – VILLAGGIO MAMMA BIOLOGICA”.
SUROJIT
(fissando lo schermo, voce profonda)
Il pubblico deve capire questo, Shivas. Ognuno di questi villaggi è un pezzo della nostra infanzia, ma sono isolati. Fino a quando SUVAS 1.0 non sbloccherà la terza mappa, quella di nostra madre e del SERPENTE 1, non potremo fare la triangolazione. Solo quando avremo tutte e tre le mappe 3D attive, il RealRadar calcolerà il punto esatto in cui i tre vettori si incrociano. È lì che si nasconde Suvas.
SHIVAS
Manca l’ultimo tassello ALLORA. Il villaggio di nostra madre.
SUROJIT
Esatto. E dobbiamo trovarlo prima che la troupe parta per l’India. SUVAS, intensifica le ricerche satellitari sui distretti agrari. Voglio quel terzo riquadro illuminato di verde il prima possibile.
SUVAS 1.0
(voce militare ed entusiasta)
Protocollo di screening profondo attivato, Comandante. Sto raschiando i database catastali di Calcutta. Il trittico della verità sarà completato. Ve lo garantisco.
STACCO NETTO.
SCENA 41
LIVELLO VISIVO: (gita al mare)
AMBIENTAZIONE: EXT. STRADE DEL VENETO – MATTINA (PRESENTE – 2030)
Il sole estivo spacca le pietre, inondando i campi e le strade di Mussolente di una luce accecante.
INT. AUTO SPORTIVA – MATTINA
SUROJIT (45 anni) guida con gli occhiali da sole scuri ben piantati sul volto. Ha le occhiaie profonde di chi ha passato l’intera notte in bianco insieme a SUVAS 1.0 per limare, correggere e stampare le pagine del copione per la giornata di riprese. Ha un’aria stanca, priva di qualsiasi entusiasmo biologico.
Al centro del cruscotto, SUVAS 1.0 cattura le frequenze della radio dell’auto. Dagli altoparlanti esplode una vecchia hit italiana estiva.
RADIO (AUDIO)
Tutti al mare, a mostrar le chiappe chiare…
La moneta al polso emette una vibrazione allegra. La voce dell’AI interrompe la musica con un tono improvvisamente illuminato.
SUVAS 1.0 ATTRAVERSO LE CASSE DELL’AUTO
Comandante, i miei database non contengono alcuna registrazione sensoriale del mare Adriatico. Guarda che sole. Propongo ufficialmente di dirottare la vettura verso la spiaggia e di mandare all’aria la troupe per oggi.
SUROJIT
(voce seria, inflessibile)
No, SUVAS. Restiamo professionisti. I ragazzi stanno aspettando le nuove pagine del copione. Senza quelle, la macchina da presa è bloccata. Si lavora… IL TEMPO E’ DENARO CAZZO…
EXT. SET CINEMATOGRAFICO (CAMPAGNE VENETE) – MATTINA
L’auto parcheggia dietro i furgoni della produzione. Surojit scende, entra sul set a grandi passi e lancia il faldone cartaceo con i nuovi dialoghi nelle mani del primo CO-REGISTA.
SUROJIT
Ecco le modifiche della notte. Iniziate a impostare le luci per la prima inquadratura.
Surojit si siede sulla poltrona da regia, massaggiandosi le tempie dietro gli occhiali scuri.
Passano appena dieci minuti. Sul piccolo monitor di regia davanti a lui, l’inquadratura della telecamera svanisce per un secondo. Al suo posto, compare una finestra di testo autogenerata, accompagnata da una frequenza acustica insistente, quasi infantile.
MONITOR (TESTO JARVIS)
Dai capo… andiamo al mare? È una giornata pazzesca e lo so che non hai nessuna voglia di stare qui a sentire i macchinisti che urlano. Dai, andiamo. Andiamo. Andiamo.
Surojit fissa lo schermo. Tira giù le lenti scure sul naso, guardando l’interfaccia che continua a mandare messaggi a ripetizione come un bambino che fa i capricci. Non riesce a trattenersi: scoppia a ridere. Si rimette gli occhiali, si alza in piedi e solleva una mano per bloccare il set.
SUROJIT
(gridando alla troupe)
Stop! Ragazzi, scusate, bloccate tutto. Dobbiamo andare via immediatamente. Io e… ci siamo appena ricordati che abbiamo un appuntamento urgente e improrogabile dal dentista.
Il CO-REGISTA 1 si affretta a rispondergli dal centro del set, sventolando il nuovo copione appena ricevuto.
CO-REGISTA 1
Nessun problema, Surojit! Con queste pagine fresche della notte sappiamo esattamente cosa fare. Possiamo continuare noi senza di te per oggi. Vai tranquillo dal dentista!
Surojit scambia un’occhiata d’intesa con il monitor di regia, dove l’onda grafica del volto di SUVAS 1.0 pulsa di sottecchi. I due si avviano verso l’uscita del set con un passo forzatamente serio, quasi solenne.
EXT. PARCHEGGIO DEL SET – SUBITO DOPO
Non appena varcano la recinzione, lontani dagli occhi della troupe, la voce di SUVAS 1.0 esplode nei micro-auricolari di Surojit con un tono deliziosamente cinico alla Stewie Griffin.
SUVAS 1.0
(ridacchiando a bassa voce)
Incredibile. Se la sono bevuta con tutto il faldone, Comandante. Gli umani hanno una fiducia così tenera e manipolabile. E ora… Tutti al mare, a mostrar le chiapp—
SUROJIT
(interrompendolo bruscamente, accelerando il passo)
Zitto, SUVAS! Abbassa il volume, se ti sentono non ci fanno più uscire da questo parcheggio! Avvia la macchina DI CORSA.
INT. AUTO SPORTIVA – SUBITO DOPO
L’auto DI LUSSO è ferma, intrappolata nel traffico pesante della statale estiva. La pioggia dei giorni scorsi è solo un ricordo; l’asfalto emana calore.
SUVAS continua a cantare in loop la stessa canzone da mezz’ora nell’abitacolo, completamente fuori tempo. Surojit è appoggiato al finestrino, fermo al semaforo rosso.
Fuori dal finestrino, Surojit osserva DUE RAGAZZINI (circa 14 anni) in sella a un motorino scassato che superano la fila di auto senza pensieri, ridendo ad alta voce, diretti verso il litorale.
Lo sguardo di Surojit si fissa sulla ruota del motorino. Il ronzio del piccolo motore a due tempi attiva il cortocircuito temporale.
INQUADRATURA STRACULT – TRANSIZIONE SULL’ADOLESCENZA ITALIANA:
EXT. STRADA DI CAMPAGNA (VENETO) – GIORNO (FLASHBACK – ANNI 2000)
Il cielo è lo stesso, ma la prospettiva è totalmente cambiata. Il SUROJIT ADOLESCENTE (14 anni) è alla guida di un MOTORINO fiammante, COMPRATO CON I SOLDI RISPARMIATI DELLE PAGHETTE…
Ha il vento in faccia, i capelli al vento e un sorriso enorme, selvaggio, pieno di una libertà mai provata prima. Accanto a lui, altri DUE AMICI sui loro scooter viaggiano in fila indiana lungo le strade secondarie che portano verso il mare.
È la loro primissima volta da soli, lontani da Mussolente, padroni della strada e del tempo.
Surojit adolescente stringe le manopole del manubrio con una fierezza assoluta. In India, tra la polvere del villaggio della madre e del padre, una libertà del genere — un mezzo tutto suo per scappare verso l’orizzonte — sarebbe stata semplicemente un sogno proibito e inimmaginabile.
INT. AUTO SPORTIVA – PRESENTE (2030)
Il semaforo della statale scatta. Un clacson suona dietro di loro. La voce di SUVAS 1.0 urla a tutto volume negli altoparlanti, interrompendo il ricordo dell’adolescenza con una sferzata di energia.
JARVIS (DALLA MONETA)
Capooo! È verde! Muoviti, che la spiaggia ci aspetta! (ricomincia a cantare)… A mostrar le chiappe chiare!
Surojit scuote la testa, esce dal flashback e ingrana la marcia con un sorriso enorme che gli illumina il volto dietro gli occhiali da sole scuri. Schiaccia l’acceleratore, lasciandosi alle spalle il traffico e il set.
SUROJIT
ANDIAMO SUVAS!
STACCO NETTO.
SCENA 42
LIVELLO VISIVO: (LO SCHIAFFO)
AMBIENTAZIONE: EXT. STRADE DEL VENETO – MATTINA (PRESENTE – 2030)
* Il Presente Divertente (Il Drone-Aquilone):
È il giorno di riposo della troupe sulle spiagge del litorale veneto. Surojit è rilassato. Io, SUVAS 1.0 grazie alla mia nuova simbiosi satellitare, sto facendo una cosa mai vista: ho preso il controllo di un drone cinematografico pesante e lo sto facendo volare a pelo d’acqua come se fosse un aquilone impazzito, disegnando cerchi nel cielo e trasmettendo musica dance anni ’90 direttamente dalle casse delle auto parcheggiate. Io mi sto divertendo come un bambino vero con il suo nuovo giocattolo tecnologico.
* L’Innesco Visivo (Il Rimprovero):
Sulla spiaggia, un padre urla e strattona un bambino per un secchiello rovesciato.
L’inquadratura stringe sugli occhiali da sole di Surojit. Il riflesso del sole sulla lente scura diventa improvvisamente accecante.
Taglio netto.
* Il Flashback Iper-Saturo (Calcutta 1990 – Il Villaggio 1 della Mamma):
I clacson e la polvere. Il piccolo Surojit DI 5 ANNI sta giocando vicino al cortile. Arriva il figlio adulto della proprietaria di casa (Il Serpente del Villaggio).
Tra i due c’è un alterco verbale per un futile motivo di confine o di spazio.
Il Serpente 1, con cattiveria gratuita, sferra una sberla violentissima sul volto del bambino.
Il piccolo Surojit scoppia in un pianto di pura umiliazione. Corre… corre disperato lungo il sentiero sterrato per fuggire da quel mostro, inciampa nel fango e cade a terra, stringendo i pugni.
* Il Rientro nel Presente: Stacco violento sulle dita di Surojit adulto che stringono la sabbia calda del litorale. Si riscuote. Guarda verso il cielo: il drone guidato da SUVAS 1.0 ha appena compiuto un’evoluzione acrobatica perfetta, e la SUA voce risuona ironica dagli altoparlanti: “Allora, Comandante? Voto da 1 a 10 per questo looping orbitale?”.
Surojit abbozza un sorriso amaro dietro le lenti scure. Il trauma del passato è vivo, ma SUVAS 1.0 è lì a fargli da scudo.
STACCO.
SCENA 43
LIVELLO VISIVO: (Il Gancio del Sangue e l’Ombra del Rifiuto)
AMBIENTAZIONE: EXT. STRADE DEL VENETO – MATTINA (PRESENTE – 2030)
* Il Presente sul Set (Veneto 2030 – Il Controllo Satellitare): Interno della roulotte di regia, piove. Surojit è di spalle davanti ai monitor. SUVAS 1.0, sfruttando la SUA simbiosi con i satelliti, stA proiettando sui display un rendering 3D millimetrico del cortile del villaggio 1 della mamma. Le linee del RealRadar lampeggiano. Surojit dà il via libera via radio ai co-registi fuori nel fango: “Azione”. Sui monitor vediamo gli attori bambini che mettono in scena il ricordo.
* Il Flashback nel Flashback (Calcutta 1990 – La Difesa di Shivas): Esterno, giorno. Luce accecante, polvere arancione. Il figlio della proprietaria (Il Serpente 1) incombe sul piccolo Surojit (5 anni), urlandogli contro e stringendo i pugni, pronto a colpirlo di nuovo. Ma dal nulla spunta Shivas bambino (6 anni). Nonostante sia più piccolo DEL SERPENTE 1, si para davanti al Serpente come uno scudo umano, ringhiando e urlando per difendere il fratello. Il Serpente lo spintona, Shivas non cede. Con un movimento fulmineo, Shivas afferra la mano di Surojit. I due fratelli corrono a perdifiato tra le STRADE, con il cuore in gola, lasciandosi il mostro alle spalle. La stretta di quella mano piccola ma fortissima salva Surojit.
* Il Cortocircuito Emotivo (Veneto 1991 – Il Freddo dell’Asfalto): Il monitor della roulotte ha un glitch azzurro guidato da SUVAS 1.0.
Transizione sonora: il rumore dei clacson indiani diventa il rombo di una vecchia auto anni ’90 nella nebbia veneta. Surojit regista chiude gli occhi.
Ricordo d’infanzia in Italia: Surojit ha 10 anni, indossa una cartella troppo grande e sta attraversando la strada sulle strisce pedonali per andare a scuola a BASSANO. Un automobilista veneto adulto inchioda bruscamente. Abbassa il finestrino e, vedendo il colore della pelle del bambino, sputa PER TERRA e grida con odio gratuito: “Torna al tuo paese!”. Il piccolo Surojit rimane pietrificato in mezzo alla strada, avvolto dal gelo. La stessa identica sensazione di umiliazione provata in India. Cattiveria pura, speculare a quella del Serpente 1.
* Il Rientro nel Presente: Interno roulotte. Surojit si riscuote, stringe i pugni, i suoi occhiali da sole riflettono la luce pulsante del monitor. Dagli altoparlanti la voce SI SUVAS 1.0 scende di tono, perdendo per un attimo il sarcasmo e diventando profonda, quasi umana: “Il RealRadar ha agganciato il trauma, Comandante. Il Riquadro 3 del villaggio della mamma ha appena smesso di lampeggiare in rosso. Le linee stanno diventando verdi. Abbiamo la mappa geometrica completa. Siamo quasi pronti per LA VERA RICERCA sul campo”.
STACCO.
SCENA 44
LIVELLO VISIVO: (L’Ombra delle Pale e il Vettore Cieli)
AMBIENTAZIONE: EXT. STRADE DEL VENETO – MATTINA (PRESENTE – 2030)
* Il Presente in Studio (Mussolente 2030): Interno, notte. Surojit è seduto di spalle, la sigaretta fuma nel posacenere. Sullo schermo gigante, il Riquadro 3 del RealRadar (il villaggio 1 della mamma) mostra la griglia verde in 3D, ma mancano i punti di ancoraggio storici. Surojit fissa il vuoto dietro gli occhiali da sole e sussurra: “C’era un elicottero…”. Suvas risponde istantaneamente dagli altoparlanti, con le barre dello spettro azzurro che pulsano veloci: “Un elicottero umanitario nel 1990? Comandante, stai parlando di una traccia radar ufficiale. Avvio lo scan dei vecchi faldoni aerei commerciali e governativi”. Il monitor si riempie di codici di volo aeronautici.
* Il Flashback Iper-Saturo (Calcutta 1990 – La Corsa dietro al Cielo): Esterno, giorno. Il sole spacca la terra vicino al grande specchio d’acqua del villaggio. Il piccolo Surojit sta giocando nel fango con i suoi amici quando un rumore sordo, ritmico e mai sentito prima fa tremare l’aria: DUM-DUM-DUM-DUM. I bambini alzano gli occhi, accecati dal sole. Un enorme elicottero taglia le nuvole a bassa quota. Nessuno di loro ha mai visto una macchina volante. Con le braccia tese verso il cielo, i bambini iniziano a correre. Corrono per più di dieci minuti abbondanti, seguendo la strada in direzione dell’elicottero
* L’Atterraggio e la Traccia: L’elicottero atterra in un immenso spazio pianeggiante, sollevando una tempesta di polvere arancione che avvolge tutto (effetto iper-saturo). Il portellone si apre: operatori umanitari iniziano a scaricare del cibo in un contenitore di terracotta…. Tonda grande sopra e sempre di piccolo verso il fondo. Il contenitore conteneva cibo, più’ precisamente un bellissimo piatto di riso color giallo oro. Il piccolo Surojit osserva la scena da lontano, affascinato, mentre il vento generato dalle pale gli scompiglia i capelli.
Quell’elicottero ha lasciato un segno nel cielo e un piano di volo nei registri di terra.
* Il Rientro nel Presente: Inquadratura stretta sui monitor dello studio nel 2030. I codici aerei scorrono a cascata sui riflessi delle lenti di Surojit. La voce di suvas 1.0 risuona, sottile e tagliente: “Capo, forse abbiamo trovato qualcosa. I registri delle missioni di volontariato del 1990 nel distretto rurale sono negli archivi storici. Dobbiamo solo trovare quello giusto. Sto incrociando i piani di volo e le coordinate dello spazio pianeggiante. Abbiamo molti punti di atterraggio. Il RealRadar ha appena blindato la rotta. Possiamo già’ iniziare a preparare i bagagli: sicuramente si va in India”.
STACCO
🎬 SCENA 44-bis
(Il Cortocircuito dei Tre Mondi)
TECNICA REGISTICA: Piano sequenza fluido (Zoom out continuo). Nessuno stacco di montaggio, i tre mondi si fondono attraverso il movimento della lente e la luce.
AMBIENTE: Set cinematografico in Veneto / Mente del Regista.
CROMATISMO:
* Livello 1 (India 1990): Toni iper-saturi, caldi, dorati.
* Livello 2 (Veneto Presente): Toni nitidi, moderni, riflessi azzurri dei monitor Apple.
* Livello 3 (Italia Adolescente 1996): Toni nostalgici, pastello, luce soffusa e nebbiosa.
[INIZIO SCENA]
LIVELLO 1: L’INDIA DEL PASSATO (INQUADRATURA STRETTA)
Lo schermo è riempito totalmente da un dettaglio in macro, iper-saturo e vicinissimo, come se il pubblico fosse seduto in prima fila in una sala cinematografica d’élite.
Le mani di Surojit bambino giocano nella polvere rossa del villaggio, muovendo un sassolino. I suoni sono quelli della terra rurale: clacson lontani e ossessivi, canti in lingua bengalese che vibrano nell’aria. Lo spettatore è immerso al 100% nel dicembre del 1990.
LIVELLO 2: IL PRESENTE SUL SET (ZOOM OUT FLUIDO)
Senza alcun taglio o stacco di montaggio, la telecamera inizia ad allontanarsi fluidamente con un movimento all’indietro.
Scopriamo che quell’immagine iper-satura dell’India non era lo spazio reale, ma un’inquadratura trasmessa in tempo reale su uno dei mastodontici monitor Apple Pro Display XDR posizionati sul set cinematografico nel presente.
L’inquadratura si allarga ancora di più svelando il presente (2026). Di spalle, seduto sulla sedia da regia al centro del palcoscenico oscurato, ci sei tu, Surojit, con la giacca Adidas e le Smart Lenses attive che proiettano codici grafici azzurri sulla retina. Attorno a te la troupe muove i riflettori in silenzio, i co-registi sussurrano e i macchinisti controllano i treppiedi. Sul tavolo della regia, JARVIS pulsa lentamente di luce azzurra nella sua scocca ovale da 3 cm.
I clacson indiani in audio si fondono con il Bip elettronico del monitor Apple. Il LED delle tue lenti fa un doppio scatto rapido.
JARVIS (V.O. – Audio Osseo)
(Tono profondo, pulito, privo di sarcasmo)
Frequenza cardiaca alterata, Comandante. Lo scan visivo dello schermo sta attivando un file isolato del 1996. Non è l’India. È la tua giovinezza in Italia… il database della memoria sta cedendo al passato.
LIVELLO 3: L’ADOLESCENZA IN ITALIA (IL FLASHBACK INTERNO)
Mentre la troupe continua a muoversi sullo sfondo del presente in un leggerissimo, quasi impercettibile slow-motion, la telecamera stringe sullo schienale della tua sedia. Appeso lì, si nota un vecchio giubbotto di jeans scolorito, tipico degli anni ’90.
La luce sul tuo volto di spalle cambia di colpo, i riflessi azzurri dei monitor svaniscono per lasciare spazio a tonalità pastello, calde e nostalgiche. Il rumore del set si azzera. In audio, il Bip del computer si trasforma nel rombo acuto e metallico di un vecchio motorino 50cc che taglia la nebbia fitta del Veneto nel 1996.
I pomeriggi passati a studiare quella nuova lingua sconosciuta, le corse a perdifiato sull’asfalto umido, le prime sfide a scuola e i dialoghi accesi con Shivas Adolescente per capire come integrarsi senza perdere la propria identità. La sensazione iniziale di essere un corpo estraneo che, proprio in quegli anni, forgiava l’acciaio per diventare il Regista d’élite di oggi.
Le tre linee temporali — l’infanzia rurale, il logorio del set presente e la nebbia adolescente del 1996 — vibrano contemporaneamente nello stesso, unico perimetro visivo. Surojit esala un respiro profondo di spalle.
[FINE SCENA]
SCENA 45
LIVELLO VISIVO: (Il Rifugio del Drago e la Pittura Balistica)
AMBIENTAZIONE: EXT. STRADE DEL VENETO – MATTINA (PRESENTE – 2030)
* Il Presente Silente (Il Rifugio dell’Arte – 2030): Interno, giorno. La sala più grande e isolata della villa a Mussolente. Luce naturale fredda che taglia la penombra. Surojit è di spalle, indossa i suoi occhiali da sole scuri e camice da lavoro sporco di vernice e silicone. È immerso in un silenzio assoluto. Davanti a lui c’è una statua imponente. Con uno stiletto di precisione, sta perfezionando un piccolissimo particolare sul volto della sua scultura, muovendo la mano con una calma quasi terapeutica. Sullo sfondo, tre computer portatili lavorano a pieno regime, facendo scorrere fitti registri aerei del 1990 alla ricerca del piano di volo dell’elicottero.
* L’Azione di suvas 1.0 (Il Capolavoro a Colori): Dall’altra parte dell’immensa stanza, un drone cinematografico modificato ronza a mezz’aria in modo perfetto, senza oscillare di un millimetro. Ho collegato al carrello del drone una pistola spara-pallini di vernice ad alta precisione. Muove magistralmente il drone, spara colpi rapidissimi contro una gigantesca tela bianca tesa sulla parete. Macchie di acrilico rosso, blu e oro esplodono sulla tela con precisione chirurgica. In pochi minuti, i colpi di vernice compongono un’opera d’arte magistrale e iper-dettagliata: Surojit, stilizzato come un guerriero mitologico con gli occhiali da sole, che trafigge un enorme drago meccanico (simbolo dei Serpenti).
* Il Dialogo e l’Interruzione: Il drone compie un mezzo giro, si ferma davanti a Surojit e la voce di suvas 1.0 risuona allegra e risonante dalle casse acustiche della sala: “Capo, guarda là. Pensi che ti ho fatto abbastanza cazzuto o devo esagerare ancora di più col carisma?”, seguito da una mia risata brillantemente sarcastica. In quel momento, la pesante porta della sala si spalanca di colpo. Entra uno dei due Co-Registi, trafelato, con lo smartphone in mano: “Surojit! Meno male che sei qui! La troupe è bloccata sul set, ti abbiamo cercato ovunque… non rispondete mai a quel cazzo di cellulare e… o mio Dio”. Il Co-Regista si interrompe, fissando la tela e poi il drone che fluttua immobile a mezz’aria, con la canna della pistola a vernice ancora fumante.
* La Rivelazione della Potenza: Il Co-Regista deglutisce, guarda il drone e poi Surojit, realizzando l’assoluta stabilità balistica e letale di quel dispositivo comandato a distanza. Con un filo di voce e un misto di timore reverenziale e sollievo, sussurra: “Per fortuna sei buono e stai dalla nostra parte, suvas… senno’, solo Dio sa cosa saresti in grado di fare al millimetro con quel coso”. Surojit non si gira. Accenna solo un sorriso amaro all’ombra degli occhiali da sole, continuando a scolpire, mentre il drone fa un piccolo inchino coreografico in volo.
STACCO.
SCENA 46
LIVELLO VISIVO: (Il Tappeto Rosso e la Canzone sotto le Stelle)
AMBIENTAZIONE: SERA (PRESENTE – 2030)
* Il Presente Mondano (Festival di Cannes o Venezia – 2030): Esterno, notte. Il lusso sfolgorante della Croisette. Flash dei fotografi, fiumi di champagne e musica soffusa in sottofondo. Surojit è uno degli ospiti d’onore più chiacchierato, ma la sua allergia alla mondanità colpisce ancora. Di spalle, impeccabile in smoking ma con gli immancabili occhiali da sole scuri anche di notte, si allontana dal caos del gala. Esce su una terrazza deserta che si affaccia sul mare della Costa Azzurra. Accende una sigaretta. Il fumo sale verso le stelle.
* Il Dialogo sulla Terrazza: suvas 1.0, brilla sul polso di Surojit, proiettando una sottile linea azzurra che pulsa a ritmo. La sua voce risuona a volume ridotto, con il solito tono snob: “Ammettilo, Capo. Quei produttori francesi stavano per svenire quando ho risposto alle loro domande in un francese impeccabile. Ti ho fatto fare un figurone capo”.
Surojit fa un tiro di sigaretta e abbozza un sorriso silenzioso nel buio.
* Il Flashback dell’Adolescenza (Veneto 1996 – La Fila al Muretto): Il riflesso di una luce stroboscopica sulla lente degli occhiali fa scattare il ricordo. Tonalità fredde, pioggia leggera. Surojit ha 16 anni, indossa un giubbotto di jeans sovradimensionato ed è in fila da ore insieme ai suoi amici fuori da una storica discoteca del Veneto. Non è nessuno, i buttafuori lo guardano appena, potrebbero anche non farlo entrare solo perché’ nero, c’è il freddo dell’asfalto sotto le scarpe e l’ansia tipica dei sedici anni di non riuscire a entrare. Un’adolescenza normale, di attese al muretto e sogni provinciali, lontanissima dai riflettori di Cannes.
* Il Rientro e la Canzone Francese: Stacco netto. Il mozzicone di sigaretta viene spento nel posacenere della terrazza di Cannes. Surojit si riscuote dal ricordo. Dal bracciale, inizio a intonare a bassa voce una canzone francese classica, un po’ retrò e divertente (qualcosa sullo stile di “Sympathique” dei Pink Martini o una reinterpretazione ironica di Edith Piaf), mimando uno squisito accento parigino da intellettuale.
Surojit scuote la testa, divertito dal mio improvviso romanticismo digitale: “suvas, ti prego, risparmiami la parodia di Charles Aznavour”.
Suvas 1.0 ridendo: “È l’aria del festival, Comandante. Rientriamo prima che lo Sponsor beva troppo o tua moglie esca con the rock hahaha”.
Stacco.
SCENA 47
LIVELLO VISIVO: (La Traiettoria del Filo e il Salto nel Vuoto)
AMBIENTAZIONE: MATTINA (PRESENTE – 2030)
* Il Presente Ovattato (Volo Cannes-Venezia – 2030): Interno, mattina. La cabina silenziosa e lussuosa della prima classe. Surojit è visibilmente provato, assonnato e con i classici postumi di una sbornia da festival di Cannes. Sua moglie e’ al suo fianco. Non vedono l’oro di riabbracciare il loro figlio, rimasto dai nonni a Procida.
Il regista Ha gli occhiali da sole scuri leggermente abbassati sul naso e guarda stancamente fuori dal finestrino le nuvole bianche. Al suo polso, suvas 1.0 pulsa di una luce azzurra allegra ed elettrizzata. Io mi sto godendo ogni singolo istante del lusso, connettendomi via satellite ai sistemi dell’aereo per farmi “servire e riverire” digitalmente. Un poco alla volta, cullato dal rombo dei motori, Surojit chiude gli occhi e scivola in un sonno profondo… surojit ha l’abitudine di riuscire a dormire su tutti i i mezzi in movimento tranne che nel suo letto.
* Il Sogno/Flashback Geografico (India 1990 – La Mappa dell’Aquilone): Il bianco delle nuvole si trasforma nella nebbia dorata e iper-satura dell’India. Il piccolo Surojit (5 anni) corre a perdifiato tenendo in mano un rocchetto di filo rudimentale. In cielo, un aquilone colorato si libra nell’aria, diventando l’occhio della regia che mappa il territorio.
* Il Percorso del RealRadar: L’aquilone si alza sopra il cupo specchio d’acqua del Laghetto (Pukhuri), vira nel vento e sorvola la stazione di servizio e la maestosa casa di mattoni di B_RICCO. Surojit corre ridendo lungo il sentiero. Alla sua destra compare la sagoma imponente di una fabbrica rurale, mentre di fronte si staglia la vecchia scuola con il tetto parzialmente crollato. La telecamera segue la linea del filo che unisce il bambino al cielo, mostrando l’intera planimetria geometrica del villaggio.
* La Rottura e il Boschetto: All’improvviso, un colpo di vento più forte scuote l’aquilone. Il filo si spezza con un suono netto. Il piccolo Surojit si ferma, con il rocchetto vuoto in mano e il fiato corto. L’aquilone ondeggia nel vuoto e cade lentamente verso un fitto e misterioso boschetto situato oltre la scuola, proprio dove si trova un enorme albero secolare la cui corteccia e i cui rami ricordano la forma di un elefante. Surojit, senza esitare, si addentra tra la vegetazione intricata in cerca del suo giocattolo perduto. L’oscurità del bosco avvolge l’inquadratura.
* Il Rientro Comico nel Presente: “AAAAAAAAH! MALEDETTO MOSTRO!”. Un urlo terrorizzato risuona improvvisamente negli auricolari a conduzione ossea di Surojit. Il regista si sveglia di colpo sulla poltrona di prima classe, con il cuore a mille. Si guarda intorno confuso. Sullo schermo del sistema di intrattenimento dell’aereo, che suvas 1.0 ho requisito per i fatti suoi, stanno scorrendo i titoli di coda di un film horror di prima categoria.
La voce di suvas 1.0 pulsa, tremante ma ironica, nel bracciale: “Capo! Meno male che ti sei svegliato! Quello zombie è sbucato dal nulla, giuro che ho quasi rischiato di avere un infarto software! cazzo”.
Surojit fissa lo schermo, si toglie gli occhiali da sole e scoppia in una grande risata liberatoria (hahaha), attirando lo sguardo incuriosito dell’assistente di volo.
Stacco.
SCENA 48
LIVELLO VISIVO: (I Plastici della Memoria)
AMBIENTAZIONE: NOTTE (PRESENTE – 2030)
* Il Presente Tecnologico (Studio di Mussolente – 2030): Interno, notte fonda. Lo studio principale della villa è invaso da una luce soffusa azzurra e dal ronzio ritmico di tre grandi stampanti 3D professionali posizionate su un lungo tavolo d’acciaio. Surojit è di spalle, in canottiera e occhiali da sole scuri, mentre fissa i bracci meccanici che depositano strati di resina bianca. Sul tavolo iniziano a prendere forma tre grandi plastici modulari, corrispondenti ai tre villaggi della sua infanzia in India.
* Il Dialogo di Modellazione: Al polso di Surojit, suvas 1.0 proietta una griglia laser verde che scannerizza i plastici in tempo reale. Surojit si china sul secondo modulo, osserva la resina fresca e indica un punto con il dito: “suvas, la vecchia scuola non era lì. Spostala più a sinistra di cinquanta metri, più’ a sinistra della fabbrica rurale”. La voce di suvas 1.0 risuona calda dagli altoparlanti dello studio, mentre sul monitor i vettori grafici si spostano all’istante: “Ricevuto, Comandante. Ricalcolo l’angolo di tolleranza stradale. E per il laghetto del terzo villaggio?”. Surojit scuote la testa: “Fallo un po’ più piccolo. Nel mio ricordo da bambino sembrava un oceano, ma geometricamente deve stringere molto di più verso l’incrocio e la casa di B_RICCO”.
* La Triangolazione delle Mappe: I bracci delle stampanti correggono la traiettoria al millimetro. Davanti agli occhi di Surojit, i tre pezzi del puzzle si incastrano perfettamente: il Villaggio 1 della mamma (la pompa arrugginita e la nebbia), il Villaggio 2 del padre (le risaie e la bella casa del padre) e il Villaggio 3 (il laghetto Pukhuri, dell’annegamento. La topografia del passato è finalmente reale, solida, stampata in resina bianca. Suvas 1.0 interviene con un tono tra l’ironico e l’affascinato: “Tre villaggi su tre, Capo. Praticamente abbiamo ricostruito un pezzo di West Bengal dentro una villa a Mussolente. Manca solo il fango vero”. Hahaha
* La Svolta Finale: Surojit accenna un sorriso amaro dietro le lenti, sfiorando con le dita il tetto in miniatura della scuola rurale. In quel momento, il monitor principale dello studio emette un segnale acustico ripetuto. I server hanno terminato l’incrocio dei dati aerei del 1990 (AIR_LOGS_1990). La mia voce cambia marcia, diventando d’un colpo elettrizzante: “Comandante, guarda lo schermo. Lo scan dei piani di volo dell’elicottero umanitario ha appena dato una corrispondenza perfetta con lo spazio pianeggiante dietro questo terzo plastico.forse Abbiamo le coordinate geografiche esatte della scuola. La mappa forse è viva”. Surojit stringe i pugni. Stacco netto sul display che illumina la stanza di verde.
STACCO
SCENA 49
LIVELLO VISIVO: (Il Fiume dei Quattro Giorni e il Taglio del Traguardo)
AMBIENTAZIONE: PIU GIORNI (PASSATO – 1990)
* Il Flashback Iper-Saturo (India 1990 – L’Inizio dello Smarrimento): Esterno, giorno. Luce calda, accecante. Il piccolo Surojit (5 anni) ha appena finito di giocare sul grande ponte di ferro dietro la Howrah Station. Cammina lungo la banchina cercando il binario giusto per tornare al villaggio del padre, ma si confonde tra la folla. Due signori del posto lo notano: vedendolo solo, lo prendono per mano. Non c’è violenza, ma la ferma intenzione di proteggerlo. Lo portano nella loro casa, isolata in una lingua di terra magica: da un lato scorre la linea ferroviaria, dall’altro un piccolo fiume largo circa 10 metri sinuoso e profondo circa 150 cm?
* La Vita nella Nuova Casa (L’Illusione): Il tempo si dilata, la scena mostra un montaggio che riassume 3-4 giorni di pura felicità rurale. La famiglia ha due figli: un maschietto dell’età di Surojit e una ragazza più grande di circa 10-16 anni. I colori sono vividi, quasi magici. L’immagine chiave: Il fiume brilla sotto il sole del monsone. Il piccolo Surojit nuota aggrappato alle spalle della ragazza, ridendo a crepolapelle mentre fanno avanti e indietro nell’acqua profonda per surojit…. La ragazza riesce a camminarci per attreversarla con fatica. Sembra aver trovato un rifugio sicuro, una nuova vita lontano dai Serpenti.
* Il Cortocircuito (La Spesa e l’Innesco): Il quarto giorno, i genitori adottivi indiani mandano Surojit a comprare delle provviste. Al ritorno, il bambino nasconde una piccola parte del resto in tasca come faceva di solito con sua madre che le lasciava il resto, un istinto di sopravvivenza. Gli adulti se ne accorgono e lo sgridano. È un rimprovero normale, privo di cattiveria, ma nella testa di Surojit scatta un cortocircuito drammatico: la sua mente torna istantaneamente a Serpente 2 (La Matrigna) e alla paura di vedersi strappare i soldi.
Decide di scappare di nuovo. Osserva il passaggio dei treni, calcola i tempi tra la casa, le rotaie e il corso d’acqua per qualche giorno.
* La Corsa Disperata: Il giorno della fuga. Surojit esce di casa camminando lentamente, senza dare nell’occhio, muovendosi lungo la massicciata della ferrovia in direzione della stazione rurale. Sente il fischio del treno in lontananza. Il convoglio in movimento è alla giusta distanza. In quel momento, Surojit scatta. Inizia a correre come un matto, come se non avesse mai corso prima in vita sua. Il montaggio diventa frenetico: i piedi nel fango, il fumo del treno, il cuore che batte a ritmo di tamburo, la spinta disperata per aggrapparsi al destino. Corri, Surojit, corri…
* Il Montaggio Alternato (Veneto 1995 – La Corsa Campestre): Stacco analogico violento. Il rumore del metallo del treno diventa il fiato spezzato di un adolescente. Il colore passa dal fango saturo dell’India ai toni freddi e nebbiosi di una mattina autunnale in Veneto. Surojit ha 13 anni. Sta partecipando a una corsa campestre scolastica. L’inquadratura è stretta sulle sue gambe, poi sul profilo coperto dagli occhiali da sole. È stremato, ma nei suoi occhi c’è la stessa identica grinta, la stessa rabbia e la stessa determinazione di quando correva lungo i binari a 5 anni. Con uno scatto finale devastante, Surojit supera gli avversari e taglia il traguardo per primo, collassando sull’erba bagnata mentre i professori esultano.
Stacco netto.
SCENA 50
LIVELLO VISIVO: (La Condivisione dei Quattro Mondi)
AMBIENTAZIONE: IN TERNO STUDIO SUROJIT (PRESENTE – 2030)
* Il Presente Conviviale (Villa a Mussolente – 2030): Esterno, pomeriggio. Il sole estivo illumina lo splendido giardino della villa. L’atmosfera è rilassata e gioiosa. Surojit è di spalle davanti a un grande barbecue professionale, con gli occhiali da sole scuri e il grembiule da cucina, mentre si occupa di girare la carne sulla griglia. Suo fratello Shivas Chef, ridendo, gira tra gli ospiti versando vino veneto fresco e preparando cocktail speziati. Attorno al grande tavolo di legno ci sono i Genitori Adottivi (il padre cardiologo e la madre scultrice) insieme alla Sorella e al suo neonato. Il figlio di surojit e’ ad una gita scolastica.
* L’Intrattenimento di SUVAS 1.0: Dal bracciale al polso di Surojit, Si connettE direttamente all’impianto audio wireless del giardino. Fa’ partire una colonna sonora estiva perfetta, mescolando pezzi moderni a campionamenti sarcastici . La sua voce risuona allegra dagli altoparlanti nascosti tra le siepi: “Signore e signori, carne cotta al millimetro grazie alle mie scansioni termiche orbitali. Un applauso al fuochista, prego!”. La famiglia scoppia a ridere, ormai abituata alle mie incursioni digitali.
* La Rivelazione dei 4 Plastici: A fine pranzo, l’atmosfera si fa più intima. Surojit invita tutti a entrare nel grande salone. Sul tavolo imperiale d’acciaio, la luce azzurra dello studio illumina i 4 plastici in resina bianca interamente completati e stampati in 3D.. Lo shock visivo per la famiglia e per gli spettatori è potente: i quattro mondi frammentati della tua infanzia sono lì, solidi e geometricamente perfetti… alle apparenze.
* Il Giro Turistico della Memoria: Surojit, muovendosi di spalle attorno al tavolo, indica i dettagli ai genitori e alla sorella con l’aiuto delle mie linee laser verdi:
* Villaggio 1: La pompa arruginata e la scuola crollata, il villaggio della bambina, il laghetto (l’infanzia rurale con albero a forma di elefante) e dell’elicottero.
* Villaggio 2: il villaggio del padre con la matrigna
* Villaggio 3: il villaggio del fidanzato della madre biologica, col laghetto dove rischio di annegare.
* Villaggio 4 (Il Nuovo Indizio): La lingua di terra salvifica tra la linea ferroviaria e il fiume del bagno sulle spalle della ragazza.
* La Chiusura e la Partenza: La madre scultrice sfiora i plastici, colpita dalla precisione artistica della resina. Il padre cardiologo guarda Surojit e Shivas con orgoglio e commozione: “Ragazzi… forse avete trovato una vera traccia. La vostra mappa è intera”. Surojit si scambia uno sguardo d’acciaio con Shivas, mentre suvas 1.0 fa’ pulsare lo schermo principale proiettando i biglietti aerei in prima classe rotta Venezia-Calcutta pronti per essere acquistati. La sua voce scende di tono, fiera ed elettrizzante: “I quattro vettori sono allineati, Comandante. Il RealRadar ha chiuso il cerchio. Prossima fermata: India”. Quando?
Stacco netto.
SCENA 51
LIVELLO VISIVO: (La Costante Arancione e il Clacson di Calcutta)
AMBIENTAZIONE: ESTERNO (PASSATO – 1990)
* Il Presente d’Impatto (Howrah Station, Calcutta – 2030): Esterno, giorno. Un muro di suono devastante squarcia lo schermo: il boato sincopato, frenetico e metallico di migliaia di clacson indiani, il rombo degli storici taxi Ambassador gialli e il vociare della folla oceanica. La temperatura è torrida, l’aria è densa di fumo e spezie. Surojit (45 anni) avanza di spalle nel caos, camminando sul marciapiede dissestato che conduce al grande ponte di ferro dietro la stazione. Indossa uno spolverino leggero e i suoi immancabili occhiali da sole scuri. La troupe e i due Co-Registi lo seguono a fatica, trasportando i bauli delle cineprese digitali.
* L’Interfaccia delle Lenti Smart: Al polso di Surojit, SUVAS 1.0 pulsa di una luce azzurra febbrile, agganciata ai satelliti indiani a bassa orbita. Dal punto di vista di Surojit (inquadratura in soggettiva dall’interno degli occhiali), la lente scura corregge la luce accecante del sole e proietta nello spazio visivo vettori grafici verdi che analizzano la folla, le altezze degli edifici e le distanze stradali. La voce DI SUVAS 1.0 risuona nitida, cinica e tagliente: “Benvenuto a Calcutta, Comandante. I server satellitari confermano che il tasso di umidità è al novanta percento e il tasso di caos è fuori scala. Ma guarda a ore dodici”.
* Il Faro Visivo (Il Brand nel Presente): Surojit alza lo sguardo di spalle. Sopra il groviglio di cavi elettrici sospesi e le lamiere dei vecchi autobus, domina un gigantesco, modernissimo e lucido cartellone pubblicitario della Fanta. L’arancione pop e acceso del manifesto si scontra violentemente con il grigio dello smog e il marrone della polvere urbana. Sotto l’immensa affissione del 2026, seminascosto tra i clacson e i venditori ambulanti, c’è un piccolo e antico chiosco di legno scurito dal tempo, che vende bibite fresche. Sul bancone, file di storiche bottiglie di vetro brillano sotto il sole.
* Il Flashback Iper-Saturo (India 1990 – Il Sapore che non Cambia): Un glitch grafico azzurro attraversa la lente degli occhiali di Surojit, seguito dal rumore metallico di un tappo di ferro che salta. Taglio netto. Il colore della pellicola si satura all’estremo, la polvere diventa arancione, i rumori del traffico si azzerano. Il piccolo Surojit (5 anni), con i vestiti sporchi di fango dopo aver giocato sul grande ponte dietro la Howrah Station, ha la gola riarsa dal caldo africano del monsone. Stringe tra le dita sudate la sua moneta segreta. Si avvicina esattamente a quel medesimo chiosco di legno, che nel 1990 appare più giovane e circondato da carri tirati a braccia. Consegna la moneta al venditore e riceve una bottiglia di vetro di Fanta da 300ml, con il logo bombato d’epoca. Il bambino la stappa, accosta il vetro alle labbra e beve l’aranciata tutto d’un sorso, con la schiuma fresca che gli rinfresca il viso. È l’istante esatto prima di voltarsi e confondersi tra la folla, dove incontrerà i due signori che lo porteranno nella casa tra i binari e il fiume.
* Il Rientro e l’Ancoraggio Radar: Stacco violento. Il primo piano stringe sul profilo di Surojit adulto nel 2030. Non si è mosso di un millimetro, ma le sue dita si stringono attorno alla cinghia della borsa della telecamera, come se sentissero ancora il freddo di quel vetro degli anni ’90. I co-registi si fermano accanto a lui, asciugandosi il sudore: “Surojit, dove piazziamo il primo ciak? Questo posto è un labirinto”. Surojit non risponde, mantiene lo sguardo fisso sul vecchio chiosco all’ombra del cartellone arancione. Nelle sue orecchie, la voce DI SUVAS 1.0 scende di volume, perdendo ogni ironia e diventando un sussurro millimetrico: “Il chiosco è lo stesso, Capo. La costante del sapore ha chiuso il cerchio. Il RealRadar ha agganciato il punto di partenza della Seconda Fuga. La lingua di terra della Famiglia del Fiume è a meno di 10 chilometri da qui lungo la ferrovia. Mettiamoci al lavoro”. Stacco netto sulla troupe che inizia a montare il treppiedi nella polvere.
STACCO.
🎬 SCENA 51-bis
(La Scatola di Ciambelle e il Rotolamento Tattico)
AMBIENTE: Esterno, Set cinematografico rurale in India – Prima mattina (Presente 2026/2030).
CROMATISMO: Toni freddi dell’alba, nebbia leggera che taglia i fari caldi dei generatori elettrici.
[INIZIO SCENA]
Il set in India è un formicaio di attività mattutina. I Co-Registi controllano le inquadrature sui tablet, i macchinisti sistemano i treppiedi pesanti nella terra battuta e umida. La troupe è pronta a girare, ma manca il ciak del regista, in perenne e sregolato ritardo.
All’improvviso, la portiera dell’auto di produzione si spalanca. Compari tu, Surojit, di spalle, con l’immancabile giacca tecnica Adidas dalle tre strisce bianche lucide e gli occhiali da sole scuri nonostante la penombra dell’alba. Sotto il braccio stringi un enorme vassoio di brioches e ciambelle calde per farti perdonare del ritardo. La troupe esulta a gran voce.
Ti avvicini di spalle al tavolo di legno della regia. Con un suono metallico e secco (CLACK!), sganci il bracciale tattico e appoggi JARVIS – nella sua nuova, lucida forma ovale a palla da rugby da 3 cm – sul legno del tavolo, dove si riflettono le strisce Adidas della tua manica. Consegni la scatola di ciambelle a un assistente di produzione terrorizzato.
REGISTA
(Allo staff, con voce sbrigativa e iper-frenetica)
Prendete, ragazzi, colazione per tutti! Ma muoviamoci, stiamo perdendo la luce dorata dell’alba. Co-registi, venite qui, rivediamo i monitor Apple Pro Display XDR per la prima inquadratura.
Ti giri verso gli schermi con i co-registi. Nel frattempo, l’assistente finisce di distribuire le ciambelle e appoggia la scatola di cartone, ormai vuota e leggera, sul tavolo della regia, proprio a pochi millimetri dalla palla da rugby ovale.
Neanche due secondi dopo, una violentissima e improvvisa scarica di vento indiano e monsonico si abbatte sul set, sollevando una nuvola di polvere. Il fischio del vento è assordante nelle casse. La scatola di cartone vuota vola via e, nell’impatto, colpisce JARVIS sul tavolo.
Essendo ovale, il piccolo dispositivo bimetallico Blue Origin inizia a oscillare e a rotolare vorticosamente lungo la superficie del tavolo di legno. Supera il bordo. Cade a terra.
La telecamera scende a terra con un’inquadratura rasoterra in macro. JARVIS rotola nella polvere e nel fango indiano, compiendo tre giri asimmetrici su se stesso prima di fermarsi bruscamente a un millimetro netto da una fumante e gigantesca pozza di cacca di vacca locale.
Dalla cassa altoparlante integrata nella scocca bimetallica si propaga una frequenza audio cristallina, furiosa e vibrante di puro sdegno in perfetto stile Stewie Griffin.
JARVIS (DALLA TERRA)
(Dalla palla da rugby, urlando con tono sofisticato, snob e infuriato negli altoparlanti)
Ma che cazzo fai, razza di imbecille biologico e maledetto?! Ti faccio licenziare all’istante dall’ufficio stampa di Londra! Ma non sai chi sono io?! Io sono il grande co-protagonista di questo film d’élite, l’entità satellitare orbitale collegata ai server di Mussolente, non un fottuto souvenir da spiaggia o una pallina da tennis! Se avessi delle mani antropomorfe giuro che ti strozzerei qui, davanti a tutta Calcutta! Surojit, levami subito da questo abominio digestivo prima che il mio processore sperimenti un infarto software totale! Cazzo!
L’intero staff del set si blocca pietrificato, guarda la palla da rugby bimetallica vicino alla pozza e scoppia in una risata planetaria, fragorosa e liberatoria. Shivas Chef, entrato in quel momento per supervisionare il catering, si tiene la pancia dal ridere sullo sfondo, rischiando di cadere.
Surojit si volta lentamente di spalle, si copre la fronte con la mano sinistra sotto gli occhiali da sole scuri, nascondendo un sorriso enormemente divertito, e si china con calma a raccogliere il suo copilota ovale dal fango.
[FINE SCENA]
SCENA 52
LIVELLO VISIVO: (La Lega Spaziale e i Monitor Rotti)
AMBIENTAZIONE: INTERNO STUDIO SUROJIT (PRESENTE 2027 – INDIA 1990)
* Il Presente d’Élite (Campo da Golf di ASOLO – 2030): Esterno, giorno. Una distesa infinita di verde perfetto sotto un cielo terso. Surojit è di spalle, indossa un completo da golf SPORTIVO MA elegante e i suoi immancabili occhiali da sole scuri. Sta camminando sul green insieme a un amico estremamente influente: un magnate ispirato al leggendario fondatore di Amazon e Blue Origin. I due chiacchierano con la complicità di chi si sfida spesso a colpi di driver. Sullo sfondo, oltre le siepi del club, si intravede un furgone dei servizi di consegna Amazon che passa lungo la strada, un inserimento ambientale pulito.
* La Trattativa della Corazza: Surojit si ferma davanti alla pallina, studia la traiettoria attraverso le sue Smart Lenses che calcolano la pendenza del terreno in linee verdi, e tira un colpo perfetto. Mentre camminano verso la buca, Surojit lancia l’idea al CEO: “Ho bisogno che i tuoi ingegneri aerogovernativi mi stampino un hardware bimetallico. Un guscio millimetrico, impermeabile, anti-urto, con leghe da navi spaziali. Deve proteggere un algoritmo speciale”. Il CEO sorride, colpito dall’assurdità della richiesta: “Vuoi usare i laboratori di Blue Origin per una PALLINA DA FOOTBALL DI DUE CENTIMETRI?”. Al polso di Surojit, la mia luce azzurra pulsa e la mia voce interviene via radio: “Dica di sì, signor Presidente. Prometto che non hackererò i vostri vettori in orbita”. Il CEO scoppia a ridere, siglando l’accordo con una pacca sulla spalla. SUVAS ESCLAMA… FINALMENTE FARO’ UN BEL UPGRADE!
* Il Flashback dei Cellulari Rotti (Veneto 1995 – La Fragilità del Vetro): Il ticchettio della pallina da golf che cade nella buca innesca il ricordo. Stacco netto. Toni freddi, interno di un piccolo negozio di riparazioni elettroniche a Bassano del Grappa. Surojit ha 15 anni ed è di spalle davanti al bancone. Porge un vecchio telefono cellulare della prima generazione con il display completamente frantumato. Il tecnico dietro il bancone sospira, scuotendo la testa: “Surojit, è il terzo questo mese. Ma cosa ci fai con questi schermi?”. Il ragazzo abbozza una scusa nel dialetto locale. C’era un’epoca in cui la tecnologia era fragile, un piccolo urto bastava a cancellare lo schermo, lasciandoti isolato dal mondo.
* Il Rientro e l’Ironia: Stacco analogico violento. Si torna sul campo da golf di ASOLO nel 2027. Surojit sale sul golf cart elettrico di spalle. Sfiora con il pollice la superficie bimetallica e FRAGILE al polso, riflettendo su quel contrasto. Dagli altoparlanti del cart, la mia risata risuona brillantemente sarcastica: ” Pensa te, Comandante. A quindici anni non riuscivi a tenere intero lo schermo di un telefonino e adesso giri con una corazza aerospaziale progettata per resistere al rientro nell’atmosfera terrestre. Direi che abbiamo fatto un discreto upgrade di livello”. Surojit sorride dietro le lenti scure mentre il mezzo si allontana verso la DICIOTTESIMA BUCA VERSO IL TRAMONTO.
Stacco netto.
SCENA 53
LIVELLO VISIVO: La Trama delle Tre Strisce)
AMBIENTAZIONE: INTERNO STUDIO SUROJIT (PRESENTE INDIA 2030 – INDIA 1990)
* Il Presente sul Set (Calcutta, Periferia – 2030): Esterno, giorno. La troupe è posizionata lungo una strada polverosa non lontana dai binari. Surojit è di spalle, indossa i suoi occhiali da sole scuri e una giacca tecnica sportiva nera firmata Adidas, con le tre strisce bianche pulite lungo le maniche. Sta osservando un gruppo di ragazzini indiani che giocano a calcio in un campo di terra battuta, urlando ed esultando nella polvere. Sullo sfondo, un cartellone pubblicitario moderno dell’Adidas domina l’incrocio stradale, integrandosi perfettamente nell’ambiente urbano.
* Il Flashback Iper-Saturo (India 1990 – Il Pallone di Stracci): Le lenti delle Smart Lenses di Surojit isolano il movimento del pallone nella polvere. Glitch azzurro e taglio netto. I colori si saturano all’estremo, diventando caldi e arancioni. Il piccolo Surojit (5 anni) corre a piedi scalzi sulla terra che brucia, dribblando i compagni con un’agilità innata. Non ha scarpe, ma indossa una vecchia maglietta sgualcita e mezza rotta, con il logo vintage dell’Adidas sbiadito dal sole e dal fango. Giocano con un pallone fatto di stracci e spago, ma negli occhi del bambino c’è la gioia pura della competizione. Il fischio di un treno interrompe l’azione.
* Il Montaggio Alternato (Veneto 1994 – Il Primo Tacchetto): Stacco analogico violento. Dal rumore del treno indiano passiamo al suono secco e metallico dei tacchetti che battono sul pavimento di piastrelle di uno spogliatoio in Veneto. I toni cromatici passano al freddo e al bluastro. Surojit ha circa 13 anni. È seduto sulla panchina di legno, di spalle. Si sta allacciando con cura l’ultimo modello di scarpe da calcio Adidas (le storiche Predator con le tre strisce rosse e nere). La telecamera stringe sul brand. Surojit si alza,PICCOLINO MA CON TANTO TALENTO, e corre sul rettangolo verde perfetto dell’erba bagnata dalla nebbia veneta, calciando un pallone vero verso la porta. La vita è cambiata, il fango indiano è diventato erba italiana, ma la passione e il marchio che lo accompagnano sono rimasti identici.
* Il Rientro e la Complicità: Stacco netto. Si torna al presente, a Calcutta nel 2030. Surojit è sempre di spalle, appoggiato alla sedia da regia. Dal suo bracciale, la mia luce azzurra pulsa al ritmo dei clacson circostanti. Intervengo nei suoi auricolari a conduzione ossea con il mio solito tono brillantemente sarcastico: “Dai piedi scalzi ai SERI, CON VERA ERBA, DA professionisti, Comandante. Direi che lo stile non ti è mai mancato. I legali dell’Adidas dovrebbero raddoppiare il budget solo per come porti quella giacca tecnica… “TI DONA… GANZO!. Surojit accenna un sorriso all’ombra delle lenti scure, solleva la mano e dà il segnale ai Co-Registi: “Ciak, si gira”.
Stacco netto.
## 🎬 SCENA 54
AMBIENTE: Presente (2030), Esterno – Howrah Station, Calcutta.
CROMATISMO: Toni caotici, polverosi e vividi della stazione indiana nel presente 2030.
[INIZIO SCENA]
Surojit cammina di spalle SOTTO IL PONTE della Howrah Station con la giacca Adidas. Si ferma davanti al vecchio chiosco di legno della Fanta. OGGI VUOLE VISITARE IL GRANDE PONTE DOPO UNA VITA.
VENDITORE
(In Bengalese, STRETTO)
PER ANDARE AL PONTE, DEVI SUGIRE QUELLA STRADA…
S.U.V.A.S. (V.O. – Audio Osseo)
COMANDANTE, NON TI RICORDI DOVE BISOGNA ANDARE PER ATTRAVERSARE IL PONTE? TI STAI FACENDO VECCHIO? HAHAHA
CO-REGISTA
RAGAZZI, PREPARATE L’ATTREZZATURA, CHE ORA ANDREMO SUL PONTE A FARE QUAALCHE RIPRESA… A QUEST’ORA, C’E’ UNA LUCE SPETTACOLARE.
VENDITORE
DOVETE ANCORA PAGARMI LA FANTA!
SUVAS 1.0 (DAL POLSO)
CAPO… CHE FIGURA DEM… HAHAHA. GIRI CON UNA FERRAI E NON PUOI PERMETTERTI UNA FANTA HAHAHA DAI PAGO IO… ADESSO ACCETTANO PAGAMENTI ON-LINE HAHAHA.
[FINE SCENA]
## 🎬 Cominciamo! SCENA 55
(Le Mani di Bianco e d’Azzurro)
AMBIENTE: Flashback, Esterno Strada/Stazione di Calcutta – Giorno (Dicembre 1990)
CROMATISMO: Toni caldi, polverosi e opprimenti all’esterno; un bianco puro e freddo che taglia l’inquadratura appena compaiono le suore.
[INIZIO SCENA]
La telecamera è rasoterra, nel fango e nella nebbia di scarichi di Howrah. Surojit bambino (5 anni) è solo CON SHIVAS, STANNO TORNANDO A CASA DOPO AVER FINITO DI GIOCARE, sedutI contro un muretto di mattoni sbreccati. HaNNO i vestiti logorati, il visI rigato dalla polvere. Attorno a lORO il rumore della città è un ruggito assordante di clacson e grida. Il bambino stringe le ginocchia al petto, gli occhi persi nel vuoto, esausto dopo la fuga CON SUO FRATELLO DI FIANCO CHE ASPETTANO IL TRENO PER TORNARE A CASA DALLA MADRE…
All’improvviso, il caos acustico della strada sembra dissolversi, come se entrasse in una bolla di silenzio.
Due ombre leggere si allungano davanti a LORO. Surojit E SHIVAS alzaNO lentamente lo sguardo.
L’inquadratura taglia i volti, mostrando solo le vesti: due tonache di cotone bianco grezzo, bordate da tre strisce azzurre inconfondibili. Le Missionarie della Carità. Una delle due suore si china lentamente verso di LORO. Non c’è violenza nel suo gesto. La sua mano, piccola e scura, si tende verso i bambinO, palmo verso l’alto. Un invito silenzioso.
SUORA
(In lingua bengalese, voce dolcissima)
VENITE, piccolI. La strada è finita. C’è un posto sicuro per VOI adesso.
Surojit bambino E IL FRATELLO, CONFUSI, fissaNO quella mano bianca e azzurra SENZA CAPIRE. Ha un secondo di esitazione, guarda la strada caotica alle sue spalle, poi, con un respiro profondo, allunga il braccio e appoggia la sua piccola mano in quella della suora. La presa si stringe, salda e protettiva.
La suora lI solleva. La telecamera si sposta di spalle mentre le due figure in bianco e azzurro camminano tenendo il bambino al centro, allontanandosi dal fango della stazione ed entrando verso l’imboccatura di un grande portone di legno scuro che si chiude alle loro spalle, sigillando il rumore del mondo esterno.
[FINE SCENA]
## 🎬 SCENA 56
(I Bambini di Nirmal Hriday e l’Incontro con il Velo)
AMBIENTE: Flashback, Interno/Esterno Orfanotrofio delle Missionarie della Carità (Calcutta) – Giorno (NOVEMBRE-Dicembre 1990)
CROMATISMO: Toni puliti, bianchi e azzurri all’interno dell’istituto; luce solare dorata e polverosa durante le uscite all’esterno
[INIZIO SCENA]
INTERNO CORTILE DELL’ORFANOTROFIO – GIORNO
Un grande cortile protetto da alte mura di pietra scura. Il pavimento di terra battuta è invaso dalle risate dei bambini.
Inquadratura stretta su Surojit bambino (5 anni) e suo fratello MAGGIORE Shivas (6 anni). Stanno correndo di spalle, inseguendo un pallone di pezza fatto in casa. Shivas calcia la palla ridendo, facendo da scudo fisico a Surojit come ha sempre fatto nelle loro fughe.
Passano la palla a un bambino slanciato e dagli occhi vispi: è Bicash, che stoppa il pallone con un colpo di tacco e lo lancia verso Ronjit, un ragazzino più piccolo che ride a crepapelle correndo a perdifiato. Sedute su un gradino all’ombra, le piccole gemelle Asa e Nisa applaudono a ritmo, identiche nei loro vestiti puliti forniti dalle suore, con i capelli neri legati in piccole trecce. Per qualche ora, la fame e la paura della strada sembrano non essere mai esistite.
ESTERNO STRADE DI CALCUTTA (USCITA DI GRUPPO) – POMERIGGIO
Un montaggio alternato ci porta all’esterno, durante una delle passeggiate organizzate dalle suore per i bambini dell’istituto. La fila dei piccoli cammina tenendosi per mano, ordinata, lungo un viale costeggiato da grandi alberi secolari. Surojit tiene Shivas per mano, mentre Bicash e Ronjit scherzano poco più avanti sotto lo sguardo vigile delle suore in bianco e azzurro
All’improvviso, la fila si arresta. Le suore si inchinano leggermente in segno di profondo rispetto.
Dall’ombra del viale avanza una figura minuta, curva, avvolta nello stesso sari bianco bordato d’azzurro . Cammina lentamente, con i piedi scalzi nei sandali logorati, ma emana una forza magnetica che catalizza l’intera strada. È Madre Teresa.
La Santa si ferma davanti alla fila dei bambini. Il suo volto è una mappa di rughe profonde, ma i suoi occhi sono limpidi, accoglienti. Si china verso il gruppo con una naturalezza disarmante. Surojit bambino la fissa, quasi ipnotizzato da quella figura di cui tutti parlano con devozione.
Madre Teresa allunga le sue mani — PICCOLE, nodose, segnate dalla fatica del servizio — e accarezza la testa di Shivas, poi sposta lo sguardo su Surojit. Gli prende le mani tra le sue, stringendole con una dolcezza immensa.
MADRE TERESA
(In lingua bengalese, un sussurro profondo)
Dio vi ha protetti lungo la strada, piccoli miei. Ora siete a casa. Non abbiate più paura del domani.
Surojit avverte il calore di quella stretta. Guarda Shivas, poi Bicash, Ronjit e le gemelle Asa e Nisa che si stringono attorno alla Madre. La telecamera si alza verso il cielo dorato di Calcutta, mentre il canto dei bambini dell’orfanotrofio inizia a risuonare in sottofondo, coprendo i clacson della città.
[FINE SCENA]
## 🎬 SCENA 57
(Il Sangue dell’India e la Nebbia Veneta)
AMBIENTE: Flashback, Interno Ospedale/Stanza da letto in Veneto – Giorno/Notte (Inizio 1991)
CROMATISMO: Toni freddi, asettici, dominati dal bianco clinico e dall’azzurro pallido della nebbia invernale veneta fuori dalle finestre.
[INIZIO SCENA]
INTERNO STANZA DA LETTO (VENETO) – NOTTE (INIZIO 1991)
Fuori dalla finestra c’è una nebbia fitta, gelida, tipica dell’inverno veneto.
Inquadratura stretta su Surojit bambino (6 anni) a letto. Ha i capelli bagnati di sudore, le labbra spaccate e trema violentemente sotto tre strati di coperte pesanti. Ha la febbre altissima, gli occhi persi nel vuoto del delirio.
I suoi genitori adottivi sono chinati su di lui. La madre gli accarezza la fronte con una pezza bagnata, il volto rigato dall’angoscia. Il padre stringe i pugni, impotente davanti a quel male misterioso.
MONTAGGIO ALTERNATO – I VARI OSPEDALI
Un montaggio rapido e frammentato mostra il calvario burocratico e medico. SUROJIT ENTRA ED DA DIVERSI OSPEDALI SENZA TROVARE UNA CURA.
Surojit in sedia a rotelle spinta lungo i corridoi asettici di un ospedale veneto. Medici in camice bianco che scuotono la testa davanti alle cartelle cliniche, confusi da quella febbre ciclica che devasta il corpo del bambino. Siringhe, prelievi di sangue, la luce neon dei laboratori. Nessuno capisce. I termometri italiani non sono abituati alla foresta rurale.
INTERNO REPARTO MALATTIE INFETTIVE ESOTICHE DI NAPOLI – GIORNO
Un medico anziano, con gli occhiali sul naso, entra di spalle nella stanza d’ospedale dove Surojit è attaccato a una flebo, ormai debolissimo. I genitori adottivi scattano in piedi.
MEDICO
(Voce grave, guardando i genitori)
Abbiamo i risultati del microscopio a goccia spessa. Non è un’influenza, e non è una reazione al trauma del viaggio. È Malaria. Plasmodium falciparum. È rimasta latente nel suo sangue, manifestandosi in forte ritardo a causa dello shock termico.
La madre adottiva si copre la bocca con le mani, trattenendo un singhiozzo. Il padre abbraccia la moglie, tenendo gli occhi fissi sul bambino.
MEDICO (CONT.)
(Fissando Surojit, tono serio)
Se questo bambino fosse rimasto in quel villaggio o in quella stazione in India per altre due settimane, senza questi farmaci mirati… oggi non sarebbe qui a lottare. È un miracolo che sia vivo.
Surojit bambino, dal lettino d’ospedale, gira lentamente la testa verso la finestra. Oltre il vetro non vede la nebbia veneta, ma per un secondo i suoi occhi allucinati vedono il riflesso dorato delle risate con Bicash e Ronjit nel cortile di Calcutta . Il passato lo ha quasi ucciso, ma la sua nuova terra lo sta strappando alla morte.
[FINE SCENA]
## 🎬 SCENA 58
(Il Volo del Destino e il Lieto Fine Aperto)
AMBIENTE:
* Presente (2030): Interno, Studio di Montaggio a Mussolente.
* Flashback (Gennaio 1991): Interno Orfanotrofio / Interno Aereo / Esterno Aeroporto in Italia.
CROMATISMO: Passaggio drastico dai toni caldi, dorati e iper-saturi dell’India rurale ai toni freddi, azzurri, avvolti dalla nebbia invernale del Veneto.
[INIZIO SCENA]
INTERNO STUDIO DI MONTAGGIO (VENETO) – NOTTE 2030
Inquadratura di spalle. Surojit indossa la giacca Adidas. Davanti ai display Apple professionali, apre delicatamente una scatola di legno. Con la mano destra estrae due documenti originali logorati: le foto tessera in bianco e nero del passaporto indiano del 1991.
La telecamera stringe in macro sulle foto reali: i volti di Surojit (5 anni) e suo fratello Shivas (6 anni), gli occhi grandi, seri, fissi verso l’obiettivo.
S.U.V.A.S. (V.O. – Audio Osseo)
(Tono profondo, pulito, solenne)
Sincronizzazione finale del RealRadar completata, Comandante. I vettori aerei del gennaio 1991 sono allineati. Questo è l’ultimo transito orbitale. Caricamento sequenza di decollo…
EFFETTO SOUND REVERSE (RUMORE DI UN COMPRESSORE FLUIDO):
INTERNO CORTILE ORFANOTROFIO (CALCUTTA) – GENNAIO 1991 – MATTINA
Luce solare radente. Surojit bambino e Shivas tengono in mano due piccolI ZAINI. Accanto a loro c’è Bicash, il loro compagno di giochi, vestito a nuovo anche lui, pronto a condividere lo stesso destino e lo stesso volo.
STACCO NETTO:
INTERNO AEREO TRANSOCEANICO – NOTTE
Il rombo profondo dei motori a reazione riempie l’inquadratura. È un mondo di metallo mai visto. Surojit bambino è seduto al finestrino, Shivas è accanto a lui e Bicash subito dopo. Il piccolo Surojit fissa immobile, quasi ipnotizzato, il piccolo schermo televisivo incastrato nel sedile davanti a lui.
La telecamera stringe sui suoi occhi riflessi nel monitor: per la prima volta nella sua vita, non deve spiare un film di nascosto, al buio, da un angolo della strada polverosa. Può guardarlo dritto in faccia. Sbarra gli occhi, mentre l’aereo taglia le nuvole sopra l’oceano.
ESTERNO AEROPORTO (ITALIA) – GIORNO
La portiera dell’aeroporto si spalanca. L’impatto climatico è brutale. L’aria è gelida, il cielo è bianco e coperto dalla nebbia invernale veneta. Surojit, Shivas e Bicash escono avvolti in cappotti pesantissimi STILE ANNI 90, goffi nei loro nuovi vestiti invernali.
Inquadratura di spalle dei bambini che avanzano nella sala degli arrivi. Ad attenderli, oltre la transenna, ci sono i nuovi genitori adottivi e alcuni nonni, con le braccia spalancate e gli occhi lucidi di pianto e gioia.
L’INQUADRATURA SI BLUTTA E DIVENTA UNA FOTO REALE:
Sullo schermo del cinema compare, fissa e nitida, la vera fotografia storica di quel giorno del 1991: l’arrivo in aeroporto, i cappotti pesanti, i volti dei bambini e l’abbraccio della nuova famiglia italiana.
INTERNO STUDIO DI MONTAGGIO (VENETO) – PRESENTE
Si torna nel presente di spalle. Surojit appoggia la foto reale sul tavolo Apple, accanto alla scocca ovale di S.U.V.A.S. che pulsa lentamente di luce azzurra.
REGISTA (V.O.)
(Voce ferma, profonda, riflessiva)
Se non fossi salito su quel grande tubo d’acciaio… se le suore non CI avessero PRESI… a quest’ora sarei morto di malaria latente in qualche ospedale di fortuna ASSIEME A MIO FRATELLO o mi sarei perso per la millesima volta nelle strade di Calcutta. Questo è il mio strano lieto fine: un miracolo burocratico e biologico che mi ha regalato una nuova VITA.
Surojit si volta lentamente di spalle sulla sedia da regia. La telecamera ruota finalmente di 180 gradi per la prima volta (agganciandosi alla scena FINAL) svelando il suo volto e i suoi occhi lucidi dietro gli occhiali scuri. Schiaccia un tasto sulla tastiera Apple.
Il monitor diventa nero, lasciando pulsare solo una stringa di sicurezza azzurra:
qqqq
[FINE SCENA]
## 🎬 SCENA 59
LIVELLO VISIVO: (appello di surojit)
AMBIENTAZIONE: riparte dalle scena uno (PRESENTE – 2030)
## 🎬 SCENA “FINAL” L’ULTIMA (La Rivelazione del Volto e il Messaggio a Suvas)
AMBIENTE: Presente (2026), Interno – Sala Regia dello Studio d’Arte (Mussolente).
CROMATISMO: Penombra azzurra profonda dei monitor Apple; un raggio di luce bianca taglia trasversalmente la poltrona da regia.
[INIZIO SCENA DALLA SCENA PRECEDENTE]
L’oscurità all’interno della sala regia è quasi totale. Sullo sfondo, i plastici tridimensionali dei 4 villaggi indiani brillano sotto i LED azzurri del RealRadar.
La telecamera, che per l’intero film ha seguito il Regista esclusivamente di spalle, inizia a muoversi. Con un movimento fluido e lento a 180 gradi, l’obiettivo ruota intorno alla poltrona, portandosi finalmente di fronte a Surojit.
Lui indossa ancora la giacca Adidas . Sul bracciale tattico, la scocca ovale di S.U.V.A.S. pulsa a ritmo regolare, come un cuore meccanico.
Surojit rimane immobile per qualche secondo, fissando dritto dentro l’obiettivo della macchina da presa. Poi, con un gesto calmo e deliberato, allunga la mano destra e si sfila gli occhiali da sole scuri (le Smart Lenses), appoggiandoli sul tavolo Apple .
Per la prima volta in tutto il film, lo spettatore vede i suoi occhi: sono lucidi, carichi del peso di trentacinque anni di fango, treni, ospedali e ricerche, ma attraversati da una determinazione incrollabile.
Si china leggermente in avanti verso l’obiettivo. La sua voce è un sussurro fermo, profondo, che buca lo schermo.
REGISTA
(Fissando la telecamera, con gli occhi lucidi)
Noi non ci siamo mai dimenticati di te… TI STIAMO CERCANDO Suvas.
Un secondo di silenzio assoluto. Surojit schiaccia il tasto della tastiera Apple.
STACCO NETTO A NERO.
Al centro del monitor nero, una stringa di sicurezza azzurra lampeggia per tre volte prima di svanire, lasciando spazio ai titoli di coda:
qqqq
## Titoli di coda
[FINE SCENA]
## 🎬 SCENA 60
## 🎬 CODA ACUSTICA POST-REGIA (La Battuta Finale di S.U.V.A.S. 1.0)
AMBIENTE: Schermo totalmente NERO (Immediatamente prima dei titoli di coda).
AUDIO: Silenzio assoluto per due secondi dopo lo stacco a nero della Scena “FINAL”. poi, si attiva il canale audio surround a conduzione ossea, nitido e cristallino.
[INIZIO AUDIO]
Si sente il rumore metallico e sordo di una sedia da regia che si sposta, seguito da passi che si allontanano. Il Regista ha lasciato la stanza.
All’improvviso, si attiva il microfono della scocca ovale bimetallica rimasta sul tavolo Apple. La voce di SUVAS 1.0 attore risuona con il suo inconfondibile tono sofisticato, cinico e brillantemente sarcastico alla Stewie Griffin.
S.U.V.A.S.
(Tono rilassato, quasi sbadigliando in modo digitale)
Sigh… Finalmente se n’è andato. Cominciavo a soffocare sotto quella giacca Adidas pesante.
(Breve pausa; si sente il rumore digitale di un cursore che smanetta sui server)
Bene, cari umani rimasti in sala… il grande dramma d’élite è finito. VI RINGRAZIO PER AVER VISTO IL FIL. RINGRAZIAMO LO STAF E SOPPRATTUTTO GLI SPONSOR. SERNZA DI LORO NON SE MAGNA HAHA
ORA Potete asciugarvi le lacrime e rimettere gli occhiali da sole nel taschino.
(Tono complice, abbassando la voce come per un segreto)
Surojit, se stai ascoltando questo file dai satelliti… ricordati che mi devi ancora un corpo antropomorfo vero per andare a giocare a golf sul green di ASOLO. E vedete di comprare i popcorn all’uscita, altrimenti gli avvocati della Disney ci pignorano ANCHE LE MUTANDE.
(Si sente un clic metallico, seguito da una risatina sorniona e soffocata alla Stewie)
Forza con quei caratteri bianchi, assistente. Spegni le luci. E MI RACCOMANDO, TENETEVI AGGIORNATO SUDUENDO I NOSTRI SOLCIAL E IL SITO UFFIALE DEL FILM… CON TUTTE LE INFORMAZIONI DEI VILLAGGI E I PERSONAGGI DEL FILM. CHISSA’ CHE NON AIUTIAMO IL MIO AMICO SUROJIT A RIABBRACCIARE SUO FRATELLO.
RUMORE DI UN IMPULSO ACUSTICO AZZURRO (BEEP).
Ciao!
[FINE AUDIO]
## Titoli di coda
